XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2020
Onorevoli Deputati! - Il presente disegno di legge vuole
rappresentare una disciplina "quadro" in materia di asili
nido, la cui normativa è oggi a dir poco datata - risalendo
addirittura al 1971 - ed è del tutto insufficiente al fine di
assicurare servizi adeguati alle attuali esigenze concrete
della popolazione italiana.
La proposta non va considerata di per sé in un contesto
isolato de iure condendo, ma va inserita nell'ambito di
un complesso di iniziative legislative, che il Governo
sottoporrà all'attenzione del Parlamento, volte ad affrontare
il "nodo famiglia" con una serie di misure concrete ed
efficaci.
Già nel disegno di legge finanziaria sono previste misure
fiscali a vantaggio delle famiglie. Ma è evidente che il
quadro nella sua interezza potrà essere valutato solo una
volta che sarà completata la definizione del cosiddetto
"pacchetto famiglia".
Venendo agli aspetti specifici del disegno di legge, va
preliminarmente sottolineato come costituisca per il
legislatore un vero e proprio "dovere costituzionale"
affrontare la questione degli asili-nido, che non rappresenta
certo la "panacea" per tutti i mali, ma che realisticamente al
momento si presenta come una delle soluzioni concretamente
percorribili per tentare di conciliare maggiormente esigenze
familiari e necessità individuali. L'obiettivo è infatti
quello di tentare un ragionevole punto di equilibrio tra il
diritto "connaturato" a riprodursi e l'insorgente pretesa di
realizzare appieno la propria individualità.
La necessità di un tale punto di equilibrio è quanto mai
sentita nel nostro Paese, in cui per un complesso di
tradizioni storiche e culturali da sempre la famiglia
costituisce il nucleo fondante delle società ed il perno
attorno al quale si fonda la sfera affettiva
dell'individuo.
Ma non è tutto. Di recente si è assistito ad un fenomeno
che potrebbe apparire contraddittorio.
Da un lato le giovani coppie devono affrontare sempre
maggiori difficoltà di tipo economico - specie nelle metropoli
- nel realizzare una nuova famiglia; difficoltà che producono
evidenti effetti disincentivanti.
Dall'altro lato - soprattutto nel centro e nel sud
d'Italia, in piena controtendenza rispetto ai comportamenti
diffusisi all'indomani del periodo della contestazione
giovanile - si sta sempre più affermando la cosiddetta
"famiglia lunga", vale a dire un nucleo familiare in cui
convivono genitori in età avanzata e figli non più
giovanissimi.
Si tratta di un fenomeno, a quanto sembra, peculiare
all'esperienza italiana, che molto spesso assume la natura di
"ammortizzatore sociale di fatto". In molte situazioni,
infatti, proprio la dimensione familiare ha consentito di
affrontare in qualche modo determinati disagi sociali.
Sono troppo noti per dover essere qui riprodotti i dati
statistici relativi a "non gioiosi" primati del nostro Paese:
basso tasso di natalità e trend di invecchiamento della
popolazione ed è auspicabile, pertanto, che la giovane coppia
italiana dell'immediato futuro possa sapere di poter fruire
facilmente di servizi per la temporanea custodia delle bambine
e dei bambini, senza dover più trovarsi di fronte al dilemma
tra l'affermazione di sé nella vita sociale e professionale e
l'avere una famiglia e dei figli.
L'elemento essenziale, base portante del disegno di legge,
è rappresentato dalla previsione del doppio binario
"pubblico-privato" ed il pieno rispetto del principio di
sussidiarietà nella gestione dei servizi, soprattutto alla
luce delle recenti modifiche apportate al titolo V della parte
seconda della Costituzione.
In particolare, il disegno di legge segue le linee di una
aggiornata e complessa versione del principio di
sussidiarietà, inteso in chiave sia orizzontale che verticale,
nel senso che le attività inerenti i servizi degli asili-nido
possono anche essere affidate dai comuni all'autonoma
iniziativa dei cittadini e delle imprese, mentre nell'ambito
della sfera pubblica le relative competenze sono ripartite tra
comuni, province, regioni e Stato.
Se quindi lo Stato definisce con le regioni e gli enti
locali i criteri generali per la realizzazione e lo sviluppo
degli asili nido, i requisiti minimi per autorizzare il
funzionamento degli asili nido e dei micro-nidi, gli
orientamenti nazionali in materia e la ripartizione delle
risorse, le regioni stesse programmano lo sviluppo degli asili
nido, incentivando al riguardo l'associazione intercomunale;
definiscono i criteri per l'autorizzazione; stabiliscono i
profili professionali; promuovono, anche mediante eventuali
sostegni finanziari, interventi per la creazione di micro-nidi
nei luoghi di lavoro; determinano le modalità per il controllo
di gestione, e - last but not least- ripartiscono i
fondi attribuiti sulla base delle richieste trasmesse dai
comuni.
E proprio i comuni costituiscono la base operativa per la
gestione dei "rilanciati" servizi degli asili nido. In
particolare, ricevono le proposte dei soggetti privati,
provvedono alla gestione diretta dei servizi, definiscono le
modalità gestionali ed organizzative degli asili nido.
Il provvedimento - come accennato - si inquadra in un
disegno più vasto, che ricomprende misure di diverso genere
per il rilancio della famiglia e, comunque sia, anche per
quanto concerne la specifica materia trattata dagli asili nido
vuole essere un punto di partenza o, meglio, di avvio per
dotare le famiglie anche monoparentali di servizi immediati e
facilmente fruibili, per la temporanea custodia dei bambini in
età compresa tra i tre mesi ed i tre anni, onde poter
conciliare diritti connaturali di riproduzione ed esigenze
legate agli attuali stili di vita.