XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2193




        Onorevoli Colleghi! - Gli organismi di rappresentanza del personale militare a carattere elettivo sono stati istituiti con la legge n. 382 del 1978 recante norme di principio sulla disciplina militare e i primi consigli sono stati eletti nel 1980. Si è trattato di una scelta progressista e riformatrice che dopo 22 anni conferma la sua positività ed ha ancora una sua validità.
        La critica portata all'istituto rappresentativo dei militari nasce con gli stessi organismi e assume nel tempo forme e proposte diverse: dai tentativi di organizzare la non-partecipazione al voto a quelli di provocare dall'interno un sfondamento delle competenze assegnate alle rappresentanze militari, passando per il tentativo di esorcizzarne tout-court il funzionamento, etichettandolo come incompatibile con l'organizzazione gerarchica e il rispetto delle disciplina: due fattori necessari alle Forze armate e connaturati con l'essenza stessa della condizione militare.
        Di volta in volta questi tentativi hanno avuto interpreti e sostenitori diversi suscitando tensioni, non sempre positive, organizzate intorno a protagonismi di singoli o di piccoli gruppi associati.
        Anche gli strumenti utilizzati sono stati i più diversi: dalle proteste esercitate con l'astensione dalla mensa, all'auto-consegna in caserma. E c'è anche chi giunge a presentare ricorso alla Corte costituzionale.
        Ebbene, possiamo dire che il sistema messo in atto con la riforma democratica del 1978 ha resistito a tutte queste difficoltà e suggestioni dimostrando una sua vitalità.
        Innanzitutto affermandosi nel sentire comune del personale militare e radicandosi via via tra i militari di ogni ordine e grado, in forma ben più estesa di quella costituita da alcune minoranze illuminate che l'avevano voluta e correttamente interpretata fin dall'inizio.
        Ma oltre a ciò, l'esperienza consolidata intorno a quelle proposte ha dimostrato di saper crescere sia a livello istituzionale che nel rapporto con le istanze politico-parlamentari.
        Prova ne sia che nessun gruppo parlamentare è oggi contrario alle rappresentanze militari (come è noto la destra parlamentare oltre a non avere accettato a suo tempo la riforma è rimasta a lungo contraria ai consigli elettivi ed al loro operato). Ma la prova più evidente della crescita sul piano istituzionale è nella istituzione (1994), presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per la funzione pubblica, del comparto "sicurezza-difesa", con l'ammissione del Consiglio centrale della rappresentanza militare (COCER) ad una pratica di concertazione. Un procedimento che si sviluppa parallelamente alla contrattazione, prevista per le Forze di polizia ad ordinamento civile, sindacalizzate e contrattualizzate fin dal 1980.
        Con questo passaggio il COCER conquista un ruolo para-negoziale. La scelta di costituire rappresentanze elettive che aveva contestualmente ribadito il divieto di associazione sindacale dimostra una sua efficacia, individuando un percorso alternativo per rispondere alle necessità di autotutela del personale militare sul piano morale e materiale, sia per quanto riguarda i contenuti del rapporto di impiego con l'amministrazione militare che nell'accesso ai vari istituti dello stato sociale.
        La non-incostituzionalità del divieto di associazione sindacale è confermata anche dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 449 del 13 dicembre del 1999. Dice infatti la Corte: "Il rilievo che la struttura militare non è un ordinamento estraneo, ma costituisce un'articolazione dello Stato che in esso vive, e ai cui valori costituzionali si informa attraverso gli strumenti e le norme sopra menzionati, non consente tuttavia di ritenere illegittimo il divieto posto dal legislatore per la costituzione delle forme associative di tipo sindacale in ambito militare". Inoltre - prosegue la sentenza - "la declaratoria di illegittimità costituzionale nella parte denunciata, aprirebbe inevitabilmente la via a organizzazioni la cui attività potrebbe risultare non compatibile con i caratteri di coesione interna e neutralità dell'ordinamento".
        La realtà sociale delle Forze armate ha una particolare fisionomia ospitando al suo interno mestieri, professioni e specializzazioni, molto diverse tra di loro. Tutte quelle della società civile ed anche qualcuna in più. Ciascuna di queste differenze è inoltre organizzata in contenitori diversi: arma, corpo, categoria, ruolo di appartenenza. Una ricchezza di professionalità ed esperienze non sempre armonica e segnata anche da tensioni e incomprensioni tra ufficiali e marescialli, tra graduati e truppa.
        Bisogna inoltre fare i conti con il fatto che è ancora insufficiente lo spirito interforze e forte il senso di appartenenza all'esercito, alla marina, all'aeronautica e ai carabinieri separatamente presi. Lo spirito di corpo è vissuto più come differenza che come valore unificante.
        Il problema di fare della "condizione militare" il punto di sintesi di tante diversità non è elemento secondario nella scelta tra libertà di associazione sindacale o rappresentanza istituzionale.
