XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2443
Onorevoli Colleghi! - Nella scorsa legislatura, con il
decreto legislativo n. 507 del 1999, è stata approvata
un'ampia depenalizzazione dei reati minori e sono state
abrogate norme del codice penale del 1930 ormai
anacronistiche.
Nell'iter parlamentare della proposta di legge
delega però, alcune norme che puniscono condotte che rientrano
nella libertà di opinione e di espressione del pensiero, di
cui pure era stata proposta l'abrogazione, non sono state
eliminate dal codice.
Nel vigente sistema penale sono ancora presenti, e spesso
puniti con pene particolarmente gravi, reati introdotti nel
periodo fascista, finalizzati chiaramente alla repressione di
chi si opponeva allo stato dittatoriale e che mal si
conciliano con le norme costituzionali, e in particolare con
l'articolo 21 della Costituzione.
Ciò evidenzia una vistosa contraddizione del nostro
ordinamento giuridico: da un lato si riconosce e tutela a
livello costituzionale, la libertà di pensiero, di opinione,
di espressione e di manifestazione; dall'altro sopravvivono,
nel codice penale, reati caratterizzati solo dall'esercizio di
tali diritti. Si tratta, evidentemente, del retaggio di un
sistema normativo teso a limitare nel modo più drastico ogni
espressione di dissenso, specialmente di carattere politico;
tali norme, del resto, si sono sempre prestate ad una funzione
di controllo ideologico, in sostanziale violazione dei
princìpi base di un ordinamento democratico.
Gli orientamenti della giurisprudenza in parte hanno
attenuato tale contraddizione, disapplicando o interpretando
in chiave restrittiva quegli articoli del codice penale che
sono il residuo di una concezione autoritaria dello Stato: ma
è giunto il momento di arrivare ad una loro abrogazione, onde
evitare che nel confronto politico, anche aspro, possa, o
debba, intervenire il giudice penale.
Non si può non rilevare, inoltre, che - malgrado l'ampia
depenalizzazione approvata con larghissimo consenso nella
scorsa legislatura - permangono, nel codice penale, reati che
non creano allarme sociale e in relazione ai quali è ben più
efficace una sanzione amministrativa: la depenalizzazione di
tali reati andrebbe nel senso da tutti, almeno a parole,
auspicato, di demandare alla magistratura solo le condotte che
creano effettivi e concreti danni alla collettività o ai
singoli.
Con la presente proposta di legge si vuole, dunque, da un
lato, completare il lavoro già avviato nella scorsa
legislatura, abrogando quelle norme che individuano reati che,
sia pure nell'attenuata applicazione che ne fa la
giurisprudenza, non hanno nessuna ragione di sopravvivere nel
nostro ordinamento; e dall'altro proseguire nell'opera di
depenalizzazione che - giova ricordarlo - non significa
affatto impunità ed anzi, spesso, evita proprio l'impunità,
senza però ricorrere alla sanzione penale.
Certo, se già fosse in fase avanzata la riforma del codice
penale e se, come dai proponenti più volte auspicato, anche
con la presentazione di altre proposte di legge, fossero state
approvate norme quali "la riserva di codice" e, più in
generale, quelle modifiche tese a creare nel nostro sistema il
cosiddetto "diritto penale minimo", tale proposta di legge
sarebbe certamente già superata. Ma, in questo contesto
politico, e di fronte ai ritardi e alle carenze governative, i
proponenti ritengono opportuno presentare al Parlamento la
presente proposta di abrogazione di alcuni reati e di
depenalizzazione di altri, con l'auspicio che questo lavoro
possa essere la base di una discussione più ampia che porti a
una modifica complessiva del nostro sistema penale, con
l'unificazione nel codice penale di tutte le fattispecie
penalmente rilevanti; con l'introduzione di pene principali
diverse dalla detenzione e dalla pena pecuniaria; con la
depenalizzazione di tutti quei reati minori che non hanno
necessità di quelle indagini per le quali è necessario
l'intervento dell'autorità giudiziaria. Nell'ottica, come
detto, di un diritto penale "minimo" e "mite" e, soprattutto,
del rafforzamento di quelle misure che possono determinare una
maggiore prevenzione dei reati e quindi una maggiore tutela
della collettività.