XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2503




        Onorevoli Colleghi! - Il Libro Bianco sulla sicurezza alimentare presentato nel gennaio 2001 dalla Commissione europea ha rappresentato, non solo per le istituzioni comunitarie ma anche per le autorità sanitarie dei quindici Paesi appartenenti all'Unione, un punto di riferimento in materia di legislazione a tutela degli interessi dei consumatori.
        La recente legislazione comunitaria, ispirata ai princìpi del Libro Bianco, si basa su alcuni capisaldi che possono favorire la riduzione del rischio sanitario per il consumatore:

            maggiore responsabilizzazione dei produttori, di coloro, cioè, che immettono in commercio o che somministrano gli alimenti;

            un controllo di filiera o integrato degli alimenti, che si estenda "dal campo alla tavola";

            adozione di decisioni da parte della autorità sanitaria competente basate sui princìpi della precauzione, della trasparenza, della validità scientifica e della massima tutela per il consumatore;

            separazione ed indipendenza degli organi che fanno la "valutazione del rischio" dal punto di vista scientifico rispetto a quelli che devono attuare la "gestione del rischio".

        A livello comunitario, con il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, è stata istituita l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e sono stati fissati i princìpi ed i requisiti generali della legislazione alimentare.
        L'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha il compito prioritario di offrire consulenza scientifica e tecnica per la normativa e le politiche della Comunità in tutti i campi che hanno incidenza diretta o indiretta sulla sicurezza degli alimenti; alla Commissione è riservata la parte relativa alla gestione del rischio sanitario, ivi compresa l'attività legislativa.
        Molti Paesi comunitari, a seguito delle emergenze derivanti dalla encefalopatia spongiforme bovina (BSE) e dalla diossina, hanno riorganizzato i loro sistemi di controllo sugli alimenti, prevedendo la creazione di agenzie indipendenti, alcune a carattere esclusivamente scientifico, per la "valutazione del rischio", come ad esempio l'Agenzia francese (AFSSA), altre deputate anche alla gestione del rischio (ad esempio Belgio, Regno Unito, Grecia e Portogallo).
        L'attuale situazione in Italia prevede che sulla sicurezza alimentare possano pronunciarsi, dal punto di vista scientifico: l'Istituto superiore di sanità, il Consiglio superiore di sanità e numerosissime commissioni insediate presso il Ministero della salute.
        In materia di gestione dei controlli sugli alimenti e su ciò che ha un riflesso diretto o indiretto sulla salute del consumatore, nella maggior parte dei casi questi afferiscono al Ministero della salute, al Servizio sanitario nazionale (SSN), al Ministero delle politiche agricole e forestali per quanto attiene la qualità dei prodotti e al Ministero delle attività produttive per l'etichettatura. A completare il quadro degli organi che possono intervenire in materia di controlli citiamo ancora: il Comando carabinieri per la sanità (NAS) ed il Comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, il Corpo della guardia di finanza, la Guardia forestale, gli ispettori del Ministero delle politiche agricole e forestali, eccetera. Il sistema dei controlli pertanto appare estremamente polverizzato con interventi non coordinati e spesso inefficaci, che comportano senz'altro un notevole dispendio di risorse economiche e di energie.
        Con il decentramento dell'attività amministrativa in materia sanitaria stiamo assistendo ad una diversa applicazione della normativa esistente in materia di sicurezza alimentare, il che comporta, di fatto, livelli di controllo non omogenei su tutto il territorio nazionale; i recenti controlli del NAS in tema di verifiche per la "mucca pazza" e per la lotta contro l'uso illecito di sostanze ormonali sono la testimonianza di una mancata azione preventiva a livello locale da parte degli organi del SSN.
        Anche le ispezioni condotte dall'Unione europea nei vari settori del comparto alimentare hanno descritto una situazione di disomogeneità, non solo tra regione e regione, ma anche all'interno delle stesse regioni. Queste difformità si ripercuotono anche sull'aspetto economico, intralciando gli scambi commerciali di prodotti alimentari; infatti, è ben noto che la presenza di una regione o di un'area geografica che in qualche modo non offra sufficienti garanzie sanitarie costituisce il punto debole non solo della regione stessa ma dell'intero Paese.
        Con la presente proposta, alla luce di quanto è avvenuto in ambito internazionale per offrire maggiori garanzie sanitarie ai consumatori, tenuto conto che è cambiata anche la filosofia dei controlli da parte delle autorità pubbliche <si veda ad esempio il già citato regolamento (CE) n. 178 del 2002>, si ritiene che debba essere riorganizzato l'intero sistema italiano in materia di sicurezza alimentare, con la creazione di due Agenzie, tra loro indipendenti, che svolgano la prima un'attività di tipo scientifico e la seconda un'attività di supporto all'attività legislativa di gestione e di controllo della sicurezza degli alimenti e di tutto ciò che ha dei riflessi con l'alimentazione.
        L'Agenzia scientifica ha il compito di fornire consulenza scientifica e assistenza scientifica e tecnica all'Agenzia di controllo, con la quale opera in stretta collaborazione, e rappresenta il punto di contatto a livello nazionale con l'Autorità europea per gli alimenti.
        L'Agenzia scientifica, inoltre ha il compito di raccogliere e analizzare i dati scientifici e tecnici che consentono la caratterizzazione e la sorveglianza dei rischi che hanno un'incidenza diretta o indiretta sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi, attraverso una rete tra le organizzazioni e le istituzioni di carattere tecnico scientifico che operano a livello internazionale e nazionale.
        L'Agenzia provvede, altresì, alla creazione di una rete nazionale, di cui fanno parte: l'Istituto superiore di sanità, l'Istituto nazionale per la nutrizione, le università, gli istituti zooprofilattici sperimentali, e tutti i laboratori ufficiali che si occupano di analisi degli alimenti, per la raccolta dei dati scientifici e tecnici.
        L'organico della Agenzia scientifica è estremamente ridotto, in quanto gli esperti dei vari gruppi sono esterni, appartenenti al mondo scientifico.
        L'Agenzia scientifica, in quanto punto di contatto con l'Autorità europea per la sicurezza alimentare è stata disegnata seguendo l'impostazione della istituzione comunitaria.
        L'Agenzia di controllo, in quanto autorità nazionale competente per la gestione ed il controllo della sicurezza alimentare, svolge attività consultiva e di segnalazione al Governo nelle materie di propria competenza anche ai fini della definizione, del recepimento e della attuazione della normativa nazionale e comunitaria.
        L'Agenzia di controllo svolge i compiti già assegnati al Ministero della salute ed al SSN in materia di sicurezza alimentare ed è strutturata su tre livelli: centrale, regionale e territoriale. A livello territoriale operano gli uffici deputati al controllo sia dei prodotti importati, sia delle produzioni nazionali, che avrebbero competenza in materia di sorveglianza della produzione fino alla distribuzione.
        Al SSN rimangono tutti gli altri compiti che non hanno attinenza con la sicurezza alimentare.
        Anche in questo caso si avrebbe una migliore utilizzazione delle risorse umane e finanziarie con indubbi vantaggi in materia di sicurezza ed un maggior controllo ed una maggiore trasparenza degli investimenti e della spesa pubblica.




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