XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2166
Onorevoli Colleghi! - La dimensione dei bisogni delle
persone anziane non autosufficienti ha assunto ormai,
all'interno delle società più sviluppate, una valenza tale che
rende ogni giorno sempre più indispensabile una risposta
pubblica. Non è più accettabile, infatti, che questa
situazione venga lasciata prevalentemente a carico di quel
milione di famiglie italiane che quotidianamente affrontano i
complessi problemi legati alla presenza di una persona anziana
non autosufficiente.
E' ben noto che il calo della natalità e l'allungamento
della durata della vita media grazie anche ai progressi della
medicina ed alla crescita del benessere determinano un
processo di senilizzazione della società italiana ed europea
molto pronunciato. Oggi gli anziani con più di sessantacinque
anni sono in Italia il 16,8 per cento della popolazione, e
tale percentuale è destinata ad arrivare, secondo le
previsioni dei demografi, al 27 per cento nel 2030; in termini
assoluti si passerà dai 9,6 milioni di persone del 1996 ai
14,4 del 2030.
La non autosufficienza in terza età non può più quindi
essere considerata un evento straordinario; al contrario,
sempre più diventa un rischio prevedibile, e con l'età che
avanza, le condizioni di salute tendono inevitabilmente a
peggiorare. Malattie invalidanti e degenerative quali il morbo
di Parkinson o di Alzheimer debilitano e rendono dipendenti un
numero crescente di persone. Sempre più l'ultima fase della
vita richiederà con molta probabilità le cure di un assistente
domiciliare o di un infermiere, oppure un ricovero, o comunque
qualcuno che presti assistenza. E questo comporta già costi
oggi elevati, mediamente da 500 a 1.500 euro al mese, non
certo alla portata di tutte le famiglie. Si tratta di una
delle grandi sfide con cui si misurano ormai tutte le società
economicamente sviluppate.
Fino ad oggi, grazie anche alle risorse messe a
disposizione dalle leggi regionali e più recentemente dalla
riforma dell'assistenza, molti comuni hanno meritoriamente
sostenuto le famiglie con servizi di assistenza a domicilio.
Poco più di seicentomila anziani percepiscono invece circa 400
euro al mese di indennità di accompagnamento, con una spesa
annua per lo Stato di circa 3.500 milioni di euro. Ma tutti
questi si sono rivelati strumenti inadeguati, parziali,
largamente insufficienti tanto a garantire una vera tutela per
l'anziano che a compensare i costi sostenuti dalle
famiglie.
E' evidente che un problema di così forte e crescente
impatto non può trovare soluzioni negli strumenti ordinari
dell'assistenza. Tant'è che, pur seguendo itinerari diversi,
numerosi Paesi hanno attivato misure straordinarie, senza
dubbio più efficaci. Per restare in Europa, la Francia
finanzia le specifiche prestazioni di assistenza agli anziani
attraverso la fiscalità generale, mentre la Germania dal 1994
ha istituito un'assicurazione obbligatoria a carico dei
lavoratori e delle imprese, che sviluppa ogni anno più di 25
miliardi di euro e garantisce alle famiglie le risorse per
fronteggiare la non autosufficienza.
Di fronte, quindi, a bisogni crescenti che richiedono un
aumento consistente delle risorse da mettere a disposizione, è
necessario prevedere una entrata autonoma e straordinaria che
finanzi questa necessità e che coinvolga tutti i cittadini che
producono reddito nel condividere il rischio della non
autosufficienza in età anziana. Scartando la scelta
dell'assicurazione privata che determinerebbe inevitabilmente
forti discriminazioni fra cittadini con uguali bisogni, la
condivisione del rischio della non autosufficienza attraverso
un sistema assicurativo pubblico ed obbligatorio, che
coinvolga tutti coloro che producono reddito, non solo i
lavoratori dipendenti, può costituire indubbiamente la via
solidale, efficace e concreta per garantire a tutti con
certezza il diritto all'assistenza.
In questa direzione si muove la proposta di legge che oggi
presentiamo. Con essa, all'articolo 1 si intende istituire un
sistema di protezione sociale e di cura per le persone anziane
non autosufficienti attivando presso l'Istituto nazionale
della previdenza sociale (INPS) un Fondo nazionale per il
sostegno alla non autosufficienza che erogherà contributi alle
famiglie sulla base dei reali bisogni assistenziali, valutati
sul territorio dai comuni e dalle aziende sanitarie locali.
Nell'articolo 2 vengono specificate le finalità del Fondo
che dovrà consentire un più agile accesso alla rete dei
servizi di assistenza alla persona, all'assistenza domiciliare
diurna e notturna, erogando un assegno di cura commisurato
alla gravità del bisogno assistenziale, e, alle famiglie, le
risorse necessarie al pagamento della quota sociale a carico
dell'utente per il ricovero in residenze sanitarie assistite o
in strutture similari.
Con l'articolo 3 si delega il Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, di concerto con gli altri Ministri
competenti, in primo luogo il Ministro della salute, d'intesa
con le regioni e le autonomie locali, a definire i criteri per
l'accertamento della non autosufficienza, le modalità di
erogazione dei diversi interventi, l'organizzazione
territoriale nell'ambito del distretto socio-sanitario, la
valutazione del bisogno assistenziale ed il controllo delle
prestazioni erogate. La proposta di legge in tal senso si
muove in sintonia con la legge n. 328 del 2000 di riforma dei
servizi di assistenza e ne costituisce un significativo
sviluppo.
La proposta di legge prevede una fase sperimentale di un
anno con la istituzione presso l'INPS di un fondo di circa 5
mila milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2002 al 2004.
Nel corso del triennio, nel quadro della concertazione fra le
parti sociali, dovranno essere definite e messe in atto le
procedure necessarie che porteranno alla istituzione ed alla
messa a regime di una assicurazione obbligatoria pubblica che
coinvolga tutti coloro che producono reddito e che possa
consentire di distribuire il rischio della non autosufficienza
su una platea di contribuenti più ampia possibile, nonché le
misure fiscali atte a compensare il maggior onere a carico dei
lavoratori e delle imprese.