XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2089
Onorevoli Colleghi! - Il primo centro di informazione
per i giovani in Europa è sorto alla fine degli anni sessanta,
in un quartiere periferico di Bruxelles, allo scopo di offrire
ai figli degli emigrati concrete possibilità per ambientarsi e
inserirsi in una realtà a loro estranea.
Sempre in Belgio, strutture di informazione supportate da
un forte attivismo a livello sociale, politico e giuridico,
furono realizzate da diverse organizzazioni giovanili dalla
forte impronta politica. Questo tipo di esperienze, nate
sempre tra la fine degli anni sessanta e i primi anni
settanta, sono praticamente le uniche che si caratterizzano,
nella loro origine, per l'ambiente extraistituzionale di
provenienza. In Francia, l'idea di un centro d'informazione si
ritrova per la prima volta nel "libro bianco" sulla condizione
giovanile elaborato da un gruppo di esperti su commissione del
Governo francese nel 1967. Nel documento si sottolinea che il
centro d'informazione doveva facilitare l'accesso dei giovani
alle strutture e ai servizi tradizionali, accesso che era
divenuto sempre più difficile; segno evidente di un disagio
delle nuove generazioni nella scuola, nel lavoro, e nella vita
sociale. L'intervento francese si caratterizzò come la prima
rete di centri coordinata a livello nazionale, voluta e
finanziata dal governo centrale e affidata per la
realizzazione tecnica ad una associazione nazionale.
L'esperienza francese è la prima a porsi precisi problemi
metodologici ed organizzativi, con l'obiettivo di creare una
struttura informativa garantita da criteri di scientificità
nell'ambito del trattamento della documentazione e della
realizzazione di una struttura informativa efficace. In altri
termini, si può affermare che l'esperienza francese è quella
che inventò e creò la struttura organizzativa di base per la
gestione di un servizio di informazione ai giovani, generando
un modello di riferimento fondamentale per tutte le esperienze
successive nell'intera Europa.
Dalla fine degli anni sessanta ad oggi i centri
d'informazione giovani o "informagiovani" si sono enormemente
diffusi, costituendo reti nazionali con caratteristiche
organizzative e programmatiche anche molto differenti tra
loro.
Attualmente questi centri sono presenti in venti Paesi, in
massima parte dell'Europa occidentale e centrale, e si contano
oltre 3 mila servizi funzionanti con un contatto presunto di 6
milioni di utenti.
Tra le esperienze maggiormente consolidate troviamo, oltre
alla Francia e al Belgio, la Spagna, i Paesi Bassi, la
Danimarca, la Gran Bretagna e il Portogallo; mentre si
affacciano sempre più frequentemente nuove realtà dell'Europa
orientale (Romania, Bulgaria, Estonia ed Ucraina).
Il primo centro informagiovani italiano è quello del
comune di Torino, che inaugurò la propria attività nel 1982.
L'informagiovani di Torino è fortemente ispirato alle
esperienze francesi a cui, anche geograficamente, è molto
vicino.
Il biennio spartiacque tra le prime esperienze e lo
sviluppo massiccio delle strutture è il 1985-1986. Prima di
tale data i centri funzionanti si potevano contare sulle dita
di una mano: Milano nel 1984, Verona e Forlì nel 1985.
L'Anno internazionale della gioventù nel 1985 ha segnato
un momento importante di svolta per quanto riguarda lo
sviluppo dei centri informagiovani in Italia. Il documento
conclusivo delle attività e iniziative nazionali fissava
cinque aree di intervento principali attorno alle quali
costruire una politica per i giovani:
1) l'informazione, l'orientamento e la consulenza;
2) la scolarizzazione e la formazione professionale;
3) l'ingresso nel mercato del lavoro, l'occupazione e
l'imprendioria;
4) la salute e la prevenzione delle
tossicodipendenze;
5) la cultura, la creatività, il tempo libero e la
mobilità.
Veniva ribadita, inoltre, la necessità di coinvolgere
direttamente i giovani già nelle attività di progettazione ed
elaborazione delle politiche locali a loro rivolte, attraverso
l'istituzione di un forum e di consulte giovanili.
Queste indicazioni, un po' perché risultanti finali di una
riflessione già avviata dai vari operatori e amministratori,
un pò perché sostenute dall'avvio di forme di coordinamento
tra le diverse esperienze, tra cui la prima struttura di
coordinamento degli informagiovani, hanno realmente e
positivamente condizionato lo sviluppo delle politiche per i
giovani e degli informagiovani, in particolare negli anni
successivi. Dal 1987 fino ad oggi il settore ha conosciuto
uno sviluppo straordinario per un servizio non previsto, non
riconosciuto e non finanziato da alcuna disposizione
legislativa nazionale. Se infatti consideriamo, anche solo in
termini numerici, lo sviluppo degli informagiovani, rileviamo
che mentre nel 1986 le strutture aperte erano quindici, nel
1987 erano diventate ventidue, sessantuno nel 1988,
novantasette nel 1989, centotrentasei nel 1990 fino ad
arrivare alle centosessantotto strutture funzionanti nel 1992,
alle duecentosessanta nel 1994 e alle cinquecentoquattordici
attuali.
