XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1952
Onorevoli Colleghi! - I 167 Paesi presenti alla recente
conferenza dell'ONU sul clima a Marrakech hanno adottato in
via definitiva le regole per l'applicazione del Protocollo di
Kyoto che impone a 39 Paesi industriali una riduzione entro il
2012 del 5,2 per cento delle emissioni di anidride carbonica e
di altri cinque gas giudicati responsabili dell'"effetto
serra". Ora, per entrare in vigore, il Protocollo deve essere
ratificato da almeno 55 dei Paesi responsabili del 55 per
cento delle emissioni di anidride carbonica rilevate nel 1990.
Questo accordo apre dunque la strada alla ratifica di tutti i
Paesi, compresa l'Italia, dopo ben quattro anni di trattativa.
Si può quindi dire che il processo avviato è ormai
irreversibile e tutti i Paesi dovranno procedere alla
ratifica. Quelli che non vi provvederanno, come gli Stati
Uniti, lo faranno per motivi politici.
Il Consiglio dei ministri dell'Unione europea del 7 giugno
2001 aveva approvato le linee guida da seguire per la ratifica
e l'applicazione del Protocollo, esplicitate nella proposta di
decisione del Consiglio COM(2001)579. La firma del Protocollo
di Kyoto, avvenuta l'11 dicembre 1997, è stato l'ultimo passo
in ordine cronologico di una strategia, finalizzata alla
riduzione delle emissioni di gas serra, decisa nel 1992 quando
fu adottata la Convenzione quadro dell'ONU sui cambiamenti
climatici. Il primo esame dell'adeguamento degli impegni
assunti dai Paesi sviluppati si ebbe nella prima sessione
della Conferenza di Berlino, nel 1995. Gli Stati partecipanti
stabilirono che gli impegni già presi dai Paesi sviluppati non
permettevano di raggiungere l'obbiettivo, indicato dalla
Convenzione quadro, di impedire interferenze dovute alle
attività umane pericolose per il sistema climatico. Si adottò
quindi il "Mandato di Berlino" e fu nominato un "Gruppo
speciale del Mandato di Berlino", incaricato di redigere una
nuova bozza di accordo. La negoziazione finale si svolse
dunque a Kyoto, dove confluirono diecimila delegati,
osservatori, giornalisti. Alla Conferenza si approvò, per
consenso, l'adozione di un Protocollo con il quale i Paesi
industrializzati si impegnano a ridurre, per il periodo
2008-2012, il totale delle emissioni di gas serra almeno del 5
per cento rispetto ai livelli del 1990. Gli impegni presi,
giuridicamente vincolanti, dovrebbero produrre una inversione
della tendenza ascendente delle emissioni che questi Paesi
hanno da circa 150 anni. Un brusco stop al processo di
risanamento ambientale è stato però imposto dall'attuale
Presidente degli Stati Uniti, che ha sconfessato il suo
predecessore ritirando l'adesione al Protocollo di Kyoto.
L'Europa dei Quindici deve dunque avviare unilateralmente,
cioè senza gli Stati Uniti, la ratifica del Protocollo di
Kyoto ma l'impegno sottoscritto da tutti i Ministri
dell'ambiente, compreso quello italiano, ha un valore morale e
non legale e sottolinea alcuni punti fermi dai quali sarà
difficile tornare indietro. Primo fra tutti quello sui gas
serra che dovrebbero essere ridotti del 5,2 per cento entro il
2012. Un ulteriore ritardo nell'attuazione del Protocollo di
Kyoto ritarderebbe l'azione contro i cambiamenti climatici,
provocati dalle attività umane, che minacciano i Paesi in via
di sviluppo come quelli industrializzati. Occorre però che
l'impegno morale si trasformi in un preciso impegno giuridico,
accompagnato da una efficace cooperazione internazionale, in
quanto la lotta all'"effetto serra" richiede scelte politiche
ed economiche difficili in vista di ulteriori incontri
internazionali sul cambiamento di clima mentre ci si avvicina
al summit di Johannesburg del 2002. Il cambiamento di
clima ci riguarda tutti; è una delle maggiori sfide del secolo
e si teme che avrà un impatto notevole sulle nostre
organizzazioni sociali e sui nostri sistemi economici.
L'azione è dunque necessaria a livello globale e può essere
pienamente efficace attraverso un grande sforzo di
cooperazione internazionale del tipo di quello delineato nella
Convenzione quadro sul cambiamento del clima e nel Protocollo.
I Paesi industrializzati devono avere una funzione di
leadership. L'azione che deve contrastare questa grande
minaccia al nostro benessere e a quello delle future
generazioni è perciò un elemento essenziale nello sforzo per
ottenere uno sviluppo sostenibile.
