XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1949
Onorevoli Colleghi! - Plutarco (in "Cesare", 10,
9-10), nel contesto di un dialogo, scriveva una frase che, in
un certo senso, nel tempo successivo ha rappresentato un modo
esemplare di porre una situazione relativa a funzioni o ruoli
meritevoli di particolare "salvaguardia": "Come mai hai
ripudiato tua moglie?" venne chiesto a Cesare, ed egli
rispose: "Perché pensavo giusto che di mia moglie neppure si
sospettasse".
Il tempo passa, ma alcuni valori rimangono così come è
giusto che sia!
Vi sono dei ruoli e delle funzioni che di per sé
richiedono un "costume" consono e non consentono, senza che
venga scalfita l'immagine stessa di tutta la categoria,
neppure il più piccolo "errore" - inteso sotto il profilo
etico morale - del singolo.
L'avvocato, il medico, il notaio, l'impiegato, il
dirigente che si comporta male è sottoposto ad un giudizio,
pure severo, ma personale o, meglio, personalizzato: posso
decidere di non rivolgermi più a lui!
Il magistrato che non garantisce la imparzialità incide su
tutta la categoria dato che, comunque, la sfiducia in lui è di
fatto estesa al sistema giustizia ed allo Stato. Così è anche
per il magistrato notoriamente fazioso o di parte, come
inevitabilmente diviene, nell'opinione pubblica, quello che
sceglie un partito o una coalizione con cui si candida ad una
elezione. Avrà, da allora, per la gran parte dei cittadini,
amici di cordata o avversari politici che tali resteranno
anche quando dovesse smettere i panni del candidato o
dell'eletto. Il cittadino, sottoposto al suo giudizio, lo
penserà condizionato; si sentirà rafforzato, o indebolito, a
seconda della propria collocazione politica rispetto a quella
di chi deve giudicare la sua questione o deve indagare su di
lui. Riterrà che le decisioni di quel magistrato non siano più
improntate a criteri di professionalità ed impermeabilità
rispetto a spinte o pressioni di parte.
Ormai da troppo tempo si parla della necessità di un
intervento legislativo volto a disciplinare la situazione pur
nel rispetto della libera determinazione del cittadino -
magistrato che deve, comunque, poter scegliere l'impegno
personale nell'attività politica; ed insieme nel rispetto del
cittadino "utente" e di quella gran parte della stessa
magistratura che vive la funzione come missione e che rifugge
da ogni forma di commistione con qualsiasi altra attività così
come da qualsiasi tipo di pubblicità personale, o
pubblicizzazione degli atti del proprio ufficio, ritenute
comunque inquinanti dello stesso essere magistrato.
Ecco perché pare opportuno stabilire che qualora un
magistrato dovesse candidarsi ad una elezione (nazionale,
regionale, provinciale, comunale, circoscrizionale o europea)
a prescindere dall'esito, debba lasciare la magistratura; così
come pare giusto prevederne la permanenza di diritto alle
dipendenze del Ministero della giustizia (nei ruoli
amministrativi) con la conservazione del trattamento
economico, assistenziale e previdenziale raggiunto al momento
delle dimissioni al fine di fare in modo che la scelta
dell'attività politica rimanga libera almeno sotto l'aspetto
"economico".
Alcuni sono convinti che il sospetto sia l'anticamera
della verità; altri ritengono, invece, che la politica del
sospetto appartenga ad una civiltà non democratica.
Tutti comunque sono convinti che la giustizia sia
fortemente in crisi perché è in crisi di valori la società e
che non ci sia certo bisogno di martiri, ma di comportamenti
esemplari, sì: la vita d'altronde è fatta di scelte e non è
pensabile che l'incidenza del comportamento di chi svolge
determinati ruoli sull'opinione degli altri, possa prescindere
da un interesse obiettivo e, per così dire, pubblico, per
coltivare opzioni esclusivamente soggettive.
Queste restano possibili (e non sono certo legittimamente
frenabili), ma le conseguenze vanno disciplinate in modo da
poter predeterminare le scelte.