XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2209
Onorevoli Colleghi! - Gli Istituti italiani di cultura
all'estero rappresentano l'immagine, la storia, la cultura di
tutti i secoli, antica e contemporanea, la lingua del nostro
Paese. Essi sono dunque agenzie di estrema rilevanza, la cui
attività influenza la percezione dell'identità e dell'immagine
italiana, toccando tutti gli aspetti della presenza italiana
nel mondo, anche nei settori non direttamente connessi con la
cultura. Sugli Istituti italiani di cultura all'estero ricade
dunque la responsabilità di formare e diffondere l'immagine
italiana, in un mondo di comunicazioni che si orienta in
misura molto grande sulla qualità dell'immagine. A tale fine
gli Istituti devono essere sostenuti con una ridefinizione
della loro missione ed un sistema di connessioni con il Paese
(la sua struttura sia istituzionale che culturale),
adeguatamente ricca e articolata. Si propone che sia
costituito a tale fine, presso il Ministero degli affari
esteri, un Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine
dell'Italia nel mondo. La costituzione del Dipartimento, in
luogo della già esistente Direzione generale per la promozione
e la cooperazione culturale dovrà assolvere alla necessità di
dare personalità ben distinta, e chiara autonomia di funzione
e missione, al punto di raccordo, progettazione e
pianificazione di tutta l'attività culturale italiana
all'estero.
Il capo del Dipartimento potrà essere scelto in base alla
chiara fama, al più alto livello di competenza culturale e
professionale, anche al di fuori della carriera direttiva del
Ministero degli affari esteri. La sua designazione dovrà
essere presentata, per un parere, alle competenti Commissioni
della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Il capo del Dipartimento è assistito da un consiglio di
amministrazione composto da sette membri nominati dal
Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro degli
affari esteri, dai Ministri per i beni e le attività
culturali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
Egli è affiancato da un comitato scientifico costituito da non
meno di tre e non più di cinque componenti scelti fra le più
note personalità della vita culturale, artistica, scientifica
e pedagogica del Paese. Essi sono nominati sentito il parere
delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del
Senato della Repubblica.
Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero
potrà essere scelto, sulla base di un concorso per titoli, fra
il personale in servizio presso i Ministeri degli affari
esteri, dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per
i beni e le attività culturali e delle attività produttive
Potranno partecipare allo stesso concorso per titoli i docenti
di ruolo delle scuole di ogni grado della Repubblica. I titoli
per la partecipazione al concorso sono indicati nel bando del
concorso stesso, restando comunque titolo indispensabile il
diploma di laurea, valutato anche in base al punteggio
conseguito. E' anche possibile assumere personale in
loco per contratto.
I direttori degli Istituti italiani di cultura all'estero
saranno designati dal capo del Dipartimento che ne sottoporrà
la nomina al consiglio di amministrazione. Essi saranno scelti
fra il personale attualmente nei ruoli del Ministero degli
affari esteri - Direzione generale per la promozione e la
cooperazione culturale, in base alla valutazione del lavoro
svolto e dei risultati raggiunti negli incarichi del
precedente livello. Inoltre, essi potranno essere scelti fra
il personale selezionato in base ai concorsi sopra indicati ed
a concorsi e ruoli precedenti alla data di entrata in vigore
della legge; potranno essere designati, altresì, al di fuori
dei citati percorsi funzionali, "per chiara fama".
Il responsabile e il consiglio di amministrazione, sulla
base di materiali e indicazioni forniti dal comitato
scientifico, formuleranno un piano triennale di "missione" per
gli Istituti italiani di cultura all'estero nelle diverse aree
del mondo. E' evidente che tale missione non potrà essere
identica a New York e Nuova Delhi, e che i piani dovranno
tenere fortemente conto della dislocazione storica e
ambientale, della presenza e consistenza delle comunità
italiane e di emigrati italiani, nonché degli interessi
italiani nell'area. Il piano triennale, che comporta anche
conseguenti criteri di selezione del personale scelto per
titoli e di quello scelto per "chiara fama", sarà oggetto di
presentazione mediante audizione del responsabile del
Dipartimento, alle Commissioni competenti dei due rami del
Parlamento. E' prevista anche la nomina di un Comitato per il
coinvolgimento degli utenti e delle associazioni.
