XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2231
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge ha
lo scopo di porre la tutela del cielo stellato come obiettivo
importante e urgente in materia di salvaguardia del patrimonio
naturale e culturale del nostro paese.
Siamo infatti in una situazione di rischio.
L'illuminazione notturna, l'eccesso di globi, fari, lampioni,
insegne e quant'altro negli ultimi quaranta anni ha portato a
un aumento di luminosità di circa il 10 per cento ogni dodici
mesi. Questo fa sì che la notte risulti ormai almeno dieci
volte più chiara di quanto dovrebbe essere naturalmente.
La luce che inquina l'atmosfera rappresenta un vero e
proprio spreco per il solo fatto di non ottenere lo scopo per
il quale è stata attivata e cioè quello di illuminare strade,
giardini, palazzi o monumenti. Un inquinamento che si
moltiplica a causa dell'altro inquinamento atmosferico: quello
prodotto dallo smog, dalle particelle di polvere e dalle gocce
di aerosol che riflettono e diffondono ulteriormente la
luce.
Tale forma di inquinamento ha molteplici effetti negativi
per l'uomo e per l'ambiente che lo circonda: sia di tipo
ecologico sia di tipo culturale, artistico, psicologico. Senza
contare poi lo spreco energetico connesso a un'illuminazione
dissennata.
La perdita della visione del cielo notturno è una forma di
deterioramento ambientale che implica una perdita culturale
per le generazioni future in quanto le priva di un patrimonio
naturale: gran parte degli scolari oggi vede le costellazioni
celesti solo sui libri di scuola e la stragrande maggioranza
degli abitanti delle grandi città non sa riconoscere neanche
una stella. Un esempio eclatante è ciò che è accaduto
all'indomani dell'ultimo forte terremoto che ha colpito la
città di Los Angeles: i centralini telefonici degli istituti
scientifici furono presi letteralmente d'assalto dai cittadini
che chiedevano che cosa fosse successo al cielo. La
sospensione dell'energia elettrica in moltissime zone della
città e la distruzione di molti impianti di illuminazione
avevano reso visibile ai cittadini il cielo stellato rimasto
fino allora praticamente sconosciuto.
In tale preoccupante contesto, la presente proposta di
legge si prefigge di individuare modalità per riappropriarsi
del cielo stellato e per rilanciare una cultura
dell'attenzione e dell'ammirazione della volta celeste.
Il cielo come patrimonio naturale.
Il punto di partenza della proposta di legge è quello di
utilizzare le aree protette come volano di una nuova
sensibilità in materia. Riteniamo che in questo modo si
completi la concezione di tutela del patrimonio naturale del
nostro paese. Per questo alla formulazione, prevista dalla
legge n. 394 del 1991 (legge-quadro sulle aree protette), che
definisce il "patrimonio naturale" come costituito da
"formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche"
(articolo 1, comma 2), abbiamo voluto aggiungere che esso è
costituito anche dal "cielo stellato", recependo peraltro una
decisione presa nel 1992 dall'Unesco, quando ha dichiarato il
cielo stellato "patrimonio mondiale" da proteggere e
conservare con ogni mezzo.
E' sempre più forte nella nostra società la percezione
della "perdita di natura" connessa con i fenomeni della
urbanizzazione e della industrializzazione: non c'è dubbio che
tra le perdite vada annoverata quella del cielo stellato. Si
tratta allora di avviare un percorso di riscoperta del cielo
facendo leva su nuove sensibilità che affiorano in forma
diffusa nella società e che si possono sommare a quelle più
sperimentate e scientifiche di astronomi e astrofili.
Partire dai parchi.
I parchi hanno un significato in quanto tessere di un
percorso più vasto e complesso: grandi laboratori nei quali si
studiano e si sperimentano forme sempre più avanzate del
rapporto tra l'uomo e la natura, per esportarle poi, in modo
variamente sfumato, su tutto il territorio, perché siano viste
dall'opinione pubblica come modelli ai quali ispirarsi. Per
questo i parchi, nella riscoperta del cielo stellato, assumono
un ruolo culturale ed educativo di estremo rilievo: sono gli
avamposti di una proposta innovativa e alternativa.
Questa proposta - fidando sull'azione dei Ministeri
dell'ambiente e della tutela del territorio e dell'istruzione,
dell'università e della ricerca, - mette al centro il ruolo
degli Enti Parco, nella convinzione che esistano volontà e
disponibilità nell'assumere la valorizzazione del cielo
notturno come nuova attività, anche turistico-economica, delle
aree protette.
I parchi dunque come zona da proteggere dall'inquinamento
luminoso e ottico e come sede di iniziative capaci di
costruire una nuova cultura del cielo stellato. Di qui la
proposta che gli Enti Parco individuino delle zone specifiche
da attrezzare come "punti di osservazione astronomica", come
luoghi nei quali si possa compiere la riscoperta del cielo. Si
è voluto con questo valorizzare ed estendere quella intuizione
già presentata dalle associazioni degli astrofili e che va
sotto il nome di "parchi di stelle".
Il rapporto con le regioni.
Alcune regioni, quali Veneto, Toscana, Lazio, Valle
d'Aosta, Lombardia e Piemonte, hanno già varato o hanno in
corso di discussione proposte analoghe. E' stato paventato il
rischio che tali legislazioni, per problemi di sensibilità o
di fondi disponibili, non trovino poi nel territorio risposte
adeguate e rimangano inapplicate. Per evitare questi rischi e
soprattutto per essere di supporto alle leggi regionali,
seppur limitatamente alle aree protette, la presente proposta
da una parte fissa vincoli e tetti di inquinamento, ma
dall'altra istituisce un fondo, di 8 milioni di euro annui,
per pianificare i nuovi impianti e permettere la riconversione
di quelli vecchi e inquinanti. Una legge di incentivi dunque
che permetta di valorizzare le tante disponibilità esistenti
nel mondo delle aree protette.
