XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2163




        Onorevoli Colleghi! - Con la legge finanziaria per il 2002, all'articolo 25, comma 4, che modifica l'articolo 4 del decreto legislativo n. 141 del 1999, è stata decisa la cessione alle regioni Puglia e Basilicata delle azioni dell'Acquedotto pugliese Spa in maniera proporzionale al numero degli abitanti.
        Si tratta di una decisione che oggettivamente presenta motivi di dubbia equità nonché di palese violazione del principio federalista, legato alla valorizzazione delle risorse locali e alla capacità da parte delle due regioni di trovare da sole un accordo maggiormente rispondente alle esigenze del territorio, come del resto è già avvenuto per altri problemi.
        L'atto d'imperio con cui il Governo e la sua maggioranza sono intervenuti e che ha inteso connotare politicamente una vicenda rilevante da un punto di vista economico e sociale, cambiando la decisione che fu presa a suo tempo dal Governo D'Alema di cedere l'Acquedotto pugliese all'ENEL, rappresenta oggettivamente un colpo di mano che non affronta al meglio il nodo del problema della gestione delle risorse idriche.
        L'acqua rappresenterà per il futuro sempre di più una risorsa economica fondamentale, in considerazione dei mutamenti climatici e della maggiore esigenza che si avverte per gli usi civili e produttivi.
        L'Acquedotto pugliese è il principale acquedotto europeo per estensione e per numero di utenti serviti. Sin dalla sua nascita ha fornito acqua in una delle zone più aride del Paese, che oggi risulta da studi scientifici a rischio di desertificazione. E' proprio per questo che non si contesta la decisione di cedere le azioni alle regioni, ma la modalità con cui questa cessione avverrà: si escludono regioni come la Campania e il Molise, che pure immettono significative quantità di acqua nella rete dell'acquedotto e il cedere le azioni in base alla proporzione con il numero degli abitanti penalizza poi una regione come la Basilicata, che riversa nell'Acquedotto pugliese il 70 per cento delle risorse idriche gestite dall'Acquedotto.
        Per questo, la presente proposta di legge intende modificare i criteri adottati nella legge finanziaria per il 2002 in base ad un principio più equo, che tenga in considerazione il valore della risorsa gestita e non solo la semplice rete terminale della struttura.
        Inoltre, si intende sollevare il problema della ristrutturazione dell'Acquedotto pugliese che in alcuni punti perde oltre la metà della risorsa circolante in rete e che purtroppo necessità di significativi investimenti che le regioni non sono in grado di fare autonomamente.
        La preoccupazione è che la cessione secondo le modalità di evidenza pubblica regolate da normative nazionali e comunitarie possa non risolvere il problema che si ripercuote sui cittadini, con le razionalizzazioni della erogazione dell'acqua, e rivelarsi una semplice operazione di natura finanziaria, a vantaggio magari di gruppi stranieri.
        Si ritiene quindi importante la possibilità di prevedere poteri speciali per le regioni in sede di collocamento sul mercato delle azioni.
        Ci auguriamo che la proposta di legge possa essere discussa dal Parlamento nel più breve tempo possibile e comunque prima che si proceda alla cessione alle regioni delle azioni dell'Acquedotto pugliese Spa con le modalità della legge n. 448 del 2001.




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