XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2058
Onorevoli Colleghi! - Il tormentato dibattito sull'uso
delle metodologie della nonviolenza, nel contesto delle
operazioni di polizia, ha assunto nuova rilevanza a livello
internazionale.
I recenti drammatici avvenimenti caratterizzati da una
guerra nuova che minaccia il mondo civile, ripropongono la
necessità di un'analisi politica approfondita che si ponga
come obiettivo, tra l'altro, la soluzione delle gravi
questioni aperte, dalla crisi del Medio Oriente ad un nuovo
ordine mondiale, la global governance.
Si è molto discusso sulle modalità di contrapposizione
alla violenza del terrorismo; è evidente che si debba
ricorrere senza esitazione all'uso della forza, nel contesto
di un'opera di polizia internazionale condotta da parte dei
legittimi poteri sovranazionali, per colpire i responsabili,
utilizzando le conoscenze e le moderne tecnologie.
Tuttavia non bisogna mai dimenticare che esiste una
differenza tra il terrorismo, che in modo spietato e disumano
colpisce gli innocenti, e le più tumultuose e a volte violente
manifestazioni di protesta.
La capacità di distinguere con nettezza i fenomeni in
campo è un caposaldo della cultura della nonviolenza.
Tale capacità di distinzione deve essere favorita,
pertanto, da una nuova normativa volta a orientare il
comportamento delle Forze dell'ordine.
La presente proposta di legge si pone l'obiettivo di
stabilire princìpi ed indirizzi finalizzati ad una moderna
formazione e ad un costante aggiornamento professionale delle
Forze di polizia, introducendo metodologie didattiche più
idonee ad elevare la capacità tecnica ed operativa del
personale di tutte le forze impegnate nella tutela della
sicurezza e dell'ordine pubblico (articolo 1).
Si stabilisce inoltre che il Ministro dell'interno
impartisca annualmente le direttive generali per l'attuazione
dell'attività di istruzione, formazione e aggiornamento degli
Istituti ed Accademie di polizia, vigili sugli indirizzi
stessi, fissi gli obiettivi e riferisca al Parlamento con una
relazione annuale (articoli 2 e 3).
Con l'articolo 4, infine, viene istituito il Comitato
parlamentare per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento
professionale delle Forze di polizia con il compito della
promozione di indirizzi ispirati al miglioramento continuo
della qualità delle Forze dell'ordine, rendendo ancora più
trasparenti gli orientamenti e i criteri che presiedono alle
scelte.
L'aspetto sicuramente più interessante della proposta di
legge è costituito dall'introduzione di un principio,
largamente presente nel dibattito politico, ma scarsamente
inserito nel nostro ordinamenti legislativo, nonostante i
valori che hanno ispirato la Costituzione della Repubblica: il
principio della nonviolenza.
Questo principio, ripreso dalla presente proposta di
legge, è fondamento dei corsi per elevare la capacità tecnica
ed operativa del personale nell'uso di modalità di servizio
nonviolente.
Sia la Costituzione che la funzione dello Stato sono
basate sull'affermazione della legalità, della difesa della
democrazia, della garanzia di sicurezza e dei diritti dei
cittadini.
Soprattutto questi due ultimi princìpi (garanzia di
sicurezza e dei diritti) necessitano di un impegno prioritario
dello Stato, di cui un aspetto fondamentale è costituito
dall'uso delle tecniche e delle strategie della nonviolenza.
Soprattutto, la Costituzione con l'articolo 2 "La Repubblica
riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo (...)"
e con l'articolo 27, terzo comma "Le pene non possono
consistere in trattamenti contrari al senso di umanità (...)",
ha inequivocabilmente esaltato i valori contenuti nell'insieme
della Carta costituzionale ed attualmente ripresi dalla Carta
dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
Un'altissima qualificazione in tal senso è attuata
dall'ONU per il personale specializzato in interventi di
peace-keeping e dai dipartimenti universitari di
peace-research.
La nonviolenza non significa astensione, né passività o
indifferenza, ma va intesa come opposizione alla violenza,
come impegno attivo e affermazione della responsabilità, come
lotta alla sopraffazione. Non ideologia o fede religiosa, ma
teoria-prassi, non dogmatica né autoritaria, che assegna un
ruolo indispensabile alla responsabilità personale.
Non c'è dubbio che i fatti di Genova hanno reso ancora più
urgente una scelta in tal senso. Naturalmente la possibilità
di avere Forze di polizia così addestrate richiede che ci sia,
da parte dei movimenti pacifisti, la volontà coerente ed
inflessibile di isolare i violenti.
Ciò comporta, come è stato affermato dal centro di ricerca
della pace, dalla rete di Lilliput, dalla Pax Christi e
dalle altre associazioni pacifiste nonviolente, l'esigenza di
non accettare la comune partecipazione alle manifestazioni
pubbliche di movimenti e forze differenti tra loro, sul tema
pregiudiziale della violenza.
L'esperienza di Genova dimostra, ancora una volta, che
contro la violenza occorre operare sia dal lato delle Forze di
polizia che da quello del movimento popolare: quindi tenere
assieme, in un'unica manifestazione, tutte le forme di
testimonianza e di azione favorisce la spirale delle due
violenze e la loro obiettiva connivenza. Si dovrà agire
pertanto su versanti diversi, dai valori morali alle tecniche
comunicative, alle strategie di intervento sociale e di
gestione dei conflitti.
Si tratta di diffondere sempre più nelle Forze di polizia
e nella società, un progetto di convivenza di tutti gli esseri
umani.
Dalla nonviolenza posta a base della formazione delle
Forze di polizia può venire un impulso nuovo per
l'affermazione di princìpi fondamentali della Costituzione e
l'applicazione dei concetti etici e giuridici contenuti nella
Dichiarazione dei diritti dell'uomo.