XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2260
Onorevoli Colleghi! - La città di S. Agata de' Goti ha
una storia millenaria; nel suo territorio sono ancora intatti
i connotati di una prestigiosa tradizione culturale unitaria.
Di origini remote, città sannita ed accampamento romano, la
città insiste sul territorio dell'antichissima Saticola,
citata, per la fierezza dei suoi abitanti, da Tito Livio e da
Virgilio. In età augustea era ancora colonia romana, come
attesta la dedica a Cesare Ottaviano Augusto, inserita tuttora
nella facciata del duomo. Con il dissolvimento dell'impero
romano e le invasioni barbariche divenne fortezza gotica. I
Goti, convertiti alla fede cattolica e devoti alla Santa,
dedicarono la fortezza a S. Agata. Nel VII secolo entrò a far
parte del ducato longobardo di Benevento e nel 1066 divenne,
successivamente, fortezza normanna. La storia successiva della
città conobbe tre momenti formativi e decisivi: il duecento,
il quattrocento e il settecento. Particolarmente importante
quest'ultimo. Della fioritura e della rinascita rigogliosa che
la città ebbe nel settecento furono protagonisti il duca di
Maddaloni e i vescovi santagatesi da Filippo Albini a S.
Alfonso Maria de' Liguori; la figura di Giaquinto, dei
maiolicari, le maestranze e gli architetti romani e napoletani
fecero di questo borgo medioevale uno dei centri più attivi e
vitali della regione.
Emile Bertaux, uno dei grandi storici dell'arte
dell'Italia meridionale, nell'esordio scarno e solenne di una
nota, che nel 1896 dedicò a S. Agata de' Goti, così descrive
la città: "sopra un largo sasso tagliato a picco e circondato
da due torrenti, stava la Saticola di Tito Livio (...) dritta
sul suo masso, difesa da due profondi fossati naturali, che le
rendono ancora un aspetto minaccioso". Ma attraverso l'istmo
che porta alla via provinciale, la città mostra al visitatore
il suo corpo più segreto: monumenti pregevoli del principio
del secolo XII sino alla metà del quattrocento, basiliche,
palazzi, stradine silenziose, piazze e piazzole.
L'arroccamento urbano, conseguente alla morfologia del
territorio, che ne faceva una naturale fortezza, ha segnato
indubbiamente la storia della città, ma ha anche contribuito a
conservare un centro storico tra i più interessanti del
Mezzogiorno e tra i maggiori d'Italia per la sua struttura
urbanistica ed architettonica e per il suo ancora accettabile
stato di conservazione. Le testimonianze storiche ed
artistiche sono pregevoli e sparse ovunque. Si va dalle
colonne romane della cripta del duomo e dagli affreschi del
trecento, che in esso si possono ammirare, al dipinto
dell'Annunciazione attribuito ad Angiolillo Arcuccio nella
chiesa dell'Annunziata, dal ricamato unico pavimento musivo
cosmatesco della Badia di S. Menna, che ha conservato la sua
originale policromia e che è il più antico del Mezzogiorno,
alle colonne longobarde venute di recente alla luce in S.
Angelo in Munculanis, dagli affreschi di Tommaso Giaquinto,
allievo di Luca Giordano, che si trovano nella chiesa di S.
Francesco e nel castello ducale, alle vetrate di Bruno
Cassinari nell'Annunziata, dall'imponente mole del castello
ducale, che è stato abitato dai principi della real casa di
Artois di Francia, dagli Acquaviva, dai Della Ratta, dai
Carafa, alla chiesa di S. Francesco e all'annesso convento
adibito a sede del comune.
L'importanza e l'interesse di S. Agata de' Goti per il
mondo della cultura non è da vedersi tanto nella singola opera
o nel tal monumento, quanto nell'intero complesso del centro
storico, certamente unico nel suo genere. E' questa la vera
opera d'arte: il centro storico, che sorge su una collina
tufacea, conserva inalterata la struttura della fortezza
arcaica. In esso, ogni epoca, nei monumenti e nei palazzi, si
è armonizzata con le altre. Nel sistema urbano, come
conservato, riaffiora l'importanza che il borgo aveva assunto
nel corso del secolo IX, situazione che si sovrappone e si
solidifica nel corso del secolo successivo quando S. Agata de'
Goti diventa sede vescovile. Il centro storico presenta la
conformazione tipica dell'urbanistica medioevale: una
struttura lineare a fuso, i cui fulcri urbani sono costituiti
chiaramente dal duomo, dal castello e da strutture
conventuali. L'arroccamento urbano ha determinato una
elevazione delle fabbriche per abitazioni, nelle quali è
possibile operare rilievi stratigrafici, dai quali emergono
elementi di grande interesse e rappresentativi dell'arte e
dell'urbanistica dei secoli successivi. Il molo ricoperto
dalla cattedra di S. Agata nell'episcopato meridionale nel
corso dei secoli XVI, XVII e XVIII fa sì che l'architettura
saticolana partecipi anche al rinnovamento barocco, come si
avverte non solo nel duomo, in cui questo stile si sovrappone
alle testimonianze di un fulgido gotico, nel monastero di S.
Francesco, risalente al 1747, nella chiesa di S. Maria di
Costantinopoli, del 1771, ma anche in ambiti di edilizia
civile.
A chi percorre oggi le strade di S. Agata de' Goti, le
piazze e i cortili e i larghi, a chi si ferma ad ammirare
colonne, archi e campanili, giardini e terrazze, il paese dà
il senso più autentico dell'umano abitare. La storia di S.
Agata è ricca di monumenti, come fu generosa di grandi
personalità: Madelfrido, primo vescovo della millenaria
diocesi, il vescovo Giacomo Ati, abilissimo diplomatico, il
vescovo Felice Perretti, più noto come Sisto V, e S. Alfonso
Maria de' Liguori.
L'importanza di S. Agata de' Goti nella storia del
Mezzogiorno è testimoniata dall'interesse manifestato dalla
storiografia del secolo scorso, come dell'attuale. Si
ricordano le visite di Mommsen e di Schulz e quella famosa dei
"quattro signori napoletani" del 1896: Berteaux, Montemajor,
Ceci e Benedetto Croce.
Questo splendido territorio soffre, oggi, dei mali propri
del Meridione e delle sue aree interne, tuttavia la presente
proposta di legge, se approvata, restituirebbe alla città il
ruolo attivo che ebbe nel passato. Si tratta di vitalizzare
una città, il suo territorio, i suoi monumenti, perché possano
essere sfruttate le sue potenzialità nel turismo,
nell'agriturismo, nell'artigianato, in particolare nella
lavorazione del legno e del ferro battuto, nei mestieri legati
alla costruzione e al restauro, negli studi e nell'arte. Si
tratta di riproporre nel loro valore più autentico queste
realtà, che sono esemplari e vitali e che corrispondono anche
ad una precisa identità della città.
La presente proposta di legge, che riproduce la
formulazione di un'analoga iniziativa promossa nel corso della
precedente legislatura dal proponente e da altri parlamentari
del gruppo di Alleanza nazionale, si muove, appunto, in questa
direzione, al di là di aspirazioni di mero ambito localistico
ed in una visione di complessiva necessità di salvaguardia
delle preziose ricchezze del nostro Paese.