        In molti comparti dei servizi e del terziario siamo già in presenza di realtà sindacali frantumate in cui è ogni volta più difficile la possibilità di mediazione tra valori generali e difesa degli interessi collettivi. Un'infinità di sigle sindacali che si sviluppano per partenogenesi, troppo spesso arroccate a difesa di condizioni particolaristiche. Una diaspora che purtroppo ha attraversato e indebolito anche le rappresentanze sindacali dei corpi di polizia ad ordinamento civile.
        Ecco, dunque, alcune delle ragioni che indicano come la proposta di una rappresentanza elettiva possa essere confermata. Le nuove norme che proponiamo si muovono lungo le linee indicate dalla sentenza delle Corte costituzionale e si prefiggono di ampliare le facoltà e i poteri degli organismi elettivi fino al punto più alto di compatibilità con le esigenze dell'ordinamento militare.
        Il problema di una ricollocazione delle responsabilità e delle competenze, basate su un principio di corresponsabilità, ispira questo nostro progetto di riforma della rappresentanza militare. Comandanti e rappresentanti non possono e non debbono essere controparti ma si devono legittimare nella costante e comune ricerca di un miglioramento della condizione militare. Di questo hanno ancor più bisogno le nuove Forze armate concepite con l'abolizione della leva e il passaggio al sistema professionale.
        Uno strumento militare professionalizzato, già in larga misura realizzato, con compiti nuovi ed esposto in impegnative missioni internazionali a sostegno della pace ha bisogno di modernizzare anche le proprie relazioni interne.
        Sono mutamenti profondi che danno alle Forze armate una collocazione nuova ed anche più prestigiosa. Ma anche problemi nuovi. Primo fra tutti quello del reclutamento, che, per garantire quantità e qualità adeguate (è nell'interesse del Paese puntare al meglio) deve sapere offrire anche condizioni interne di prim'ordine, sul piano della condizione democratica, nelle relazioni interpersonali e di ruolo, rispettando il rapporto gerarchico ma garantendo anche il rispetto della pari dignità tra chi comanda e chi obbedisce, nelle condizioni morali e materiali di lavoro e di vita.
        Tutti questi anni hanno messo in luce diversi punti critici del sistema di rappresentanza, nel rapporto con l'organizzazione gerarchica e il vertice militare, con il sistema dell'informazione e l'opinione pubblica, con l'autorità di governo e le stesse istituzioni politico-parlamentari.
        L'interesse comune deve essere quello di superare le condizioni che determinano tale criticità di rapporti.
        Si tratta di una scelta coerente e conseguente a quello stesso investimento di fiducia fatto a suo tempo dal Parlamento, con l'emanazione della citata legge n. 382 del 1978, nei confronti della condizione militare. Dare fiducia e responsabilità agli organismi elettivi dei militari è per noi tutt'uno con il dare fiducia alle nostre Forze armate.
        Non siamo tra coloro che ritengono l'istituto della rappresentanza militare un ibrido incompiuto, da dover continuare a considerare come tale finché non vi sarà anche per i militari il riconoscimento pieno della libertà di associazione sindacale. E' proprio perché riconosciamo alla condizione militare il carattere unificante delle tante e diverse situazioni professionali di impiego e di carriera esistenti all'interno delle Forze armate, e proprio perché vogliamo salvaguardarne l'unitarietà che rinnoviamo la nostra fiducia nella scelta di una rappresentanza istituzionale. Quello che è mancato in questi anni al personale militare non è stata tanto la possibilità di iscriversi ciascuno ad un proprio sindacato, quanto la possibilità di distinguere sul piano delle responsabilità programmatiche quali scelte dovessero essere proprie della organizzazione gerarchica e quali invece proprie della organizzazione elettiva.
        E' mancata in tutto questo tempo la possibilità di realizzare e regolamentare in maniera corretta e non burocratica il quadro di relazioni che insorgono tra questi due soggetti e che necessariamente sono di natura sindacale. Si è oscillato, infatti, dal rispetto reciproco all'incomprensione, con conseguenze certamente non utili alla serenità delle istituzioni militari.
        Regole chiare ed una più razionale divisione delle competenze possono concorrere in modo apprezzabile a dare più efficienza, più democrazia e più serenità alle nostre Forze armate, favorendo anche la loro riorganizzazione.
        Una concertazione tra due soggetti istituzionali (la rappresentanza militare elettiva e la gerarchia militare) aventi pari dignità, da svolgere con reciproco rispetto e con i poteri di arbitrato propri del Ministro della difesa sulle concertazioni oggetto di confronto interno e di quelli del Governo per le concertazioni interministeriali.
        Per raggiungere un tale obiettivo sono necessarie modifiche legislative alla struttura, alla organizzazione e composizione dei consigli di rappresentanza ai vari livelli e agli stessi meccanismi elettivi adottati per la costituzione del consigli medesimi.
        Possono invece essere più utilmente affidate ad una successiva revisione regolamentare - da lasciare agli stessi consigli centrali della rappresentanza militare (e quindi al personale militare) in collaborazione con il Governo, sentito il parere del Parlamento - gli aspetti esecutivi della presente proposta di legge per quanto riguarda la regolamentazione dei procedimenti elettorali, la composizione dei consigli e le risorse necessarie al loro funzionamento. Una scelta che riteniamo possa essere apprezzata perché in linea sia con il riconoscimento di una maggiore responsabilizzazione dei consigli di rappresentanza sia con il principio di dare all'intervento legislativo il carattere di astrattezza e generalità della norma cui deve sottostare la normativa di regolamentazione.
