XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2581




        Onorevoli Colleghi! - Attualmente in Italia sono operanti quattro case da gioco, meglio conosciute come "casinò": Sanremo, Campione d'Italia, Venezia e Saint Vincent. Questi casinò sono stati istituiti in periodi che vanno tra il 1927 e il 1946; dopo di allora in Italia non è stata consentita l'apertura di alcuna casa da gioco. In Europa le case da gioco legali sono complessivamente 702, oltre i due terzi delle quali sono localizzate nella parte occidentale del continente. Nella sola Francia sono aperti 137 casinò. Altri Paesi, come appunto la Francia, ma anche la Gran Bretagna, l'Austria e la Spagna, si sono dotati da tempo di una legislazione che prevede la possibilità di aprire case da gioco, seppur con rigide regole di controllo. Risulta chiaro quindi che si debba arrivare ad una generale revisione delle norme che vietano l'apertura delle case da gioco e ad una disciplina organica della materia. Questo per consentire a quei cittadini che comunque non intendano rinunciare al gioco d'azzardo di poterlo fare in luoghi sicuri dove il controllo e gli accertamenti sono garantiti. Va oltretutto considerata la enorme potenzialità turistica di alcune zone, come ad esempio l'area trevigiana di Vittorio Veneto e del suo circondario, già sede di luoghi per cure termali, che con l'apertura di una casa da gioco vedrebbe rifiorire enormemente il settore turistico della vallata e dell'intera Marca. In una zona che, oltretutto, trovandosi a meno di un'ora dal confine di Stato e quindi vicina ai numerosi casinò sloveni (n. 9), cechi (n. 40) e croati (n. 27) vede migrare all'estero ingenti capitali nelle case da gioco di quei Paesi. Si ridurrebbe, inoltre, il fenomeno del gioco clandestino, quasi sempre controllato dalla criminalità organizzata. Se, infatti, lo Stato italiano ricava dal gioco circa 8 milioni di euro ogni anno, le stime che si fanno per il gioco clandestino (bische, totonero e altro) sono pari al doppio delle cifre incassate ufficialmente. Non è, del resto, paventando il rischio di riciclaggio che si sconfigge la circolazione di denaro sporco. Si resta convinti, anche per l'esperienza personalmente maturata in due legislature passate nella Commissione antimafia, che il crimine va colpito nel momento della sua attuazione. Se anche, per ipotesi, fossimo bravissimi a bloccare in Italia tutti i fiumi e anche ogni piccolo rivolo del riciclaggio, ma non riuscissimo a fermare il crimine vero, avremmo soltanto una potente criminalità che sarebbe costretta a riciclare all'estero. Al danno, si aggiungerebbe la beffa! Con l'apertura di un nuovo casinò a Vittorio Veneto si contribuirebbe altresì alla formazione di nuova occupazione (attualmente vi sono oltre 2.500 persone impiegate nei quattro casinò italiani), senza necessità di grandi investimenti in strutture produttive ma, anzi, riutilizzando strutture che un tempo furono fastose e che ora sembrano abbandonate e destinate a diventare fatiscenti. Si avrebbe, inoltre, come si prevede nella proposta di legge, una ulteriore e importante fonte per nuove risorse per il comune di Vittorio Veneto, per l'intera provincia di Treviso e per la regione Veneto, soprattutto al fine della tutela ambientale e della conservazione e recupero del patrimonio artistico di questa regione.




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