XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1988




        Onorevoli Colleghi! - Con una definizione di larga massima, per educazione civica può odiernamente intendersi l'insegnamento ed il processo formativo "con cui i giovani vengono preparati al proprio ruolo di cittadini all'interno di società democratiche" (Assemblea generale International Association for the Evalutation of Educational Achievement, 1994).
        Intesa come tale, l'educazione civica è attività didattica prevista in Italia dai vigenti programmi scolastici per tutta la durata della scuola pre-universitaria.
        Senonché i programmi di educazione civica della scuola italiana rappresentano il risultato di un lungo periodo di elaborazione progressiva, che ha attraversato la storia dell'Italia repubblicana e che trova i principali momenti di sintesi legislativa nei "decreti scolastici" del 1958, del 1963 e del 1979.
        Le tappe di tale processo evolutivo sono state contrassegnate da una graduale trasformazione del concetto di educazione civica e delle finalità di tale corso scolastico.
        Nei documenti della riforma scolastica del 1958 l'educazione civica era intesa come materia di insegnamento mirante all'istruzione ed alla formazione sociale, giuridica e politica del futuro cittadino.
        L'approccio metodologico a tale obiettivo finale era comunque molto dilazionato nel tempo: i temi privilegiati nei primi anni di corso erano quelli della famiglia, delle persone, del lavoro, del comportamento sociale, dell'ambiente locale, delle tradizioni, dell'educazione stradale ed igienico-sanitaria. Solo nel terzo anno di corso era prevista la trattazione della Costituzione italiana, intesa come Carta fondamentale dei diritti del cittadino, come soggetto attivo e compartecipe della comunità. In ogni caso i "programmi" del 1958 escludevano espressamente l'utilità di trattare tali tematiche in chiave politica, sia pure al solo fine di riscontrare i fondamenti storici e giuridici dei princìpi sanciti nella Costituzione.
        Con la riforma del 1962, i contenuti didattici della materia rimasero sostanzialmente simili, ma, con una significativa inversione di tendenza, l'insegnamento e la disamina della Costituzione e i suoi princìpi di diritto si trasformarono da "argomento" della materia di insegnamento in "espressione sintetica e più alta della nostra civile convivenza", su cui andava quindi fondato l'intero studio scolastico dell'educazione civica.
        Con i programmi scolastici per la scuola media inferiore del 1979 si concretizzò una nuova rivoluzione copernicana: l'educazione civica si configurò come "ambito disciplinare privilegiato", anzi, come "meta prioritaria della scuola media" e dunque assorbente ogni altro insegnamento particolare, nonché come fulcro di tutto l'insegnamento, preordinato "alla maturazione della personalità, dello sviluppo della capacità critica e, soprattutto, della volontà di partecipazione" dell'alunno.
        Di significativa portata è, inoltre, l'affermazione secondo cui l'educazione civica coinvolge tanto la dimensione affettiva quanto quella cognitiva degli alunni, affermazione implicita nella seguente proposizione: "l'educazione civica si giova sia della riflessione sulle situazioni emergenti nella stessa vita scolastica, sia di informazioni essenziali ma precise sulle forme di organizzazione civile e politica della società (...), viste come risultati di un processo storico pervenuto a formulazioni giuridiche positive e come presupposto per ulteriori sviluppi".
        Nel corso di questa breve sintesi storica sull'evoluzione dei contenuti definitori dell'educazione civica occorre necessariamente accennare a due tappe fondamentali.
        Nel progetto di riforma della scuola secondaria superiore si prevede ("Commissione Brocca") l'introduzione dell'insegnamento di "diritto ed economia" fra le materie comuni del primo biennio delle superiori, con l'intento di attribuire alla scuola superiore compiti formativi nelle discipline giuridiche ed economiche, guidando il discente - attraverso lo studio di queste discipline - alla progressiva scoperta delle proprie attitudini ed alla vita di relazione interna alla scuola, intesa come comunità. Fra i numerosi contributi ai progetti di revisione dei programmi di educazione civica va segnalata la direttiva del Ministero della pubblica istruzione, che prescrive un orario di tre ore mensili da riservare all'insegnamento della materia ed una valutazione autonoma dell'apprendimento, attraverso puntuali fasi e momenti di verifica, prevede la formulazione di nuovi programmi particolareggiati di didattica della materia, specifici per la scuola di secondo grado nonché l'integrazione dei programmi di educazione civica per la scuola media con temi particolari di cultura costituzionale, in considerazione del "rilievo strategico, civile, politico, formativo che la Costituzione italiana è venuta manifestando in questi quasi cinquant'anni di vita democratica".