        Elementi di novità vengono introdotti nelle modalità di composizione e funzionamento dei consigli a livello centrale e intermedio in relazione alla istituzione dei comparti contrattuali della sicurezza e della difesa, tenendo conto delle riforme ordinamentali maturate nella struttura militare con il riordino dei vertici, con la riforma dell'area centrale e periferica della Difesa e dell'Arma dei carabinieri.
        Tali cambiamenti e l'esperienza acquisita in questi anni consigliano di rivalutare le competenze generali del COCER interforze rafforzando il vincolo della collegialità nelle modalità di riunione delle sezioni di COCER dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica e dei Carabinieri e valorizzando il loro rapporto con il Capo di stato maggiore della difesa e con il Ministro della difesa. Per l'esame di eventuali argomenti di specifica competenza di una sola sezione viene previsto l'istituto della delega da parte del consiglio interforze. L'obiettivo è quello di portare più facilmente e più rapidamente i problemi del personale al livello dove risiedono le competenze e i poteri per affrontarli e possibilmente risolverli.
        Per gli stessi motivi viene previsto un rapporto diretto del COCER della Guardia di finanza con il comandante generale del corpo e con il Ministro dell'economia e delle finanze. Va detto infine che, in coerenza con le esigenze del nuovo strumento militare, riteniamo necessario rafforzare il carattere interforze degli organismi di rappresentanza estendendo ai consigli intermedi questa composizione fino ad oggi patrimonio esclusivo del solo consiglio centrale.
        I consigli intermedi risulteranno così formati da militari delle quattro Forze armate e potranno essere un luogo nuovo per sviluppare gli elementi di coesione e di comprensione reciproca tra le diverse armi.
        Si prevede, inoltre, la loro collocazione a livello di regione geografica e non più di regione militare, di regione aerea, di dipartimento marittimo o di alto comando, identificando nei consigli regionali eletti dai cittadini, il loro interlocutore istituzionale.
        Si tratta di un passaggio dettato dalla volontà di aprire alla condizione militare canali di collegamento nuovi con la società civile e le sue istituzioni elettive individuando in esse anche un interlocutore in grado di rispondere concretamente ad esigenze e necessità risolvibili nel quadro delle prerogative già affidate alle autonomie locali ed al loro sviluppo prevedibile con il progressivo affermarsi del decentramento dello Stato.
        Una riflessione a parte merita poi la ricollocazione dei rappresentanti dei militari in ferma di leva obbligatoria nei consigli di rappresentanza così riformati.
        La decisione dell'abolizione del servizio militare di leva pone in una condizione del tutto nuova tale servizio e non vi è più motivo di prevedere i rappresentanti della leva nella struttura organica del COCER.
        Si tratta allora di concedere ai rappresentanti di leva una autonomia deliberante garantita dalla collaborazione con il comitato di presidenza del COCER che partecipa alle loro riunioni. Viene così a costituirsi, a livello centrale, un consiglio nazionale della leva che deve avvalersi di strumenti molto agili quali un numero verde e un sito web per garantire quelli che possiamo chiamare "diritti del soldato" durante una fase di transizione. Una fase nella quale la leva coesiste con i volontari professionisti e il servizio civile alternativo e rischia di rimanere in ombra rispetto ad entrambi.
        Il procedimento di elezione dei delegati fino ad ora previsto con candidature individuali può essere migliorato prevedendo come condizione per la presentazione di una candidatura una raccolta di firme a sostegno del candidato. Ciò al fine di rafforzare il vincolo di fiducia tra eletti ed elettori e aumentare la responsabilizzazione di quanti intendono assumere un compito di rappresentanza che deve essere vissuto con spirito di servizio verso la comunità rappresentata.
        Viene infine meglio definito l'istituto della concertazione individuandone le materie principali, distinguendo il ruolo dei COCER da quello delle amministrazioni di appartenenza e ridefinendo le prerogative di ciascuno degli attori del procedimento. Giunge così a delinearsi un quadro di relazioni tenute insieme da un principio di corresponsabilità che è alla base della decisione di prevedere una sessione suppletiva di concertazione nel caso in cui durante la sessione ordinaria non venga raggiunto uno schema normativo di reciproca soddisfazione fra i soggetti coinvolti. L'ipotesi di rinviare di un anno la definizione dei contenuti del rapporto d'impiego del personale militare non può essere presa con leggerezza, in quanto costituisce uno strumento per rafforzare le capacità negoziali delle parti sociali e deve spingere tutti a trovare una soluzione positiva trattandosi di una decisione impegnativa e dagli effetti non trascurabili.
        In conclusione, riteniamo di poter affermare che queste nuove norme sulla rappresentanza militare possono costituire un contributo alla modernizzazione del nostro strumento militare valorizzandone l'efficienza e il carattere democratico al servizio del Paese e in conformità alla nostra Costituzione.




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