Da questo punto di vista la presente proposta di legge si
presenta soprattutto come un progetto di incentivazione
affidandone la realizzazione ad una costante opera di
collaborazione tra i Ministeri dell'ambiente e della tutela
del territorio e dell'istruzione, dell'università e della
ricerca, e gli Enti Parco.
La dimensione culturale.
Esiste oggi in Italia un grande consenso attorno alla
necessità di conservare e valorizzare i luoghi della memoria,
i monumenti, i beni culturali, i paesaggi, cioè tutto ciò che
permette il mantenimento e la ricostruzione della nostra
storia e della nostra identità culturale. Proprio in questa
direzione la difesa del cielo stellato acquista un particolare
significato.
Nel diciottesimo canto di quell'Iliade su cui si sono
formate molte generazioni di italiani, Omero, nel VII secolo
a.C., descrive così la creazione dello scudo di Achille
forgiato da Vulcano: "Ivi ei fece la terra il mare il cielo e
il sole infaticabile, e la tonda Luna, e gli astri diversi
onde sfavilla incoronata la celeste volta, e le Pleiadi, e
l'Iadi, e la stella d'Orion tempestosa, e la grand'Orsa che
pur Plaustro si noma. Intorno al polo ella si gira ed Orion
riguarda, dai lavacri del mar solo divisa". Insomma fin dai
tempi più remoti la contemplazione del cielo stellato è stato
uno dei più immediati e intriganti veicoli di contatto
dell'uomo con la natura e la volta celeste è stata letta come
un grande e affascinante libro illustrato che fissava
nell'eterno scintillio notturno il profilo dei protagonisti
dei racconti mitologici. La "lettura" del cielo fa parte della
storia culturale dell'uomo: tutte le civiltà infatti hanno
posto nei cieli la sede di ciò che era divino, sviluppando
sistemi per trovare vaticini dalle configurazioni astrali.
Senza contare che gli astri e le stelle sono stati fonte di
ispirazione per poeti ed innamorati, riferimento per
navigatori, stimolo intellettuale per filosofi e
naturalisti.
Tutta la nostra cultura, il nostro immaginario, le nostre
forme di percezione sono intrise di queste letture del cielo.
Persino le nostre abitudini, se è vero che un numero
consistente di persone fa scelte quotidiane affidandosi
all'oroscopo, cioè alle configurazioni stellari. Anche i
reperti trovati nella valle del fiume Eufrate, suggeriscono
che gli antichi osservando il cielo vedevano "disegnati" il
leone, il toro e lo scorpione nelle stelle e da questo
traevano auspici. Ma allora le stelle si vedevano, ora non
più: è come se parlassimo di Roma accettando la sparizione del
Colosseo, o di Atene mettendo in conto la perdita del
Partenone.
La dimensione naturale.
Anche la flora e la fauna subiscono notevoli danni dalle
fonti luminose. La luce, per la maggior parte dei sistemi
biologici, è di fondamentale importanza. L'alternarsi tra il
giorno e la notte, tra luce e buio è uno dei fattori vitali
sia per gli animali sia per le piante. Nel momento in cui
questo equilibrio viene alterato si creano dei danni
irreversibili. Studi condotti presso il dipartimento di
biologia dell'università di Padova hanno dimostrato che la
presenza di una sorgente luminosa artificiale in prossimità di
una pianta causa uno stress alle foglie che sono
direttamente esposte alla luce, alterandone il normale
processo fotosintetico. Inoltre, le sorgenti luminose possono
essere responsabili di un microclima nelle foglie, favorendo
un prolungamento del periodo vegetativo e un ritardato
distacco delle foglie stesse con grave rischio per la vita
della pianta. D'altronde basta osservare in autunno gli alberi
posti lungo i viali: le porzioni delle piante che sono più
vicine alle lampade stradali restano verdi più a lungo, mentre
le restanti sono già secche, avendo completato il loro ciclo
stagionale.
Per la fauna non va sicuramente meglio. Le falene
impostano la loro rotta migratoria basandosi sulla luna o su
stelle particolarmente luminose; singole sorgenti luminose o
addirittura concentrazioni di luce artificiale di agglomerati
urbani disorientano e attraggono le falene. Ciò causa la
demolizione dello sciame migratorio e soprattutto la
decimazione di individui con l'altissimo rischio
dell'estinzione di intere specie.
Nel 1992 Hausmann ha condotto uno studio nel quale si è
evidenziato l'elevato numero di farfalle notturne uccise da
lampade industriali in zone seminaturali del sud Italia.
Alcune specie di uccelli, come alcuni passeriformi, che
usano l'orientamento astronomico nelle loro migrazioni
notturne possono essere disturbati dalla presenza di fonti
luminose artificiali. Degno di nota è il caso riguardante ciò
che è accaduto ad un falco pellegrino alla periferia di
Cagliari alcuni anni fa: appollaiato sui tralicci di una
raffineria di petroli, attendeva gli uccelli migratori
notturni che venivano attratti da un potentissimo faro che
illuminava a giorno gli impianti per motivi di sicurezza
disperdendo però una notevole quantità di luce verso
l'alto.
Nel 1998 la luce che illuminava a giorno gli alberghi
sulle coste di Creta, disorientava i piccoli di tartaruga
marina, che invece di tuffarsi in mare, finivano per lasciarsi
morire sulla spiaggia.
Si tratta di esempi significativi che inducono ad attente
riflessioni e soprattutto pongono grossi interrogativi sul
rapporto tra inquinamento luminoso e vita degli animali nelle
aree protette. E' anche per rispondere a questi interrogativi
che viene presentata la presente proposta di legge.