XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2409
Onorevoli Colleghi! - L'immigrazione è un fenomeno di
crescenti proporzioni che - in tema di diritti e di doveri -
richiede risposte urgenti, ispirate ai princìpi di solidarietà
e di convivenza civile.
Gli stranieri non devono e non possono essere considerati
una minaccia per l'ordine pubblico e per l'occupazione, ma una
straordinaria risorsa per il progresso civile, culturale ed
economico della nostra società. Il riconoscimento della
ricchezza, certo non solo economica, che dà al nostro Paese la
presenza di donne e uomini provenienti da altri Stati, e che
risiedono regolarmente in Italia, non può essere disgiunta dal
riconoscimento dei diritti giuridici, civili e politici, che
rappresentano la precondizione per rendere effettiva la
partecipazione dei migranti nella società di accoglienza. E'
urgente, dunque, la necessità di definire e rafforzare
politiche di cittadinanza nei confronti di chi vive, risiede,
studia, lavora nel nostro Paese.
Al termine dei suo mandato triennale, la Commissione per
l'integrazione degli immigrati ha evidenziato, in un documento
presentato al Governo, che le politiche di integrazione in
Italia sono all'avanguardia in alcuni settori e in
retroguardia in altri.
Il testo unico delle disposizioni concernenti la
disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello
straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
286, prevede una serie di norme tese a favorire l'inserimento
degli stranieri extracomunitari regolarmente presenti in
Italia, anche con misure atte a garantire alcuni diritti
fondamentali della persona.
Gli immigrati regolari godono di diritti fondamentali in
materia di tutela della maternità e dell'infanzia, di lavoro
(anche autonomo), di accesso alle libere professioni e ai
diritti previdenziali, in condizioni di parità con i cittadini
italiani.
In altre materie, che riguardano fondamentali diritti
individuali, il nostro Paese, invece, è tuttora ancorato a
concezioni ormai anacronistiche, che non hanno giustificazione
rispetto ai principi base di una moderna democrazia.
Una delle gravi lacune - rispetto all'auspicato processo
di integrazione nel nostro sistema politico e sociale -
consiste nel mancato riconoscimento agli stranieri, che
risiedono regolarmente e stabilmente nel territorio nazionale,
dell'elettorato attivo e passivo nelle consultazioni
elettorali e referendarie a carattere locale.
L'Italia, infatti, non si è adeguata alla linea di
tendenza europea rispetto al diritto di voto, e quindi, alla
partecipazione dello sviluppo democratico, non solo nelle
consultazioni elettorali nazionali, ma neppure in quelle
locali (già previsto, ad esempio, in Spagna e in Belgio).
La presente proposta di legge, che modifica l'articolo 2
del testo unico di cui al citato decreto legislativo n. 286
del 1998, è tesa ad estendere il diritto di voto attivo e
passivo nelle consultazioni amministrative, e nelle altre
elezioni locali, agli stranieri che risiedono stabilmente e
regolarmente in Italia da almeno cinque anni (come peraltro
previsto inizialmente dall'articolo 38, poi espunto nel corso
dei lavori parlamentari, del disegno di legge governativo
divenuto la legge n. 40 del 1998), ed è complementare alla
proposta di legge costituzionale di modifica agli articoli 48
e 51 della Costituzione in materia di riconoscimento allo
straniero dell'elettorato attivo e passivo (atto Camera n.
2374), già presentata dai proponenti al fine di sancire a
livello costituzionale tale diritto.
Un'ultima, ma significativa, considerazione:
l'interpretazione corrente della nostra Carta costituzionale,
sancita anche dalla giurisprudenza, estende i diritti
fondamentali a "tutti" e non solo ai "cittadini". Nello stesso
senso vanno numerose convenzioni internazionali ratificate
dall'Italia, tra cui, in particolare - per quanto riguarda i
cittadini dell'Unione europea - il Trattato di Maastricht che
sancisce il passaggio da una situazione di "tolleranza" ad
un'altra caratterizzata da diritti garantiti a tutti, senza
discriminazioni.