Attualmente, delle oltre cinquecento strutture
funzionanti, il 50 per cento è collocato nel nord Italia, il
24 per cento nel centro e il 26 per cento nel sud e nelle
isole.
Il decalogo dei centri informagiovani italiani nasce nel
1986 come tentativo di definire, in mancanza di criteri e
metodologie universalmente accettati, almeno alcuni criteri
generali di riferimento per la realizzazione e la valutazione
delle strutture. Con la terza conferenza nazionale degli
informagiovani tenutasi a Modena nel 1993, uscirono
puntualizzati tre modelli di servizio:
1) l'agenzia servizi informagiovani;
2) il centro informagiovani;
3) il punto informagiovani.
Le caratteristiche fondamentali di una agenzia sono
promozione, gestione ed organizzazione di una rete di centri e
punti informagiovani che operano secondo standard
operativi e di offerta informativa omogenei tra loro.
I centri informagiovani svolgono la loro attività
essenzialmente nel territorio in cui sono inseriti (città,
paese o quartiere). Per quanto riguarda i supporti informativi
essi possono avvalersi degli archivi prodotti dalle agenzie
servizi o utilizzare archivi prodotti autonomamente a proprio
uso e consumo. Questi centri svolgono attività di ricerca,
documentazione e comunicazione rispetto allo specifico
territorio in cui sono inseriti. I centri informagiovani
mantengono una apertura dello sportello al pubblico che,
settimanalmente, è in media di almeno quindici ore,
distribuite in modo omogeneo e articolate nell'arco
dell'intera settimana.
I punti informagiovani svolgono generalmente la loro
attività all'interno di aree territoriali limitate come
piccoli paesi, quartieri, centri aggregativi culturali e
sociali, biblioteche, scuole, eccetera.
La loro attività è essenzialmente di accoglienza,
comunicazione, ed informazione rivolta ai giovani presenti in
queste diverse realtà; non svolgono, quindi, altre attività
oltre a quelle di sportello al pubblico.
In definitiva, tutti i problemi di sviluppo degli
informagiovani possono essere riassunti in un problema
generale di razionalizzazione dell'esistente e di
programmazione del nuovo.
Razionalizzazione che ha, come si è visto, punti di
riferimento ormai piuttosto consolidati sia a livello di
esperienze concrete che di riferimenti istituzionali. Si
pensi, infatti, ai modelli di reti nazionali ampiamente
riconosciute e consolidate nel tessuto sociale come in
Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, eccetera, o a
riferimenti istituzionali, gli atti delle raccomandazioni
europee, i protocolli d'intesa siglati anche in Italia tra
Ministri e i rappresentanti degli enti locali (ANCI e UPI) e
delle regioni tesi a favorire lo sviluppo di servizi a
supporto del passaggio alla vita attiva delle giovani
generazioni.
Con questa finalità di razionalizzazione dell'esistente e
di programmazione del futuro, nasce la presente proposta di
legge.
Essa è il frutto del lavoro del coordinamento parlamentare
under 40 del gruppo DS-l'Ulivo e si propone di istituire
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il
Coordinamento nazionale degli informagiovani (articolo 1).
All'articolo 2 ne prevede il raccordo con altre reti
europee e ne specifica le funzioni, indirizzate in particolare
a definire standard qualitativi, a promuovere
l'interscamhio di esperienze, a sviluppare la diffusione delle
iniziative, alla costituzione di una banca dati nonché, al
consolidamento e all'estensione del sistema informativo
nazionale relativo alle politiche giovanili.
All'articolo 3 si prevede la composizione del
coordinamento.
All'articolo 4 si prevedono le funzioni dell'assemblea.
All'articolo 5 sono definite la composizione e le funzioni
dell'esecutivo.
L'articolo 7 prevede l'istituzione di un Fondo nazionale
annuale di 20 milioni e 658 mila euro, destinato a finanziare
progetti di informagiovani già attivati o ad attivare nuovi
servizi nel territorio.
All'articolo 8 si prevede l'istituzione di analoghi
coordinamenti regionali.
In conclusione, attraverso la presente proposta di legge
ed il suo possibile collegamento con altri progetti di legge
in discussione, vogliamo porre al centro dell'attenzione le
politiche giovanili come investimento sul futuro del Paese, ed
i centri informagiovani presenti nel territorio come
importantissimo luogo di raccolta di domande e di offerte di
servizi che difficilmente potrebbero trovare in istituzioni
centralizzate risposte così attente alle specifiche realtà
territoriali.
Sviluppare le politiche giovanili, sviluppare e migliorare
le qualità degli informagiovani sono le sfide delle nuove
generazioni verso il terzo millennio.
L'attenzione e la sensibilità del Parlamento su queste
tematiche consentiranno di ridurre le distanze tra le
istituzioni ed il mondo giovanile.