XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2128
Onorevoli Colleghi! - Lo sport è da sempre uno dei
veicoli più importanti di comunicazione e socializzazione, un
momento di distensione, una palestra di formazione umana e
civile, la possibilità di confrontarsi con se stessi e con gli
altri.
Ciò vale anche per lo sport praticato dai disabili. Sono
passati gli anni in cui i portatori di handicap e lo
loro famiglie vivevano la propria condizione e quella dei
propri familiari come una vergogna da nascondere al mondo,
come un motivo valido per chiudersi in casa e smettere di
vivere la propria vita. Lo sport per disabili è in crescita,
anche se sono ancora pochi quelli che percentualmente
praticano uno sport e molti quelli che scoprono solo
tardivamente questa realtà. Eppure a Sidney, a distanza di
quaranta anni dalla nascita delle Paraolimpiadi, si è potuto
constatare dal vivo che gli atleti disabili sono atleti come i
loro colleghi normodotati, e che come loro corrono veloci,
gioiscono per le vittorie e soffrono per le sconfitte.
Come loro si allenano e come loro trovano nello sport
un'occasione per stare insieme e socializzare. Non tutti i
disabili che si sono avvicinati o si avvicineranno ad uno
sport, parteciperanno un giorno ai giochi paraolimpici, ed è
normale che sia così; lo sport può, tuttavia, essere per loro
un'occasione per vivere una vita normale, in rapporto ai loro
limiti fisici, senza vergogne o paure, un modo per vivere
all'aperto, l'occasione per scoprire le proprie potenzialità.
Ma qualcosa di più va fatto per favorire la pratica sportiva
dei disabili, anche dal punto di vista delle norme che
regolano lo sport.
Nel nostro Paese lo sport è affidato, in gestione
autonoma, al Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), che
il decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242 ha provveduto a
riordinare. Il decreto legislativo n. 242 del 1999, nel
disciplinare organi ed attività del CONI, prevede che l'ente
si conformi "ai princìpi dell'ordinamento sportivo
internazionale, in armonia con le deliberazioni e gli
indirizzi emanati dal Comitato olimpico internazionale (CIO)".
Compiti del CONI sono la cura, l'organizzazione ed il
potenziamento dello sport nazionale, ed in particolare la
preparazione degli atleti e l'approntamento dei mezzi idonei
per le Olimpiadi e per tutte le altre manifestazioni sportive
nazionali o internazionali finalizzate alla preparazione
olimpica, l'adozione di misure di prevenzione e repressione
dell'uso di sostanze che alterano le naturali prestazioni
fisiche degli atleti nelle attività sportive, la promozione
della massima diffusione della pratica sportiva.
Tra le diverse federazioni sportive aderenti al CONI c'è
la Federazione italiana sport disabili (FISD) che raggruppa
gli sportivi disabili e ne promuove l'attività. Molte sono le
discipline sportive a cui si rivolgono i disabili e che
prevedono gare nazionali ed internazionali: atletica leggera,
calcio, canoa-kayak, ciclismo, equitazione, ginnastica,
goalball, judo, nuoto, pallacanestro, scherma, sport
invernali, tennis, tennis da tavolo, tiro con arco, tiro a
segno, torball, vela.
La presente proposta di legge intende introdurre una
modifica al citato decreto legislativo n. 242 del 1999, onde
prevedere un preciso compito del CONI nel promuovere lo sport
dei disabili e nel sostenere presso il CIO, un'azione volta ad
unificare, al più presto, Olimpiadi e Paraolimpiadi facendone
un unico grande appuntamento, dando un esempio a partire
dall'unificazione delle gare nazionali, compatibilmente con le
esigenze organizzative e il rispetto delle persone disabili,
avvalendosi in ciò anche dell'esperienza dei rappresentanti
della FISD.
Lo spettacolo ed il guadagno non possono essere, infatti,
i soli princìpi alla base delle Olimpiadi e delle gare
sportive in generale; lo sport è unico e gli atleti disabili
sono, innanzitutto, atleti che vivono le stesse tensioni e
passioni dei normodotati. Per questo, le federazioni sportive
e lo Stato devono garantire lo stesso riconoscimento morale ed
economico, per ribadire che non si fa differenza alcuna tra
atleti che onorano il nome dell'Italia nel mondo. E' questo
l'obiettivo che si prefigge la presente proposta di legge: il
superamento di una cultura che discrimina l'atleta disabile,
una battaglia dall'alto significato etico ed umano.
Un'ulteriore questione affrontata dalla proposta di legge
prende le mosse dalla presa d'atto di una situazione
"singolare": la FISD rispetta il regolamento IBSA
(International Blind Sport Association), sigla che
raggruppa i disabili ipovedenti e non vedenti, e le norme del
Comitato paraolimpico internazionale (IPC).
Nel regolamento di attuazione dei Campionati italiani di
ciclismo su strada e su pista al punto 1.3 si legge che "(...)
durante la gara il concorrente e la guida costituiscono una
squadra. Nel momento in cui l'atleta non vedente taglia il
traguardo, la guida deve essere dietro di lui/lei".
La guida è un atleta iscritto alla FISD e alla Federazione
italiana atletica leggera, tenuto a rispettare il regolamento
per la riuscita della gara, è un atleta che può vincere una
gara olimpica, ma è anche una persona che adatta la propria
carriera al servizio di un atleta disabile. Eppure non gli è
riconosciuto il diritto a salire sul podio a fianco del
compagno, non ha diritto a una medaglia.
Non viene considerato nemmeno "membro di una squadra"
perché nelle premiazioni dei giochi di squadra a tutti i
componenti viene concesso il simbolo e il posto del
vincitore.
A Sidney Lorenzo Ricci, con un gesto di insubordinazione,
ha invitato a raggiungerlo sul podio Marco del Medico e lo ha
simbolicamente premiato mettendogli al collo la sua medaglia.
Con quel gesto egli ha riconosciuto e messo sotto gli occhi di
milioni di persone quello che ancora non compare nei
regolamenti sportivi nazionali ed internazionali.
La figura dell'atleta guida riveste nel mondo sportivo dei
disabili un alto significato umano oltre che atletico.
L'atleta guida si allena in funzione del compagno, deve
rapportarsi a lui con intelligenza e spirito di sacrifico,
deve affinare il proprio stile e uniformarsi ai suoi ritmi e
alle sue esigenze, deve avere i requisiti necessari perché
l'atleta non vedente riesca a fidarsi e a sentirsi tranquillo
e in sintonia con lui in modo da riuscire ad esprimere al
meglio le sue potenzialità ma, anche, deve essere in grado di
raggiungere quantomeno le stesse prestazioni.
Tutto questo non è facile ed, anzi, ha dell'incredibile,
eppure succede e lo spettacolo che ci viene offerto con la
naturalezza propria dei grandi che lavorano sodo e seriamente,
che ci regala gioie ed emozioni, ci dà la dimensione di quanto
sia importante garantire non solo agli atleti disabili, ma
anche alle loro guide, il riconoscimento, solo apparentemente
formale, del loro valore e della loro dignità: anche per le
guide dell'atletica, quindi la proposta di legge prevede, la
medaglia ed il podio.