XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2575
Onorevoli Colleghi! - Il testo che qui si propone
all'esame della Camera dei deputati riproduce la proposta di
legge di iniziativa popolare per l'istituzione del reddito
sociale minimo che, depositata presso la Corte di cassazione
nel corso del 1998, raccolse circa 63.000 firme di cittadini,
e fu pertanto depositata dal Comitato promotore presso la
Camera dei deputati, il 7 dicembre 1999.
Riteniamo istituzionalmente produttivo sottoporre
all'esame delle Camere una proposta di legge nata nella
società italiana, e rispondente ad esigenze vivamente
avvertite, affinché, nel confronto con altre iniziative
legislative parlamentari, possa maturare una soluzione
condivisa ad un tema ormai ineludibile.
Il Comitato promotore della proposta di legge di
iniziativa popolare era costituito dal CESTES, dalla rivista
"Proteo", dall'Unione popolare, dall'Associazione progetto
diritti, dal Centro sociale Intifada e da altre numerose
realtà sociali dell'associazionismo e del sindacalismo di
base, che dal 1997 ad oggi hanno costituito una rete nazionale
di mobilitazione, di iniziativa politico-culturale e di
confronto con le istituzioni. La proposta di legge nasce
dall'elaborazione del CESTES, diretto dal professor Luciano
Vasapollo.
Da circa venti anni è in atto un forte processo di
finanziarizzazione dell'economia; processi di globalizzazione
a connotati finanziari che perseguono la loro logica interna
tendente alla massimizzazione dei profitti complessivi,
attraverso incrementi di dividendi, interessi e capital
gain, a scapito della remunerazione del fattore lavoro,
dell'occupazione e delle condizioni di vita di tutti i
lavoratori, occupati e non. Il risultato più immediato è
l'aumento della disoccupazione che va assumendo sempre più
carattere strutturale, incrementando la schiera dei precari,
dei marginali, degli emarginati, della disoccupazione occulta,
i disoccupati non ufficiali, "precarizzando" in tale modo la
qualità generale della vita.
Si sottolinea che la previsione di un reddito sociale
minimo vuole contrapporsi a queste tendenze attraverso la
riqualificazione di tutti gli strumenti di protezione sociale
e l'aumento dei livelli delle pensioni sociali e minime,
unificando e rilanciando l'iniziativa dei nuovi soggetti del
lavoro, del non lavoro, del lavoro negato, dai disoccupati, ai
precari, ai pensionati, rafforzando nel contempo la capacità
contrattuale della forza lavoro occupata.
Si è in una fase di passaggio epocale nella trasformazione
delle modalità di sviluppo nel nostro Paese; una fase in cui
si stanno velocemente affacciando sulla scena
economico-sociale nuove soggettualità, nuove povertà e quindi
nuove figure da riaggregare. E' quindi a partire dalle nuove
soggettualità del conflitto sociale che si può riorganizzare,
secondo il Comitato promotore, l'unità di interessi del mondo
del lavoro, la solidarietà e la forza che negli anni '60 e '70
la classe operaia si era data a partire dall'organizzazione in
fabbrica.
Si propone così una iniziativa politica (che va portata a
livello europeo) sulla salvaguardia e sulla rivendicazione di
distribuzione del reddito a tutti i lavoratori, occupati e
non, dell'intero spettante salario sociale prodotto,
tralasciando le richieste assistenziali e ultraliberiste
basate su rapporti e contrattualizzazioni individuali e sulle
forme di elargizione caritatevole di "soccorso agli esclusi".
La costruzione di un'Europa del lavoro e delle
socio-compatibilità solidali ha bisogno di ridistribuire
reddito e ricchezza attraverso un fisco che aumenti la massa
dei contribuenti, contraendo l'evasione e l'elusione fiscale e
contributiva, colpendo i capitali speculativi, i movimenti di
capitale all'estero, tassando quei tipi e modalità di
innovazione che provocano disoccupazione.
