XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1879
Onorevoli Colleghi! - Risulta urgente e necessario
equiparare le nostre opere cinematografiche a quelle degli
altri Paesi dell'Unione europea.
Si è infatti dimostrata esigenza improrogabile delle
legislazioni europee in materia cinematografica una
salvaguardia del prodotto interno che non si traduca
esclusivamente in misure restrittive nei riguardi dei film
provenienti da Paesi non appartenenti all'Unione
europea.
Le cinematografie di Germania, Francia, Inghilterra,
Irlanda, Lussemburgo, Olanda e Spagna si stanno ampiamente
giovando di provvedimenti che hanno introdotto misure di
incentivazione, talvolta sostenute da una flessibilizzazione
delle quote di schermo.
La provata efficacia dei citati provvedimenti ha indotto
tutti questi Paesi a rinnovarli e ad aggiornarli, almeno per
il prossimo quinquennio, in senso ancora più favorevole allo
sviluppo dell'industria cinematografica.
Rispetto alle cinematografie dei Paesi citati, la nostra
industria cinematografica deve essere messa in condizione di
recuperare il ritardo accumulato e di ritrovare la dimensione
artistica, culturale e di mercato dei suoi anni migliori.
Per raggiungere un simile obiettivo è indispensabile
imprimere un'energica e decisiva spinta propulsiva all'intero
settore.
La presente proposta di legge intende affiancarsi alle
varie iniziative - prese qualche anno fa a sostegno di alcuni
segmenti del panorama cinematografico - ma si basa sulla
consapevolezza della necessità di "coinvolgere nell'opera di
rilancio tutte indistintamente le categorie" che lavorano nel
e per il cinema italiano, nella coscienza dell'inopportunità
di provvedimenti che nell'intento di tutelare alcune
componenti ne penalizzino altre.
Si tratta di una premessa essenziale poiché su di essa si
misura la volontà reale di uscire dalle generiche
dichiarazioni di intenti, di superare preclusioni ideologiche
e di "intervenire nel concreto, incisivamente e
trasversalmente", da un capo all'altro del variegato e
prezioso universo di professionalità che costituiscono il vero
patrimonio del nostro cinema e della nostra cultura.
La presente proposta di legge prevede un sistema di
agevolazioni per le persone fisiche e giuridiche fiscalmente
residenti in Italia che intendano reinvestire i loro utili nel
settore cinematografico. Tale sistema è articolato
diversificatamente a seconda che le persone fisiche e
giuridiche interessate appartengano al mondo della produzione,
distribuzione ed esercizio cinematografico, o provengano da
settori diversi da quello dello spettacolo.
La proposta di legge istituisce, inoltre, una nuova
identità - la "quota di diffusione" - intesa a garantire
un'effettiva presenza nelle sale delle pellicole prodotte,
tramite l'acquisizione di giorni di programmazione.
Si tratta di una misura che, a differenza di altri
provvedimenti a carattere più spiccatamente impositivo,
gratifica il lavoro dei produttori, autori e tecnici, senza
penalizzare l'attività degli esercenti in quanto assicura loro
un introito minimo in linea con quello medio consentito dalle
sale utilizzate nello stesso periodo dell'anno precedente.
Senza impedire, naturalmente, che una volta esauriti i
giorni di programmazione sostenuti dalla quota di diffusione,
la programmazione stessa possa continuare qualora il riscontro
degli incassi effettivi del film sia tale da considerare
conveniente un prolungamento, a prescindere da ogni forma di
sostegno.
La proposta di legge disciplina, quindi, le forme in cui
simili provvedimenti sono applicabili anche a film
coprodotti insieme ad imprese di Paesi appartenenti all'Unione
europea.