E' evidente e necessaria una riduzione del numero degli
Istituti italiani di cultura all'estero, per rafforzarne la
visibilità e l'efficacia di azione in alcune sedi strategiche.
La presente proposta di legge affida tale compito al lavoro
critico e organizzativo ed alla competenza del costituendo
Dipartimento, del suo capo, del suo consiglio di
amministrazione e del comitato scientifico che lo affianca.
Allo stesso modo la presente proposta di legge demanda al
lavoro di ricerca, inchiesta, dibattito e decisione del
Dipartimento la questione (che non può essere decisa in linea
generale e una volta per tutte) del rapporto fra attività di
rappresentazione e diffusione della cultura italiana nel mondo
e attività di insegnamento della lingua. Vi sono infatti
legami, tradizioni, impegni e ragioni molto diversi fra Paese
d'origine e Paese ospite, che di volta in volta possono
consigliare l'orientamento delle risorse in direzione
dell'uno, dell'altro impegno o di entrambi. Si evita in tale
modo di dare per scontato che tutti possano fare tutto
dovunque, come si è sostenuto impropriamente in passato,
provocando carichi insostenibili e molti errori.
Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero
e i rispettivi direttori (sia di ruolo che scelti per "chiara
fama") sono inquadrati, dal punto di vista amministrativo,
nelle locali strutture diplomatiche, e dovranno coordinarsi
con esse, tenendo conto che la rappresentanza legale della
Repubblica italiana spetta comunque all'ambasciatore o al
diplomatico più alto in grado sul posto. Ma dal punto di vista
dei programmi, dei criteri e della organizzazione del lavoro,
gli Istituti e chi li rappresenta, ricevono istruzioni e
programmi dal Dipartimento e ad esso rendono conto con
rapporti semestrali. In caso di contestazione o disaccordi sul
posto, il capo della delegazione diplomatica ha la
responsabilità immediata della decisione. Egli dovrà informare
al più presto il Dipartimento della sua decisione, motivando
le ragioni e proponendo la soluzione alla situazione
contestata. A sua volta il capo dell'Istituto italiano di
cultura all'estero offrirà al consiglio di amministrazione del
Dipartimento le sue ragioni documentate e si atterrà alla
decisione finale del consiglio stesso. Poiché, con le
decisioni di riduzione del numero degli Istituti, molte sedi
resteranno scoperte, la presente proposta di legge propone
l'istituzione dell'addetto culturale, che in alcune sedi di
ambasciata e consolari potrà divenire il punto di riferimento
delle attività culturali italiane, con le seguenti
caratteristiche:
a) gli addetti culturali saranno scelti dalle
stesse liste e con le stesse caratteristiche del personale
degli Istituti italiani di cultura all'estero;
b) essi avranno una dipendenza organica
dall'ambasciata o dal consolato, ma un rapporto di
coordinamento e comunicazione diretta (quanto ai programmi)
con il Dipartimento;
c) è prevista, in condizioni che saranno proposte
dal Dipartimento e decise dal Ministro degli affari esteri,
l'istituzione di posizioni di addetto culturale onorario. Si
tratta di posizioni non retribuite ma formalmente annunciate e
riconosciute dalla delegazione diplomatica italiana; tali
addetti saranno scelti fra esperti di cultura italiana di
provata reputazione sul posto e sotto la diretta
responsabilità del rappresentante diplomatico italiano. Ciò
consentirà il costituirsi di utili legami con le istituzioni
culturali del Paese ospite che si occupano di lingua e cultura
italiana (università, centri di studi superiori, istituzioni
scolastiche) in modo competente e ad un livello
apprezzabile.