La proposta di legge prevede un importo del reddito
sociale minimo di 8 mila euro annui (non soggetti a
tassazione); i requisiti per l'accesso prevedono la regolare
residenza in Italia da almeno due anni, l'iscrizione agli
elenchi anagrafici previsti dall'articolo 4 del regolamento di
cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 442 del 2000
da almeno un anno, un reddito imponibile annuo percepito non
superiore a 5 mila euro, e l'appartenenza a un nucleo
familiare con reddito imponibile annuo non superiore a 25 mila
euro in caso di nuclei composti da due persone, a 30 mila per
nuclei di tre persone e, per ogni componente ulteriore,
l'aumento di 4 mila euro per ciascuno. L'importo indicato del
reddito sociale minimo va rivalutato annualmente in base agli
indici ISTAT; è prevista inoltre la riduzione del 50 per cento
dell'importo nell'ipotesi di svolgimento di attività
lavorative che produce un reddito inferiore all'ammontare del
reddito sociale minimo e la decadenza dal percepimento dello
stesso nell'ipotesi in cui si ottenga un lavoro a tempo pieno;
ciò permette di rivolgere tale istituto non solo ai
disoccupati ma anche a coloro che svolgono lavoro precario,
sottopagato o che hanno forme di sottoccupazione. Il periodo
di fruizione del reddito sociale minimo deve essere calcolato
ai fini pensionistici e prevede inoltre in favore di soggetti
titolari di tale reddito forme di reddito indiretto e
differito attraverso l'accesso gratuito ai servizi
fondamentali (trasporti urbani, servizio sanitario, studi,
eccetera) e il dimezzamento dei costi delle utenze relative
alle forniture di gas, luce, acqua, telefono e rifiuti, oltre
a un canone sociale per l'utilizzo degli alloggi di edilizia
residenziale pubblica.
Esiste, com'è ovvio, il problema dell'individuazione delle
risorse necessarie per le spese derivanti dall'attuazione
della presente proposta di legge, quantificate in circa 30
milioni di euro annui. Si propone di reperire tali risorse
esclusivamente attraverso varie forme di tassazione sui
capitali. Un terreno, infatti, praticabile, è quello di
applicare una efficace imposta patrimoniale, di colpire le
rendite finanziarie e i grandi patrimoni, di tassare realmente
e uniformemente i guadagni in conto capitale (capital
gain), di ridurre le agevolazioni e i trasferimenti alle
imprese. Si tratta di reperire, quindi, le risorse finanziarie
per l'istituzione del reddito sociale minimo non dalla
fiscalità generale, ma dalla tassazione dei capitali, anche
attraverso serie ed efficaci iniziative contro l'evasione e
l'elusione fiscali, da forme di tassazione del margine
operativo lordo realizzato dall'attività produttiva delle
imprese private e da modalità di tassazione della speculazione
finanziaria, anche in forma di una Tobin tax finalizzata
alle prestazioni sociali per la povertà, per la disoccupazione
nonché per creare nuovi posti di lavoro a pieno salario e
pieni diritti. Sono tutte indicazioni che andranno
naturalmente approfondite nel dibattito parlamentare.
La proposta di legge non mira ad inserire elementi di
"assistenzialismo", ma si muove nell'ambito delle diverse
battaglie per la piena e buona occupazione, a partire dalla
constatazione che la politica legislativa negli ultimi anni,
tendente alla flessibilizzazione e alla precarizzazione dei
rapporti di lavoro, non ha portato ad un incremento dei
livelli occupazionali, ed ha avuto anzi effetti negativi anche
sul piano distributivo per il mondo del lavoro.
Nel momento in cui si discute del futuro dell'Europa, la
proposta di legge costituisce anche un appello all'Europa
sociale del lavoro per rivendicare il diritto al reddito
sociale minimo per i disoccupati, gli inoccupati, i lavoratori
precari, sottoccupati e sottopagati; una battaglia civile
europea, in armonia con la previsione della Carta sociale
europea, fatta a Strasburgo il 3 maggio 1996, resa esecutiva
dalla legge n. 30 del 1999, per il lavoro, per la dignità di
ogni cittadino.
Auspichiamo che attraverso l'introduzione del reddito
sociale minimo si avvii una nuova stagione di riforme con al
centro il rafforzamento della protezione sociale complessiva,
gli incrementi occupazionali con lavori a tempo pieno, a pieno
salario, e diritti garantiti nonché la lotta alla
disoccupazione e alla povertà in generale.