XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2039
Onorevoli Colleghi! - L'articolo 2 dello statuto
dell'Ente per la tutela del lupo italiano (ETLI), approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1988,
recita: "(...) è esclusa ogni e qualsiasi finalità di lucro,
si propone con studi, ricerche, allevamento pratico, di
conservare, perpetuare e proteggere la razza del Lupo italiano
(Canis Lupus Italicus Familiaris) (...)".
E' noto che il lupo selvaggio è classificato come Canis
lupus e il cane domestico come Canis familiaris; la
terminologia Canis lupus italicus familiaris indica
dunque un animale: a) domestico; b) di
appartenenza italiana; c) strettamente apparentato al
lupo selvaggio.
Una razza canina molto speciale, costruita sul ceppo della
Lupa dei gemelli, del Lupo buono di San Francesco d'Assisi,
per una fortunata combinazione genetica, avvenuta nel 1966, e
poi con criteri selettivi naturali ed estremamente rigorosi,
che hanno portato a risultati eccezionalmente favorevoli sotto
il profilo morfologico, fisico e psichico, con notevole
stabilità di carattere e con una totale affidabilità nei
rapporti con l'ambiente umano che la rende particolarmente
idonea all'addestramento e al lavoro in tutti i compiti di
utilità, anche e specialmente al soccorso.
"Uniformità e costanza nel tempo delle caratteristiche
morfologiche e comportamentali, rispondenza di tali
caratteristiche a canoni non soltanto estetici ma funzionali,
notevoli attitudini a compiti di utilità": così concludeva
sinteticamente la relazione del Comitato scientifico
presentata molti anni fa al Consiglio superiore
dell'agricoltura, quando si pose il problema di dotare questa
razza di strumenti di protezione validi che la estraniassero
dai circuiti commerciali, comportanti pericolosi rischi di
inquinamento.
La riuscita del lupo italiano rappresenta un fatto unico e
di difficilissima, o forse meglio impossibile, ripetibilità,
tutti gli altri tentativi analoghi avendo sempre evidenziato
aspetti negativi sia dal punto di vista fisico che
comportamentale, tra i quali ultimi, in special modo, la
scarsa adattabilità al lavoro: un esempio tra tutti, il cane
lupo di Saarloos.
Non a caso i cinofili francesi, fin dal 1979, nello
statuto della Association francaise des Amis du Loup
d'Italie, definirono il successo del lupo italiano "una
pietra miliare negli studi di genetica canina".
Un primato italiano, che venne poi clamorosamente
all'onore del mondo quando i mass media, scritti e
radiotelevisivi, raccontarono la storia di Lougy, il lupo
italiano che, affidato ad una volontaria francese, salvò una
persona sepolta da oltre ottanta ore nel terremoto de Il Cairo
del 1992.
Il lupo italiano è dunque unico perché:
a) è il solo esempio al mondo di un animale che,
realizzando quello che fu il sogno inappagato anche di Konrad
Lorenz, padre della moderna etologia, unisce armoniosamente le
qualità del cane e del lupo, pur essendo, a tutti gli effetti,
un animale domestico e da lavoro; da ricordare, sotto questo
profilo, che il decreto del Ministro dell'agricoltura e delle
foreste 30 marzo 1988 ha istituito il registro anagrafico
ufficiale del lupo italiano in applicazione dell'articolo 71,
primo comma, lettera d), del decreto del Presidente
della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, che demanda alla
competenza statale l'ordinamento e la tenuta dei libri
genealogici e dei relativi controlli funzionali, e che la nota
n. 22705 del 20 luglio 1989 del Ministero dell'agricoltura e
delle foreste definisce l'opera dell'ETLI di "particolare
interesse di natura pubblica" e che l'ETLI stesso è stato
ammesso a convenzioni in base alla delibera del Comitato
interministeriale per la programmazione economica del 2 maggio
1989 relativa alla salvaguardia economica e biogenetica delle
razze e popolazioni a limitata diffusione ed all'articolo 4,
comma 2, lettera b), della legge 8 novembre 1986, n.
752, il che comporta, sia detto con chiarezza, una evidente
totale collocazione in area zootecnica;
b) è il solo animale allevato senza scopo di
lucro, né per ambizioni personali, ma secondo una concezione
innovativa del rapporto tra l'uomo e la natura, in un quadro
di solidarietà.
