XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2053
Onorevoli Colleghi! - Con il decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 539, e successive modificazioni, recante
"Attuazione della direttiva 92/26/CEE riguardante la
classificazione nella fornitura di medicinali per uso umano",
si sono predisposte norme sanzionatorie nei riguardi dei
farmacisti, che non possono essere considerate accettabili.
Esse vanno dalla multa alla chiusura dell'esercizio e si
sarebbero giustificate se a commercializzare i medicinali
fossero stati grandi magazzini o comunque personale non
qualificato e professionalmente non responsabile, caso questo
che in Italia non è attuato.
Il farmacista è un professionista di cultura universitaria
legato ad una deontologia professionale perfettamente in grado
di valutare le singole situazioni.
Mentre non si mette in dubbio la necessità della
prescrizione medica per la somministrazione del farmaco, come
regola generale, non si può dimenticare che esistono casi di
emergenza in cui la normale prudenza riferita alla precedente
clausola può essere ben più pericolosa e lesiva per il
sofferente che non un pronto intervento da parte di persona,
certo non medico, ma altamente qualificata come è il
farmacista.
Né a questo riguardo si possono opporre la presenza dei
pronto soccorso, che in genere non si prestano a situazioni di
emergenza che non si configurino in ben determinate
fattispecie, né tanto meno ci si può fare scudo con
l'esistenza della guardia medica che alla prova dei fatti non
si è dimostrata in grado di sostituire il medico a fronte di
somministrazioni dovute e certe, negate, per esempio, ai
diabetici, si badi, a fronte del citato decreto
legislativo.
Insomma non è possibile con una norma semplificatrice e
per di più vessatoria come quella contenuta in questo decreto
legislativo sostituirsi al buon senso o peggio alla
professionalità del farmacista.
Ma anche il farmacista potrebbe volontariamente sbagliare,
spinto magari dalla necessità di vendere di più; prima però di
preparare norme che colpiscano solo questo operatore è meglio
rifarsi al codice penale che già prevede questi comportamenti
genericamente, lasciando all'azione disciplinare degli ordini
e delle associazioni l'integrazione delle norme atte a
richiamare all'etica professionale il singolo.
Questo Paese è già troppo vessato da norme e regole, ma
soprattutto da divieti e sanzioni; sarebbe interessante
verificare quanti sorveglianti sarebbero necessari in Italia
per far sì che tutti i divieti fossero osservati. E per tutte
le sanzioni sempre applicate basterebbe l'intero popolo
italiano a sorvegliare e a sanzionare se stesso?
Cominciamo, quindi, ad abolire queste norme sanzionatorie
che hanno colorito con i loro lampi spettrali e con la
gratuita distribuzione di sofferenze gli ultimi giorni della
prima Repubblica.
Non si prevedono aggravi di spesa da questo provvedimento
che ha solo carattere cautelativo e non può certo fare conto
su una programmazione di presunte violazioni.