L'"effetto serra" è un fenomeno naturale che assicura il
riscaldamento della terra grazie a gas naturalmente presenti
nell'atmosfera come l'anidride carbonica, l'ozono, il
perossido di azoto, il vapore acqueo e il metano. Senza
l'"effetto serra" la temperatura terrestre potrebbe avere una
media inferiore anche di 30 gradi centigradi rispetto a quella
attuale. Con la rivoluzione industriale, e con l'uso massiccio
di combustibili fossili, la presenza di questi gas capaci di
trattenere il calore è, però, molto aumentata nell'atmosfera
causando un anomalo riscaldamento.
Il Protocollo di Kyoto regolamenta le emissioni di
anidride carbonica, metano, protossido di azoto,
perfluorocarburo, idrofluorocarburo e esafloruro di zolfo.
Firmato nel dicembre del 1997, il Protocollo di Kyoto indica
gli obiettivi internazionali per la riduzione di sei gas
cosiddetti ad "effetto serra" ritenuti responsabili del
riscaldamento globale del pianeta che potrebbe portare a
gravissime modifiche del clima. L'obiettivo fissato è una
riduzione media del 5,2 per cento dei livelli di emissione del
1990, nel periodo 2008-2012. I dati recentemente pubblicati
dall'Agenzia europea sull'ambiente mostrano che le emissioni
europee di gas serra sono state nel 1999 più basse del 4 per
cento rispetto al 1990 secondo i calcoli sulle ultime
emissioni ma dimostrano che ulteriori misure saranno
necessarie per raggiungere gli impegni assunti dalle parti in
sede di Conferenza sul clima.
La presente proposta di legge dispone la ratifica e
l'esecuzione del protocollo di Kyoto, nel rispetto di quanto
deciso a Bonn e Marrakech ed in particolare, per quanto
riguarda l'articolo 3 del Protocollo, attraverso lo strumento
della riduzione delle emissioni congiuntamente con gli altri
Paesi dell'Unione europea, secondo le indicazioni della
proposta di decisione del Consiglio del 23 ottobre 2001.
L'Unione europea ha affermato nei suoi documenti ufficiali
"che ci sono ora prove più sicure che le opere dell'uomo
stanno cambiando il clima del mondo; sul fatto che i recenti
cambiamenti nel clima stanno già avendo un impatto sui sistemi
fisici e biologici; così come sulla consapevolezza che senza
un contrasto per ridurre le emissioni di gas (l'effetto
serra), le temperature globali sono destinate a crescere da
1,4 a 5,8 gradi centigradi nei prossimi cento anni; e che il
futuro cambiamento del clima potrà avere significativi effetti
negativi sul mondo naturale e sulla società umana", ma
riconosce che c'è ancora "una considerevole possibilità di
ridurre le emissioni di gas da "effetto serra" ed evitare gli
effetti peggiori del cambiamento di clima, e che azioni
saranno necessarie per realizzare questa possibilità
potenziale". Infine, il Consiglio osserva che secondo la
Commissione intergovernativa il costo complessivo per
rispettare gli obiettivi di Kyoto sarà relativamente
piccolo.
La presente proposta di legge si compone di sei articoli
con i quali, tenendo conto dell'evoluzione degli accordi
internazionali e delle decisioni assunte in sede europea, si
ratifica il Protocollo di Kyoto (articolo 1) e se ne
garantisce l'attuazione, prevedendola anche congiuntamente
agli altri Stati membri dell'Unione (articolo 2). L'articolo 3
provvede a dare attuazione alla delibera CIPE del 1998,
ampiamente disattesa, che prevedeva una serie di riduzioni,
delle emissioni, disponendone l'aggiornamento alla luce delle
Conferenze di Bonn e Marrakech, e fissando una serie di
compiti che i singoli Ministeri dovranno svolgere per
garantire l'attuazione del Protocollo.
Gli sforzi per combattere il cambiamento del clima a volte
richiedono decisioni difficili da un punto di vista economico
e politico. Nonostante ciò, dobbiamo dimostrare di essere
pronti, come Paese, a intraprendere le azioni necessarie. C'è
del resto, in tutte le economie, l'obiettivo del basso costo e
di azioni che rechino vantaggi per produttori e consumatori,
che possono portare a conti petroliferi più bassi, aria pulita
e minore congestione. Inoltre le conseguenze politiche ed
economiche possono essere peggiori se l'azione viene
ritardata. Vi sono opportunità di affari in termini di
ulteriore sviluppo di nuove tecnologie a bassa emissione di
gas, di approcci commerciali e altre soluzioni innovative per
raggiungere il cambiamento del clima. Crediamo quindi che sia
necessario assumere un ruolo attivo e puntato al futuro,
capace di guardare alle innovazioni, e di assumere tutte le
iniziative per consegnare alle generazioni future un pianeta
in cui sia possibile vivere. Per tali motivi raccomandiamo
l'approvazione della presente proposta di legge, in modo da
porre il nostro Paese in prima linea nell'adozione delle
misure richieste dal protocollo di Kyoto e dalla Convenzione
sui cambiamenti climatici in atto.