XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2582




        Onorevoli Colleghi! - Negli ultimi anni è stato completamente riformato il sistema di elezione per le amministrazioni comunali. Da ultimo il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, ha ampiamente modificato la disciplina previgente senza, tuttavia, introdurre il requisito della residenza per i candidati al consiglio comunale. Non intendiamo che tutti i candidati alla carica di consigliere comunale debbano essere residenti nel comune in cui si candidano. Siamo però convinti che la grande maggioranza dei candidati, per essere eletti come consiglieri comunali, debbano essere registrati all'anagrafe del comune in cui si presentano. Tale obbligo, peraltro, esiste già per i sottoscrittori di una lista di candidati, che devono essere residenti nel comune. A prova della residenza nel comune dei sottoscrittori la lista, vi è l'obbligo di allegare per ciascun sottoscrittore il certificato elettorale. Il testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 570 del 1960, per quanto riguarda i candidati, prevede, invece, solo che debbano essere residenti in un qualsiasi comune della Repubblica.
        Ci si è trovati così ad assistere a sottoscrittori che non sapevano nemmeno chi fossero i candidati o ad elettori che tentavano impropri e improvvidi "apparentamenti" e creavano gradi di parentela di candidati provenienti "da fuori" con i residenti del luogo. Altri usano candidati che hanno nomi simili a politici o personaggi più noti al solo scopo di attirare, con l'inganno, il voto dell'elettore più ingenuo. Tutto ciò avviene perché i partiti, che segnano sempre più il passo della società civile, intendono essere presenti ad ogni costo a tutte le tornate elettorali. E' chiaro che il cittadino più avveduto non si fa trarre in inganno da simili operazioni. Ma il solo fatto che la legge lo consenta, contribuisce a creare un ulteriore distacco tra cittadini e politica.
        Segnale evidente di tale fenomeno è la continua crescita del "partito dell'astensionismo", che non conosce distinzioni di anagrafe. L'amministrazione comunale è quanto di più vicino il cittadino possa avere: ad essa ognuno affida i propri ideali e le proprie speranze di cambiamento. Non possiamo consentire che, con tranelli o imbrogli nelle candidature consentiti dalla legge elettorale, il cittadino sia costretto a trarre della politica una immagine negativa. E' anche vero che ci si può trovare di fronte a casi in cui i cittadini non residenti possono essere conosciuti perché svolgono la propria attività lavorativa o hanno i propri interessi in un determinato comune. Non ci sembra giusto quindi introdurre un obbligo tout court, ma una percentuale (tre quarti ovvero 75 per cento) di candidati residenti nel luogo. Ecco perché con la presente proposta di legge proponiamo di inserire una norma che preveda che almeno i tre quarti dei candidati al consiglio comunale debbano essere residenti nel comune in cui si candidano.




Frontespizio Testo articoli