XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2333
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge
prende le mosse dalla necessità di fare chiarezza sulle
condizioni ambientali nelle quali sono chiamati ad operare i
soldati italiani impegnati nella forza di pace per il Kosovo
sotto il controllo ONU, costituita da un corpo di spedizione
multinazionale composto da contingenti di circa trenta Paesi,
la cosiddetta "Kfor", ed in particolare sulla possibile
esposizione di questi ultimi a gravi rischi per la propria
salute in conseguenza del contatto con detriti contenenti
uranio impoverito.
Come è noto, nel corso dell'operazione denominata
"Allied Force", i velivoli dell'Alleanza atlantica hanno
massicciamente impiegato contro le unità corazzate jugoslave
di stanza in Kosovo proiettili ad alto potere perforante
aventi testate rinforzate all'uranio impoverito. Stime
autorevoli valutano in oltre 30 mila i proiettili di questo
tipo sparati dai caccia-bombardieri alleati ed in ben 10
tonnellate la massa di uranio impoverito che sarebbe stata
lasciata sul terreno. Risulta altresì che una parte
significativa dei detriti liberati dai proiettili si
troverebbe nel settore della Kfor attualmente affidato al
presidio dei militari italiani.
A fronte di questi elementi, e dell'incertezza che
circonda l'esatta natura e le cause della cosiddetta "sindrome
del Golfo" che ha colpito numerosi reduci dalla guerra del
Golfo, non si ha notizia di alcuna speciale precauzione
adottata dallo Stato maggiore della difesa per prevenire
possibili pericoli di contaminazione del personale militare
italiano di stanza in Kosovo, fatta eccezione per un invito
generico ad evitare il contatto fisico con i relitti distrutti
nel corso del recente conflitto. Sono già circolate, sulla
stampa nazionale, allarmanti notizie secondo le quali già
diversi soldati italiani sarebbero stati in segreto
rimpatriati in Italia, avendo mostrato sintomi leucemici e più
in generale assimilabili a quelli già denunciati dai militari
americani colpiti dalla "sindrome del Golfo". Le stesse fonti
hanno sostenuto che ai reduci dal Kosovo la Difesa impone
attualmente un ciclo di analisi - peraltro integralmente a
carico dei militari stessi - che sarebbe finalizzato ad
accertare la sussistenza di danni alla salute conseguenti a
contaminazione da uranio impoverito.
L'opinione pubblica, comprese le famiglie dei militari
impegnati nel teatro di operazioni kosovaro, non dispone
attualmente di alcuna notizia attendibile al riguardo. Sembra
perciò opportuno, a fronte della gravità del pericolo che
corrono i nostri soldati e delle negligenze di cui potrebbero
essere responsabili i vertici militari e politici della Difesa
italiana, che il Parlamento conduca una propria inchiesta per
accertare se le circostanze addotte dalla stampa contengano o
meno elementi di verità e quindi verificare se sussista un
serio rischio di contaminazione per i nostri soldati. Ad
investigazione accurata dovrebbero essere sottoposti anche
eventuali episodi di rimpatrio più o meno segreto e le
condizioni degli uomini che tornano dal teatro di
operazioni.
Lo strumento costituzionalmente più idoneo a realizzare
queste finalità appare l'istituzione di una Commissione di
inchiesta, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione. La
Commissione, che dovrebbe essere composta da dieci senatori e
da dieci deputati scelti dai Presidenti del Senato della
Repubblica e della Camera dei deputati rispettando il criterio
di proporzionalità rispetto alla consistenza dei gruppi
parlamentari riconosciuti, sarebbe dotata dei medesimi poteri
ispettivi ed investigativi dell'autorità giudiziaria,
soggiacendo peraltro ai medesimi limiti, opererebbe per un
anno e dovrebbe terminare i suoi lavori consegnando al
Parlamento una relazione conclusiva sui risultati della
propria attività.