XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2240
Onorevoli Colleghi! - Il 20 settembre 1943 Adolf Hitler
non riconobbe come prigionieri di guerra 650.000 deportati
italiani al fine di poterli schiavizzare senza alcun
controllo; li classificò, infatti, come internati militari
italiani (IMI), categoria ignorata dalla convenzione relativa
al trattamento dei prigionieri di guerra, stipulata a Ginevra
il 27 luglio 1929, resa esecutiva dal regio decreto-legge n.
1615 del 1930.
Seguirono a ciò venti mesi di violenze fisiche e morali,
di fame, di malattie, in 50.000 persero la vita nei
lager, i sopravvissuti furono ipocritamente etichettati
nell'agosto del 1944 come "lavoratori civili
volontari-obbligati". Dunque per la Germania nazista non
esistevano dubbi: gli IMI non erano prigionieri di guerra,
tanto più che il Regno d'Italia dichiarò guerra al Reich
solo il 13 ottobre 1944. Ma oggi la nuova Germania democratica
cambia opinione e li esclude dai tardivi indennizzi agli
"schiavi di Hitler" riclassificandoli come "prigionieri di
guerra", come coloro, cioè, che godettero di tale status
e furono nutriti, assistiti dalla Croce rossa internazionale,
curati e non obbligati a lavorare.
In Italia, secondo i dati dell'Organizzazione
internazionale per le migrazioni, 80.000 persone hanno
presentato domanda per la concessione del dovuto indennizzo e
l'esclusione dei nostri connazionali è avvenuta nell'agosto
2001 per la "motivazione" innanzi esposta.
Non si può fare a meno di sottolineare che l'invito a
presentare le domande a tutti coloro che erano stati indotti
al lavoro forzato ha suscitato in decine di migliaia di
italiani, già necessariamente innanzi con gli anni, delle
aspettative strettamente legate non alla somma materiale che
si sarebbe potuta ottenere, essendo sensazione comune che si
dovesse trattare di un riconoscimento simbolico, ma legate
alla percezione che questo riconoscimento avrebbe di fatto
certificato la partecipazione ufficiale alla loro sofferenza e
l'assegnazione di un particolare significato ad un momento
duro e lontano della loro vita.
Anche per questo motivo davanti all'inaccettabile
"voltafaccia" dell'autorità tedesca la Repubblica italiana non
può ignorare tali sentimenti di attesa fiduciosa nati in tanti
suoi anziani cittadini.
La presente proposta di legge ha quindi l'obiettivo di
riconoscere un indennizzo morale ai familiari degli IMI ormai
defunti con la consegna di una medaglia alla memoria e con
l'istituzione di una giornata commemorativa identificata nel
20 settembre 2003, in occasione del cinquantenario del giorno
in cui Hitler li classificò come IMI.
Inoltre la presente proposta di legge riconosce un
indennizzo economico, se pur simbolico, agli ex IMI viventi
alla data di scadenza per la presentazione delle domande.
E' questo il tentativo da parte della Repubblica italiana
di rendere finalmente giustizia a quanti furono vittime di
abusi e di violenze e che a distanza di decine di anni sono
stati costretti a sopportare un ulteriore abuso.