XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2004
Onorevoli Colleghi! - Per poter parlare della soluzione
dei problemi connessi con la minorazione uditiva infantile,
congenita o acquisita prima che il bambino abbia imparato a
parlare, appaiono opportune alcune precisazioni preliminari di
carattere generale.
Un evento, morboso o accidentale, che non è stato
possibile evitare con l'opportuna prevenzione e i cui effetti
non è stato possibile rimuovere con gli adeguati interventi
terapeutici e riabilitativi, determina una minorazione
permanente (fisica, psichica o sensoriale che sia) che a sua
volta può dare luogo ad una disabilità. Solo quando questa
disabilità è confrontata con le necessità personali o sociali,
essa può tradursi in quello svantaggio che il linguaggio dei
nostri giorni definisce handicap. E', pertanto, evidente
come non tutte le minorazioni comportino necessariamente un
handicap. In presenza, ad esempio, di una sordità
precoce lieve o media, la diagnosi precoce, l'altrettanto
precoce protesizzazione, accompagnata da un periodo di terapia
logopedica per la correzione di eventuali dislalie,
consentiranno al bambino audioleso di acquisire perfettamente
la capacità d'ascolto e il linguaggio verbale, facendogli
dimenticare o quasi di avere una minorazione sensoriale
permanente. Proprio come l'applicazione di lenti correttive
adeguate fa dimenticare, nella maggioranza dei casi, al
bambino di essere miope. E' necessario, tuttavia, ricordare
che residui uditivi anche importanti, se non stimolati
precocemente, tendono a ridursi fino a scomparire. E' così che
tanti bambini ipoacusici, ancora non moltissimi anni fa,
avviati alla scuola speciale o, peggio, ricoverati in
istituto, diventavano sordomuti. Diverso è il caso quando ci
si trova di fronte ad una sordità precoce grave o profonda. La
diversità, tuttavia, attiene al grado di recupero dello
svantaggio, al livello di autonomia raggiungibile, insomma
alle possibilità di successo nel superamento
dell'handicap, non certo al modo o ai mezzi per
affrontare la difficoltà. Inoltre, i continui progressi
scientifici nella tecnologia protesica consentono
miglioramenti costanti nel recupero dei bambini anche più
gravemente sordi. Secondo le statistiche europee, ogni 1000
nati, da 1 a 1,5 presentano una lesione auditiva (lieve,
media, grave o profonda) congenita o acquisita in età precoce.
Di questi audiolesi, dal 30 al 32 per cento presentano turbe
associate. Sembra ragionevole attendersi che questi abbiano
maggiori difficoltà di comunicazione dei sordi puri. Oltre il
70 per cento di questi audiolesi nascono da genitori udenti.
Sembra ragionevole attendersi che questi ultimi desiderino che
i loro figli imparino a parlare il prima e il meglio
possibile.
In Italia nascono o diventano in età precoce sordi
profondi 150 bambini all'anno, sparsi su tutto il territorio
nazionale. La sordità precoce grave o profonda ha un'enorme
influenza non solo sullo sviluppo del linguaggio del bambino,
ma in generale sulle sue capacità e sulle sue prestazioni
cognitive e di apprendimento e sulla sua stessa personalità.
Ciò giustifica tutti gli sforzi atti ad assicurare, prima la
prevenzione, poi la precocità della diagnosi, dell'adeguata
protesizzazione e dell'intervento logopedico abilitativo.
L'esperienza universalmente consolidata, infatti, dimostra
che:
a) l'inizio dell'intervento logopedico abilitativo
nella fascia di età da 0 a 3 anni permette di conseguire un
certo livello di risultati (quali che essi siano, in relazione
alla gravità della condizione iniziale);
b) l'inizio di tale intervento tra i 3 e i 6 anni
di età consentirà di raggiungere un livello che, a parità di
condizioni, potrebbe essere non trascurabilmente inferiore al
primo;
c) sarebbe irrimediabilmente preclusa la
possibilità di ottenere i risultati di tali interventi precoci
se l'intervento stesso dovesse iniziare dopo i 6 anni di età;
vale a dire che l'intervento logopedico sarebbe
irreparabilmente tardivo.
Da tutto quanto sopra esposto conseguono due
considerazioni:
a) il numero relativamente esiguo e la diffusione
sull'intero territorio nazionale dei bambini affetti da
sordità profonda che ogni anno possono presentarsi ai servizi
riabilitativi, da un lato rende più che agevole dedicare, da
parte del Servizio sanitario nazionale, l'impegno finanziario
necessario al massimo recupero delle loro potenzialità,
dall'altro lato rende obbligatoria un'offerta capillare
sull'intero territorio nazionale di servizi riabilitativi
adeguati anche per il trattamento di questi bambini (non
essendo più neanche ipotizzabile un ritorno alla loro
segregazione in scuole speciali o peggio alla loro
istituzionalizzazione);
b) la correttezza della diagnosi, la precocità e
l'adeguatezza della protesizzazione, la precocità e
l'efficienza dell'intervento logopedico, a partire dai
primissimi mesi di vita, sono determinanti per il grado di
successo dell'integrazione sociale.
Cionondimeno nell'ambito delle diverse strategie
riabilitative può assumere importanza per un completo sviluppo
cognitivo anche l'apprendimento della lingua italiana dei
segni, associata alla riabilitazione orale. Occorre perciò
garantire alle famiglie la possibilità di ricevere tutte le
informazioni e le consulenze necessarie alla scelta tra
diversi percorsi riabilitativi ed educativi. A tale fine le
regioni dovranno prevedere nell'ambito dei servizi
riabilitativi anche l'apprendimento della lingua italiana dei
segni e la possibilità di usufruire, su richiesta, del
servizio di traduzione in ambito scolastico ed universitario e
nei principali servizi pubblici. Come saranno da potenziare
tutti quegli interventi, già previsti dalla legge n. 104 del
1992, tesi a facilitare la comunicazione attraverso
didascalie, sistemi telefonici DTS e quant'altro possa
agevolare la comunicazione delle persone sorde a migliorare i
livelli di integrazione sociale.