Essa prevede, infine, la possibilità di applicare la quota
di diffusione anche ai film sostenuti dal finanziamento
statale. Lo scopo è di evitare il ripetersi dei numerosi casi
- che spesso rappresentano occasione di frustrazione e di
contrarietà per autori e produttori - in cui a film
prodotti con encomiabili intenti non si offre la possibilità
di misurarsi con il pubblico, svuotandoli così, di fatto,
della loro stessa ragione d'essere.
Le ipotesi formulate nella presente proposta di legge si
ispirano alla logica - generalmente conosciuta come l'istituto
del tax-shelter- che, per mezzo di misure di
defiscalizzazione e di reinvestimento degli utili, ha dato un
impulso straordinario a molte delle cinematografie cui abbiamo
fatto riferimento in precedenza. Del resto, autorevoli
rappresentanti di numerose forze politiche hanno già
affermato, nelle precedentemente citate dichiarazioni di
intenti, che a tale logica sarebbe utile e opportuno
rifarsi.
Ma la proposta di legge amplia ed integra i dettami di
quell'impostazione con misure specifiche mirate a colmare
carenze tipicamente nazionali pericolosamente sul punto di
diventare croniche, che si manifestano nel paradosso di un
numero di film prodotti che non trovano uscita nelle
sale o, se la trovano, non se ne avvantaggiano.
Essa avvantaggia indistintamente tutte le categorie
professionali che operano nel mondo del cinema ed è in grado
di provocare un poderoso ritorno occupazionale sul cinema
stesso e sul suo indotto.
Se ne giovano i produttori che hanno utili da reinvestire.
Se ne giovano quelli che non ne hanno ma che possono fungere
da punto di riferimento per capitali provenienti da altri
settori dello spettacolo o da settori diversi da quello dello
spettacolo o, infine, da privati.
Se ne giovano i distributori per i medesimi motivi.
Se ne giova la trasparenza delle rispettive
contabilità.
Se ne giovano gli esercenti che vedono dilatarsi la
stagione cinematografica. Essi possono, così, aprirsi alle
fonti più disparate di sperimentazione commerciale e sono
garantiti dai rischi che queste altrimenti comportano.
Se ne giovano gli autori: sia che realizzino film
commerciali, per il sicuro aumento della produzione; sia che
realizzino film di impegno; poiché, come già in passato
i momenti di congiuntura favorevole hanno dimostrato, un
incremento dei capitali disponibili allarga gli orizzonti
degli imprenditori fino a comprendere le opere di
prestigio.
Se ne giovano i registi esordienti, per le cui opere prime
o seconde si ricorre prevalentemente al finanziamento statale,
in quanto possono finalmente avere la garanzia che le loro
fatiche avranno il riscontro di un pubblico pagante.
Ma, soprattutto, se ne giovano i rappresentanti delle
categorie che sono, da sempre, uno degli assi portanti della
nostra industria cinematografica e che rischiano di sparire,
così come sono già spariti, negli ultimi anni, i grandi
depositi di arredamento, di costumi e di scenografie; alcuni
stabilimenti di sviluppo e di stampa e molti teatri di posa,
costretti a trasformarsi in garage o in centri commerciali. Si
tratta delle migliaia di tecnici e maestranze per i quali la
proposta di legge può rappresentare un'inversione di rotta
poiché, da anni, i più celebri e qualificati emigrano verso
altre cinematografie, mentre i meno noti o meno fortunati
ripiegano su un lavoro sempre più dequalificato.
E, in ultimo, ma non per ultimo, se ne giova il pubblico
nel suo complesso che potrà godere di un'offerta di film
più vasta, differenziata e distribuita nel tempo.
Anche in questo ambito il nostro mercato cinematografico
si accomunerebbe a quello degli altri Paesi europei e non, nei
quali le nuove uscite si succedono nell'arco di tutto l'anno
senza soluzione di continuità.
Questa è una proposta di legge innovativa e trasparente,
per riportare sviluppo, occupazione e prestigio al cinema
italiano. Una legge concepita per chi vi lavora e per chi lo
ama.