XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2182




        Onorevoli Colleghi! - Con la fine della XIII legislatura, la Commissione parlamentare di inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi ha terminato la propria attività. Qualcuno certamente avrà anche pensato che fosse giusto interrompere il suo lavoro, ma è difficile negare che nel corso degli anni la Commissione abbia fornito un contributo concreto alla ricerca della verità sui tanti, troppi, episodi di terrorismo che hanno insanguinato il Paese.
        Da piazza Fontana all'omicidio di Moro e della sua scorta, dalla strage dell'Italicus al DC9 precipitato al largo di Ustica, fino all'omicidio D'Antona, la Commissione ha costantemente seguito l'evolvere delle inchieste aperte dalla magistratura, fungendo talvolta anche da vero e proprio strumento di stimolo per l'approfondimento di temi scottanti. Le ammissioni del senatore Taviani, recentemente scomparso, hanno confermato il valore dell'attività dei membri e dei consulenti della Commissione nella ricerca sempre più stringente delle reali responsabilità concernenti il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, così come quelle del generale Maletti per la ricostruzione del terrorismo stragista di stampo neofascista.
        Certo, non possiamo dire che la Commissione abbia completato il suo compito, perché ancora troppe sono le lacune da colmare nella storia del terrorismo italiano. Nondimeno dobbiamo registrare un esaurimento storico dell'attività della Commissione, perché mentre i suoi membri lavoravano sulla storia dell'eversione, altri e diversi terrorismi si sono drammaticamente affacciati sulla scena. I continui attentati a strutture politiche e militari avevano già indotto la Commissione a prestare attenzione al fenomeno del cosiddetto "nuovo terrorismo", ma è con l'assassinio del professor Massimo D'Antona nel maggio 1999, e con l'attentato alla sede de "Il manifesto", che si è avvertita forte l'inattualità della Commissione. Di fronte al risorgere del terrorismo abbiamo registrato una difficoltà non solo a capire il fenomeno, ma anche a portare avanti il lavoro della Commissione come previsto dalla legge. Forze dell'ordine e magistratura hanno giustamente ritenuto di non poter divulgare, seppure a un organismo parlamentare, quanto andavano acquisendo nel corso delle indagini, e similmente si è dovuto prestare maggiore cautela per la gestione dei documenti riguardanti persone coinvolte nelle indagini.
        Ma è proprio su questo che dobbiamo confrontarci adesso, sul difficile equilibrio tra l'attività investigativa per la ricerca dei responsabili degli episodi di terrorismo, e l'esigenza costituzionalmente garantita per i rappresentanti popolari di conoscere quanto riguarda l'eversione e la sicurezza dello Stato. Per questo si propone oggi la istituzione di una Commissione parlamentare che abbia come principale obiettivo quello di indagare sul cosiddetto "nuovo terrorismo", cercando di individuarne la matrice e le possibili connessioni con analoghi fenomeni degli anni - o meglio, dei decenni - passati.
        Tutto ciò tenendo presente il mutato quadro in cui agiscono i nuovi terroristi. Uno scenario internazionale costituito non più solo dallo scambio di armi, da una solidarietà militare e da una finanza che sfugge al controllo degli Stati, ma che permette flussi di denaro enormi, e che si configura come un salto di qualità anche per quanto riguarda gli strumenti informatici e tecnologici utilizzati dai terroristi.
        Una Commissione parlamentare che potrebbe agire con il supporto di una struttura che si qualifichi come un vero e proprio osservatorio, che sia quindi dotata di tutti gli strumenti necessari per indagare sul nuovo terrorismo, sia sotto il profilo tecnico che culturale, in grado di interagire senza interferenze con l'attività investigativa degli organi preposti.
        La proposta di legge che si presenta prevede all'articolo 1 che la Commissione parlamentare di inchiesta svolga la propria attività monitorando costantemente l'attività dei movimenti eversivi, anche tramite la costituzione di una apposita banca dati, e svolga attività di indagine sugli episodi di terrorismo dal 1990, anche ricercando possibili legami con movimenti ed episodi degli "anni di piombo" e con fenomeni di terrorismo internazionale.
        Con l'articolo 2 si definiscono i poteri e i limiti della Commissione parlamentare di inchiesta, tradizionalmente equiparati a quelli dell'autorità giudiziaria, e i termini (trentasei mesi) entro i quali la Commissione deve ultimare i suoi lavori presentando una relazione al Parlamento.
        L'articolo 3 concerne la composizione della Commissione, mentre l'articolo 4 riguarda le procedure per l'audizione dei testimoni in Commissione e la disciplina del segreto di Stato, che non può essere opposto alla Commissione nello svolgimento dei suoi lavori. Parimenti, con l'articolo 5 è data facoltà alla Commissione di richiedere ed ottenere dall'autorità giudiziaria la documentazione relativa ai procedimenti in corso su episodi di terrorismo, salvo che la stessa autorità ritenga di non poter ottemperare alla richiesta per ragioni di tutela delle indagini stesse.
        Oltre alle disposizioni procedurali, contenute negli ultimi articoli, con l'articolo 6 viene fatto obbligo ai membri della Commissione, e al personale tutto che con essa collabori a qualsiasi titolo, di mantenere il segreto su tutto quanto riguarda le deposizioni, le notizie, gli atti e i documenti acquisiti al procedimento di inchiesta.
        Colleghi, non possiamo infine tacere, e anzi dobbiamo riflettere e compiere un
salto di conoscenza sul terrorismo, sugli attentati dell'11 settembre 2000 contro il popolo e il Governo degli Stati Uniti, per allargare il nostro orizzonte di ricerca, non certo per scoprire noi i responsabili di stragi così efferate (a ben altro livello si colloca questo compito), ma per cercare di individuare possibili connessioni tra quanto è accaduto e i fenomeni avvenuti in Italia e che possono essere stati sottovalutati proprio per il difetto di conoscenza che rimarcavamo.
        Una Commissione parlamentare di inchiesta che indaghi, che sviluppi la ricerca, che aiuti la riflessione, sembra lo strumento più appropriato per dare un contributo alla lotta al nuovo terrorismo e per valorizzare il contributo che può venire dal Parlamento in una battaglia così complessa e difficile, eppure vitale per la nostra democrazia.




Frontespizio Testo articoli