        Ciò premesso, vediamo come si configura l'insegnamento attuale dell'educazione civica nei programmi della scuola italiana.
        Nei curricula ufficiali della scuola elementare l'educazione civica è intesa come "studi sociali", implicando la trattazione di alcuni argomenti disseminati fra varie materie di insegnamento (storia, geografia, scienze, eccetera).
        A partire dal terzo anno si fa educazione civica trattando dei gruppi sociali più prossimi all'esperienza dei fanciulli: famiglia e scuola.
        Nel quarto anno si tratta degli enti locali (regioni, province, comuni) intesi come strutture istituzionali riscontrabili nell'esperienza dei discenti.
        Nel quinto anno - quando ormai si può e si deve presupporre negli alunni il raggiungimento di un sufficiente grado di astrazione dei processi cognitivi - si tratta dello stato e delle organizzazioni internazionali sopranazionali.
        Nella scuola media, invece, l'educazione civica è prevista come materia di insegnamento autonomo, in genere associato all'orario e al docente di storia.
        Peraltro i programmi didattici della scuola media riportano i contenuti e la stessa sequenza di sviluppo degli argomenti già trattati nella scuola elementare.
        Non mancano comunque testi scolastici di scuola media che allargano il discorso a temi di più recente e sentito interesse, come il discorso sulla tutela ambientale, la parità uomo-donna e le pari opportunità, l'immigrazione, eccetera.
        Per il primo biennio di prolungamento della scuola dell'obbligo la "Commissione Brocca" fa coincidere l'educazione civica con cicli d'insegnamento di "Diritto ed Economia". E' forte - qui - il richiamo ai princìpi costituzionali come fonte primaria di diritti e doveri individuali e sociali; ma l'accentuato tecnicismo giuridico dell'impostazione dei programmi d'insegnamento potrebbe scoraggiare proprio quella compartecipazione emotiva dei discenti allo sviluppo dell'attività didattica, che la riforma si ripromette invece di attuare.
        In effetti, proprio gli sforzi delle istituzioni scolastiche di riprogrammare l'insegnamento dell'educazione civica denunciano realtà difficili da ammettere ufficialmente in altre sedi.
        L'educazione civica è tuttora, in larga parte, un insegnamento "ancillare", ossia non ancora dotato di ampia e sicura autonomia didattica, né il suo apprendimento costituisce oggetto di distinta valutazione individuale.
        Nella scuola elementare si configura come un insegnamento "trasversale" ad una pluralità di altre materie ed argomenti tematici e trascura di curare un obiettivo fondamentale, quale sarebbe il proposito di sviluppare nel discente il senso emotivo dell'appartenenza alla comunità nazionale, presupposto, non antagonista, dell'orgoglio di appartenere a più ampie comunità sopranazionali.
        Mostra solo timide aperture verso l'allargamento ad orizzonti tematici più attuali - quali i temi dell'ambiente, della politica, dell'impegno sociale, del lavoro, dell'economia, dell'immigrazione, della solidarietà fra classi sociali e gruppi intergenerazionali - sui quali invece le attuali collettività dimostrano una più acuita sensibilità, forse - a volte - anche un'esasperata e malconformata attenzione, sul tema della "globalizzazione".
        Inoltre l'attuale configurazione dell'insegnamento dell'educazione civica in Italia "trasversale" ed "interdisciplinare" limita variamente l'autonomia della sua trattazione non consentendo neppure una verifica sull'effettivo svolgimento di questa didattica.
        Da qui la necessità di nuove norme che riconoscano all'educazione civica, come materia di insegnamento, la piena e certa autonomia didattica, al fine di sviluppare un compiuto processo formativo nei giovani, che debbono sentirsi orgogliosamente parte integrante, attiva, solidale della comunità nazionale, informata ai princìpi ed ai valori costituzionali.




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