Esso è pertanto protetto da una normativa di Stato che,
per motivi di conservazione genetica, ne vieta la
commercializzazione e la riproduzione al di fuori dell'ETLI;
in presenza di serie motivazioni esso può essere "affidato",
in base al protocollo ufficiale e sotto il controllo
dell'ETLI. L'ETLI opera dunque in forza del decreto del
Presidente della Repubblica 21 dicembre 1988 e del
disciplinare emanato con il decreto del Ministro delle risorse
agricole, alimentari e forestali 24 aprile 1994, che ne
stabilisce definitivamente le competenze e sancisce il valore
ufficiale dei suoi atti.
Inoltre l'ETLI è stato iscritto, tra le organizzazioni di
volontariato a livello nazionale (lettera 29 marzo 1994,
protocollo n. 81246, naz. 2, 3).
In particolare l'ETLI:
a) gestisce il citato registro anagrafico
ufficiale del lupo italiano, istituito con decreto del
Ministro dell'agricoltura e delle foreste 30 marzo 1988, con i
relativi controlli funzionali; in tale registro sono iscritti
unicamente i cuccioli nati da genitori iscritti in seguito ad
accoppiamenti programmati dall'ETLI;
b) nel proprio centro di selezione amministra il
pool genetico della razza, realizzando linee di sangue
idonee a tutti i compiti di soccorso - in superficie, sotto
macerie e sotto valanga - alla ricerca oltreché di persone
anche di animali feriti, ad azioni antibracconaggio e ad altri
impieghi di interesse pubblico;
c) con la propria divisione SCAUP per gli
addestramenti di utilità pubblica e con le proprie delegazioni
volontarie locali, svolge attività di protezione civile a
livello nazionale e locale;
d) istituisce e gestisce corsi di addestramento
alle varie specialità operative, anche in sedi staccate e
itineranti, effettua prove attitudinali e di profitto, esami
intermedi e finali, rilascia brevetti e convalida i brevetti
rilasciati da altre scuole da esso riconosciute;
e) intrattiene un rapporto operativo organico con
il Corpo forestale dello Stato che partecipa in misura
paritetica alla Commissione esami e brevetti, la quale opera
nei due campi abilitati a livello nazionale: quello dell'ETLI
di Cumiana (Torino) e quello del Corpo forestale dello Stato
di Volpago del Montello (Treviso) con la sua propaggine alpina
di Auronzo di Cadore (Belluno);
f) è assistito da una Commissione
scientifico-tecnica, in base al decreto del Ministro
dell'agricoltura e delle foreste 30 marzo 1988, con funzioni
di indirizzo e di controllo della quale fanno parte, oltre a
scienziati, cattedratici ed esperti, rappresentanti dei
Ministeri e delle amministrazioni regionali; è opportuno
ricordare che, in campo scientifico, l'ETLI si trova in
posizione di avanguardia anche nell'identificazione genetica
per eventuali disconoscimenti delle parentele, raggiunta con
la collaborazione del laboratorio di genetica molecolare
dell'Istituto per la difesa e la valorizzazione del
germoplasma animale (Consiglio nazionale delle ricerche).
E' da considerare che questo patrimonio di valore
incalcolabile, biologico, scientifico, culturale e di utilità
sociale, primato italiano ammirato e invidiato nel mondo, è
stato creato e tenuto in vita per trent'anni dallo sforzo e
dal sacrificio privato.
Esauriti i mezzi privati, solo un rapido ed adeguato
intervento finanziario pubblico può ormai evitare
l'irreparabile distruzione di questa straordinaria realtà.
I precedenti progetti di legge di finanziamento,
presentati rispettivamente dall'onorevole Zaniboni (atto
Camera n. 5885 della X legislatura), dall'onorevole Torchio
(atto Camera n. 715 della XI legislatura), dall'onorevole
Zacchera (atto Camera n. 68 della XII legislatura) e dal
senatore Tapparo (atto Senato n. 275), sono tutti decaduti per
scioglimento anticipato del Parlamento.
Nella XIII legislatura fu approvato all'unanimità dal
Senato della Repubblica in Commissione agricoltura in sede
deliberante il 29 settembre 1998, un testo unificato (atti
Senato nn. 811, del sottoscritto, 1083, 1450 e 1631). Arrivato
alla Camera dei deputati, il testo rimase fermo in Commissione
agricoltura per oltre due anni; a febbraio del 2001 fu
approvato in sede referente e per pochi giorni non andò in
Aula.
Nella legge finanziaria, tabella A, sono stanziati 500
milioni di lire annue, per tre anni. Nel 1998, su richiesta
del Ministero delle politiche agricole e forestali, l'ETLI
indicò in un miliardo di lire annue la cifra necessaria per la
gestione, che non fu contestata: si calcoli che solo per il
personale, a quell'epoca, il costo previsto era di 500 milioni
di lire annue.