XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2380
Onorevoli Colleghi! - La vicenda dell'uranio impoverito
è recentemente tornata di grande attualità per effetto delle
notizie difffuse dai media locali e nazionali, secondo le
quali un elevato numero di militari che hanno prestato
servizio presso il poligono di tiro interforze del Salto di
Quirra, si sarebbero ammalati di cancro durante o subito dopo
lo svolgimento del medesimo servizio.
Ma la circostanza pare ancora più tingersi di colori
oscuri a seguito della denuncia fatta dal medico di base di
Villaputzu (Cagliari), secondo il quale nella piccola frazione
del paese posta a ridosso del poligono di tiro sarebbe stato
riscontrato - negli ultimi anni - un abnorme aumento dei casi
di linfoma di Hodgkin e di leucemia linfatica acuta, che
avrebbe interessato circa il 10 per cento della popolazione
residente.
E' destinata, inoltre, a creare ulteriori motivi di
allarme nella popolazione, la considerazione che ancora oggi
all'interno dei territori sottoposti a servitù militare ed
utilizzati come poligono di tiro è consentito il pascolo
semi-brado di pecore, capre e vacche che - laddove fosse
riscontrato l'utilizzo esercitativo di proiettili contenenti
uranio impoverito - attraverso i prodotti derivati (carne,
latte, formaggi, eccetera) potrebbero inserire all'interno del
circuito alimentare umano vivande contaminate; senza dire,
naturalmente, del grave rischio cui vanno o potrebbero andare
incontro i pastori che in tali territori trascorrono, giorno e
notte, interi mesi assolutamente ignari - perché da alcuno
messi al corrente - dei pericoli cui potrebbero andare
incontro.
A rendere, se possibile, ancora più drammatica la
situazione contribuirebbero anche fatti abbastanza singolari
come quelli recentemente denunciati da un giornale quotidiano
sardo, secondo il quale fino a qualche giorno fa sarebbe stato
possibile vedere, all'interno del poligono di tiro del salto
di Quirra, cartelli con l'indicazione di pericolo,
rappresentato da "residui radioattivi sparsi sul terreno".
Cartelli, improvvisamente rimossi e sostituiti con altri,
indicanti un pericolo di tipo generico. Le autorità militari,
per la verità, ed anche autorevoli membri del Governo hanno
sempre decisamente smentito l'utilizzo nell'area di armi
all'uranio impoverito. Ma le circostanze denunciate dai
sanitari locali rendono poco credibili tali dichiarazioni e
rendono non più procrastinabile l'effettuazione di
un'inchiesta che non può che essere parlamentare, a garanzia
dell'imparzialità delle informazioni. L'opinione pubblica,
gravemente preoccupata, chiede che sia fatta chiarezza in modo
serio e definitivo.
D'altronde non si tratta di una problematica
esclusivamente circoscritta al poligono di tiro del Salto di
Quirra, ma già denunciata per altri poligoni di tiro ubicati
nel territorio nazionale e, in particolare, dal nostro
personale militare e civile impegnato nei Balcani. In
generale, la problematica ha interessato anche la più lontana
guerra del Golfo: quelli furono i soldati che, per primi,
ritornarono a casa gravemente ammalati. Dal Golfo ai Balcani,
al poligono di tiro del Salto di Quirra, i casi di leucemia e
di altre malattie e malformazioni congenite, imputabili
all'utilizzo bellico o addestrativo di Depleted Uranium
(DU), sono paurosamente aumentati.
Qualcuno sostiene che anche le Forze armate straniere,
presenti nei poligoni di tiro italiani della NATO, abbiano
usato proiettili al DU, senza darne notizia alle nostre
autorità militari. Ed il numero dei militari preoccupati per
la propria vita aumenta a dismisura.
Ogni certezza è ancora lontana. Ma le associazioni, i
comitati, nonché voci isolate chiedono (e, ormai, implorano)
giustizia e verità ad alta voce. Il Governo italiano, è noto,
con decreto del Ministro della difesa 22 dicembre 2000 istituì
una commissione di indagine sull'incidenza delle neoplasie
maligne tra i militari impiegati in Bosnia e in Kossovo e
sulla loro eventuale correlazione con il munizionamento
all'uranio utilizzato in quelle aree.
Le conclusioni (peraltro definite provvisorie), ed i
metodi utilizzati sono stati pesantemente criticati da non
piccola parte del mondo accademico nazionale ed
internazionale. Siegwart-Horst Gunther ha accertato un aumento
pari al quintuplo, rispetto a quanto accadeva prima della
guerra, dei casi di leucemia infantile in Iraq.
Secondo l'Associazione dei veterani della guerra del
Golfo, che riunisce gran parte dei militari che vi avevano
partecipato, i figli generati dopo la guerra da due terzi di
un campione significativo dei veterani dello Stato del
Mississippi, presenterebbero malformazioni simili a quelle
riscontrate in Iraq.
La stessa "seconda relazione Mandelli", peraltro, propone
la correzione di grossolani errori di calcolo, con il
conseguente riconoscimento "di un eccesso statisticamente
significativo di linfomi di Hodgkin", cosa che costituisce la
conferma di una percentuale anomala di leucemie linfatiche
acute e che impone chiarezza sull'abnorme incidenza di tali
patologie sugli uomini delle nostre Forze armate.
A questo punto le questioni che si impongono con l'urgenza
di una risposta non più procrastinabile sono le seguenti:
l'accertamento sull'utilizzo di armi al DU da parte delle
nostre Forze armate nel corso di operazioni all'estero, in
particolare nei Balcani, o - comunque - all'interno di
strutture militari italiane; l'accertamento dell'utilizzo di
munizioni al DU all'interno di strutture addestrative
nazionali da parte di Forze armate di Paesi alleati;
l'accertamento di un nesso causale tra il loro utilizzo e
l'insorgenza di patologie tumorali tra i componenti le nostre
Forze armate e i cittadini residenti in prossimità delle
strutture addestrative in cui è stato fatto uso di DU;
l'accertamento dell'utilizzo di munizioni al DU nei territori
dei Balcani in cui hanno prestato o prestano servizio le
nostre Forze armate.
Per dare risposte a queste domande appare perciò urgente
l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta
che, grazie alla sua composizione rappresentativa di
opposizione e maggioranza e alla sua indipendenza dal
Ministero della difesa, compia un'accurata indagine che
riguardi non solo i militari che prestano (o hanno prestato)
servizio nei poligoni di tiro italiani o nella Forza
multinazionale di pace impegnata nei Balcani, ma anche la
popolazione residente nei pressi dei poligoni di tiro che
varie regioni d'Italia mettono a disposizione delle
esercitazioni nazionali, degli USA e della NATO.