XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2143
Onorevoli Colleghi! - Nel vocabolario ufficiale della
lingua italiana del 2000 è entrata una nuova parola di origine
anglossassone: mobbing; essa come altre, ad esempio
stress, è diventata ormai insostituibile.
La parola mobbing deriva dall'etologia. Konrad
Lorenz, per primo, la usò per definire il movimento di
accerchiamento che compiono alcuni animali (in particolare gli
uccelli, quando viene insediato il loro nido) verso qualcuno
della stessa specie, fino a portarlo, talvolta, alla morte e
deriva dal verbo inglese to mob, che significa "assalire
tumultuando".
Il termine esprime così l'immagine dell'assalto e
dell'accerchiamento di gruppo, e la situazione di terrore
dovuta all'isolamento della vittima di fronte all'ostilità
degli altri.
In psicologia del lavoro tale termine fu introdotto dallo
studioso svedese Heinz Leymann, psicologo del lavoro di
origine tedesca, il quale aveva notato un fenomeno molto
frequente (molto di più di quello che si potrebbe pensare):
l'emarginazione e l'isolamento sul posto di lavoro.
Lo scopo del mobbing è quello di eliminare una
persona che è o è divenuta "scomoda", distruggendola
psicologicamente e socialmente, in modo da provocarne il
licenziamento o da indurla alle dimissioni.
Il fenomeno non è per niente da sottovalutare: non è
secondario né poco frequente, ed in tutto il mondo colpisce
più le donne che gli uomini e, nella maggior parte dei casi,
comincia sotto forma di molestie sessuali.
Nel 1998 uno studio della Fondazione europea condotta su
un campione di 12000 lavoratori ha messo in evidenza che nei
15 Paesi dell'Unione europea, l'8,1 per cento si è dichiarato
vittima di atti di violenza e di persecuzione psicologica
nell'ambito dell'attività lavorativa.
I Paesi europei che hanno adottato misure legislative che
tutelano dal fenomeno sono state per primi la Finlandia e la
Svezia, poi è seguita la Germania che ha introdotto nei
contratti di lavoro misure cautelative contro il
mobbing.
Anche in Francia è frequente questo fenomeno: nel suo
libro "Molestie morali - La violenza perversa in famiglia e
sul posto di lavoro" la psicanalista francese Marie France
Hirigoyen, esperta in vittimologia, (disciplina per la quale è
stata istituita in Francia una cattedra universitaria) parla
del "narcisismo perverso", di uno psicotico senza sintomi, che
trova il suo equilibrio scaricando su un altro il dolore che
non è capace di sentire. Questo transfert del dolore gli
permette di valorizzarsi a spese di un altro.
Volendo parlare, però, delle cause del mobbing,
tutti gli studi internazionali attribuiscono grande
importanza all'organizzazione del lavoro: una cattiva
organizzazione del lavoro crea stress nei dipendenti e
facilita i fenomeni di mobbing, se ci sono personalità
disturbate. Deriva, dunque, dal combinarsi negativo di varie
concause.
Anche in Italia il fenomeno diventa sempre più esteso ed
eclatante. Nel 2000, nel corso della prima Conferenza
nazionale sulla salute mentale, l'allora Ministro della
sanità, professor Luigi Veronesi, fornì alcuni dati ufficiali.
Il mobbing è risultato al secondo posto tra i fattori di
rischio per malattia mentale ed inoltre, è stata riportata la
cifra di 2 milioni di vittime, nonché quella di 4 milioni di
familiari, che sono anch'essi interessati indirettamente da
questa grave patologia sociale.
Gli effetti sono devastanti nella vittima (del tutto sana
prima di diventare "il capro espiatorio" di un collega, di un
capo, eccetera). Dagli studi fatti in tutto il mondo le
vittime risultano ammalarsi o di "sindrome post-traumatica da
stress" (che è la malattia che colpisce le vittime di
rapimenti prolungati, chi ha dovuto subire una situazione che
mettesse in serio rischio la vita, propria o quella di una
persona cara: famosi, a questo proposito, sono gli studi
condotti sulle vittime dei lager nazisti e sui reduci
del Vietnam). A questa si aggiunge un disturbo depressivo, in
genere grave, tanto che in uno studio condotto da Leymann in
collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità è
risultato che tra il 20 ed il 15 per cento di suicidi in
Svezia era dovuto a situazioni di mobbing.
Inoltre, si accompagnano sempre disturbi fisici: costante
è l'ipertensione, l'ulcera, le malattie artrosiche, le
malattie della pelle e, perfino, i tumori. Come non
dimenticare il caso Tortora?
Il mobbing, infatti, viene consumato in maniera
isolata, sotto gli occhi di spettatori indifferenti, a loro
volta ricattati dal mobber (cioè di chi fa mobbing
in prima persona). Dai dati in mio possesso, mi risulta che
sicuramente almeno tremila lavoratrici e lavoratori è stato
riconosciuto ufficialmente che sono vittime di questa
patologia sociale dai tre centri specialistici maggiormente
accreditati in Italia.
Voglio far notare che una legge su questa materia è ormai
indispensabile anche in Italia, e non solo per motivi etici,
umani e di giustizia e correttezza nei rapporti umani. Infatti
l'Unione europea ha più volte sanzionato l'Italia per la
mancanza di un legge su questo fenomeno.
Le malattie mentali e fisiche dovute al mobbing
recano un danno socio-economico rilevante per la società:
costi per i ricoveri ospedalieri, costi per le cure, eccetera.
Si può calcolare che un lavoratore costretto al
prepensionamento a soli 40 anni determina un costo sociale
pari a più di un miliardo e 200 milioni in più rispetto ad un
lavoratore che va in quiescenza in età prevista.
Si tratta, dunque, di un danno economico per la società e
le aziende (sia pubbliche, nelle quali chi paga è lo Stato, e
non certo perché i capi provochino danni ai loro sottoposti,
che comunque non sono loro dipendenti, sia private, che non
utilizzano capacità e intelligenze: ricordiamoci che le vere
risorse delle aziende sono le risorse umane, ed una buona
direzione del personale ed una buona organizzazione del lavoro
sono la migliore garanzia dell'ottimo funzionamento di
un'azienda).
Saranno necessari corsi per dirigenti per evitare questo
fenomeno, condotti da specialisti. Di questo si avvantaggerà
l'intera società: eviteremo che persone sane si ammalino, con
i costi conseguenti. Eviteremo che intelligenze utili vengano
sprecate.
Eviteremo che dirigenti, che hanno il compito di
utilizzare al meglio le risorse loro disponibili, dimentichino
qual è il loro compito.
E, infine, finalmente ci allineeremo, anche rispetto a
questo, con il resto dell'Europa.
Ciò è fondamentale dopo l'approvazione, da parte del
Consiglio europeo di Nizza, in data 7, 8 e 9 dicembre 2000,
della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Nella scorsa legislatura alcuni colleghi dello stesso
schieramento politico avevano
presentato alcune proposte di legge in materia penale. La
presente proposta di legge, invece, non contiene disposizioni
in materia penale, in quanto intendiamo fare prevenzione e non
lasciare fuori i due milioni di "mobbizzati" in quanto le
leggi penali non sono retroattive.
Da parlamentare tarantino sono particolarmente motivato
all'approvazione di una legge che abbia una finalità
preventiva nei confronti di questo fenomeno, dal momento che
proprio la mia città è stata il triste teatro di un episodio
di mobbing, ormai famoso in tutta Italia, che
recentemente ha registrato l'emissione, in prima fase di
giudizio, di una serie di condanne.