XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2056
Onorevoli Colleghi! - Da molto tempo e da più parti si
avverte la necessità di ricomporre la divaricazione fra le
istituzioni ed i cittadini. Il fenomeno dell'astensionismo in
alcune tornate elettorali è solo il segnale più evidente.
Recenti sondaggi ed inchieste hanno rilevato che la stragrande
maggioranza degli italiani non ha più fiducia nei partiti ed
auspica, conseguentemente, l'istituzione delle elezioni
primarie come possibilità di incidere concretamente nella
formazione delle scelte politiche attraverso la designazione
dei candidati. L'introduzione delle primarie è quindi
percepita come un passaggio indispensabile di rinnovamento e
di recupero di democraticità degli stessi partiti.
L'argomento è stato ampiamente trattato dagli studiosi ed
è stato affrontato anche in sede parlamentare nella IX
legislatura. Fu infatti proposta dalla Commissione bicamerale
per le riforme istituzionali una modifica dell'articolo 49
della Costituzione che prevedeva la innovazione delle
primarie. Tale proposta fu formalizzata nella relazione di
maggioranza presentata alle Presidenze delle Camere il 29
gennaio 1985. E' noto che, per molteplici motivi, l'obiettivo
delle riforme non fu raggiunto. Da allora sono passati
quindici anni e molte cose sono cambiate. Crediamo siano
maturi i tempi, in considerazione anche delle richieste che
salgono dalla società civile, per offrire ai partiti politici
la possibilità di farsi strumenti di reale partecipazione
popolare.
Oggi riproponiamo, con alcuni aggiustamenti, quella
proposta facendo nostro quanto si dichiarava al paragrafo 3.2
della relazione sopra menzionata: "A proposito della già
ricordata tendenza dei partiti a straripare dalle funzioni
loro proprie, a sviluppare una eccessiva concorrenzialità e ad
occupare le istituzioni, nella Commissione si sono manifestate
perplessità ad intervenire legislativamente all'interno
dell'autonomia dei partiti, che debbono conservare il
carattere di associazioni volontarie; vi è tuttavia
disponibilità ad esplorare soluzioni normative che migliorino
la democraticità delle strutture e della dialettica interna,
la disciplina del finanziamento sia privato sia pubblico
(eventualmente configurandolo almeno in parte come erogazione
di servizi e garantendo in ogni caso una equilibrata
distribuzione tra organizzazioni centrali e periferiche), del
regime patrimoniale, del sistema delle incompatibilità (da
perfezionare e rendere più rigoroso, anche sulla linea della
non rieleggibilità, per rompere le cristallizzazioni di potere
sorte un po' dovunque), dei meccanismi per la selezione dei
candidati alle competizioni elettorali anche mediante elezioni
primarie, al fine di rendere meno opaco il rapporto dei
partiti con le istituzioni da un lato, con i cittadini
dall'altro. E' però soprattutto necessaria un'autoriforma dei
partiti stessi, che può essere agevolata da un sistema di
freni esterni e dall'influenza indotta di altre misure
(revocabilità dei ministri, disciplina delle nomine negli enti
pubblici, modifica del meccanismo delle preferenze, eccetera)
e della revisione complessiva dell'ordinamento, che promuove
coerentemente il rientro dei partiti entro argini di maggiore
correttezza: argini assai più stringenti, in concreto, di
norme giuridiche di difficile elaborazione e di ardua
attuazione in un ambito particolarmente delicato.
I partiti, nella loro funzione unificante, debbono restare
il perno del nostro sistema politico, senza tuttavia
monopolizzarlo, e quindi lasciando spazio ad altre formazioni
sociali, come le associazioni, i comitati, i gruppi, le leghe
che si formano nella società intorno a problemi specifici".
Qualcuno di recente ha denunciato la paralisi del sistema
e altri invece hanno parlato di democrazia bloccata. Se tutto
questo è vero non possiamo restare indifferenti e pertanto la
proposta di modifica dell'articolo 49 della Costituzione si
appalesa come un contributo in sintonia con le aspettative
della stragrande maggioranza degli italiani.