XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2568
Onorevoli Colleghi! - L'evoluzione democratica della
nostra società e delle nostre istituzioni è stata così marcata
e forte che il Parlamento ha approvato un codice di procedura
penale adeguato ad una società matura che vuole portare la sua
sfida sul piano della lealtà processuale e della
professionalità. Il metodo inquisitorio, infatti, è
caratteristico dell'antico regime, mentre il metodo
accusatorio è proprio della nuova democrazia in quanto le
regole pubbliche e garantiste del processo sono la garanzia
della civiltà del Paese.
Il nuovo codice è stato concepito come garanzia di armonia
tra la libertà personale e le libertà dei cittadini che devono
entrambe garantire, appunto, la stabilità sociale. Questo
problema centrale della giustizia non può essere risolto con
aggiustamenti parziali o con piccoli interventi legislativi,
ma va affrontato con una strategia complessiva ed intervenendo
proprio sulle norme costituzionali.
L'architettura della nostra Carta fondamentale risponde
nel suo insieme ad una regola di equilibrio: ad ogni esercizio
di potere corrisponde una responsabilità controllata e
controllabile di un altro potere. Ogni istituzione, compreso
il Presidente della Repubblica, è responsabile e risponde,
naturalmente con particolari cautele e garanzie, del potere
che esercita. Ma questo principio, nei fatti, non vale per il
potere esercitato dalla magistratura.
Nella Costituzione vi è un timido contrappeso
istituzionale in un Consiglio superiore della magistratura
strutturalmente egemonizzato dai magistrati e che relega il
Ministro della giustizia ad un ruolo di semplice organizzatore
dei servizi giudiziari.
Se si rileggono gli atti dell'Assemblea costituente ci si
accorge che questa carenza di contrappesi fu rilevata da molti
padri costituenti, senza che, però, la cosa sortisse alcun
effetto pratico. In realtà la possibilità di un imminente
ricambio politico radicale consigliò ai due blocchi
(democratici cristiani e socialcomunisti) di soprassedere
dall'individuare ben precisi contrappesi al potere
giudiziario. Infatti, la dipendenza dell'ufficio del pubblico
ministero dall'esecutivo non poneva problemi ai partiti
democratici francesi o tedeschi (che realizzarono nello stesso
periodo la loro Costituzione) sicuri che l'alternanza di
governo non avrebbe inciso sul quadro democratico. Spaventava,
invece, De Gasperi ed Einaudi, come Togliatti e Nenni, per le
ritorsioni che i rispettivi schieramenti avrebbero potuto
subire in caso di soccombenza elettorale.
Il nodo vero non era quello della separazione o meno delle
carriere, ma della sottrazione completa del pubblico ministero
alle direttive del Guardasigilli. Questa scelta, tutto
sommato, è stata giusta e lungimirante. Si decise, pertanto,
di varare una norma costituzionale che non contemplava, ma non
escludeva neanche, la separazione delle carriere e fu detto
che del problema si sarebbe occupato il Parlamento con il varo
del nuovo ordinamento giudiziario e del nuovo codice di
procedura penale. Si stabilì l'indipendenza dei giudici e fu
delegato il legislatore ordinario a stabilire lo status
del pubblico ministero nell'ambito dell'ordinamento.
Le cose, sappiamo, andarono diversamente: il nuovo
ordinamento giudiziario non è stato mai approvato ed il codice
di procedura penale entrò in vigore quarantuno anni dopo.
Tutta l'evoluzione della giurisdizione e tutta la
casistica giudiziaria di questi anni dimostrano che quei
problemi non risolti dalla Costituente hanno determinato e
determinano un "corto circuito". Il tentativo, negli anni
passati, di mettere in piedi una Commissione bicamerale per la
riforma della parte seconda della Costituzione ha avuto
l'esito che è sotto gli occhi di tutti.
Con questa iniziativa si vuole assegnare al Parlamento e
con urgenza il compito di correggere le deviazioni e
restituire alla magistratura un ruolo limpido, indipendente e
responsabile, avendo la consapevolezza che la premessa di ogni
riforma è la legalità del processo e la cultura della
prova.
La magistratura perde un'occasione preziosa se si rifiuta
di approfondire questi temi che anticipano il futuro e che
riguardano il rapporto tra i nuovi diritti del cittadino e le
garanzie dell'ordinamento. La mancanza di chiarezza tra i
poteri dello Stato, anzi il contrasto e la lotta che esiste
tra questi poteri, fuori da ogni civile dialettica, minacciano
le fondamenta stesse della nostra democrazia e sono al tempo
stesso causa di profonda crisi istituzionale a livello
legislativo ed amministrativo.
Oggi la situazione è molto chiara. Ad una magistratura che
non esercita il suo corretto ruolo istituzionale ma pretende
di sostituirsi a tutto e a tutti si contrappongono un
Parlamento che cerca di uscire da una crisi di identità e dei
partiti rinati dalle ceneri di quelli dissolti di
"Tangentopoli".
Per queste ragioni, ci sembra ineludibile riorganizzare
l'ordine giudiziario nella sua struttura e nella sua funzione
e, pertanto, modificare il CSM. Occorre, innanzitutto,
modificare l'articolo 104 della Costituzione, correggendo la
sua equivoca formulazione che è stata per il passato, fonte di
errata interpretazione del pensiero dei Costituenti e, oggi,
di confusione di competenze e di poteri, estremamente dannosa
alla certezza democratica e costituzionale di cui i cittadini
hanno bisogno. La sovranità del Parlamento, la certezza del
diritto e delle stesse decisioni del giudice, che devono
essere spiegate ai cittadini, non possono essere svincolate da
un meccanismo di controllo. E' necessario mettere ordine in
questa materia ed avere il coraggio di modificare tutto quello
che è di ostacolo al raggiungimento di fini che sono propri
dello Stato.
E' vero che i costituenti volevano garantire
l'indipendenza del giudice da influenze esterne, ma la
equivoca formulazione della norma costituzionale ha
contribuito a favorire la formazione di un tipo di casta
chiusa, fuori dello Stato, con poteri che sono divenuti sempre
più incontrollabili, ma soprattutto anacronistici rispetto
all'evoluzione democratica del Paese. Oggi, a distanza di
tanti anni ed all'inizio del nuovo secolo, è necessario
cambiare; è necessario ed urgente completare il disegno
costituzionale di uno Stato moderno che superi la divisione in
categorie, in corpi separati e non comunicanti, divisioni che
alterano l'equilibrio democratico perché esasperano la storica
divisione dei poteri.
Il nuovo assetto che si propone è fondato sul corretto
rapporto tra i "poteri" dello Stato, tutti tendenti ad un
unico fine: la certezza democratica delle libertà del
cittadino e della società e, quindi, il raggiungimento del
bene comune e della pace sociale.