XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1874




        Onorevoli Colleghi! - Dopo anni ed anni di silenzio sulla tragedia delle foibe imposto ai giornali ed alle televisioni sia per il costante appoggio dato dall'allora partito comunista italiano alla Federazione delle Repubbliche popolari socialiste del maresciallo Tito, sia per la posizione subordinata del nostro Ministero degli affari esteri di fronte a Belgrado, oggi quei massacri sono finalmente giunti all'attenzione della pubblica opinione.
        Crollato il regime di Tito, molte pagine di storia hanno già subito e stanno subendo una doverosa rilettura ed assumono una più dignitosa collocazione in quella - volutamente - poco nota catena di avvenimenti che insanguinò l'Istria. I partigiani titini, a seguito dell'8 settembre 1943, per circa sessanta giorni infierirono su quanto d'italiano vi era in quella terra della frontiera orientale. Alla prima "ondata" di infoibamenti e massacri, terminata grazie al ristabilirsi di presidi italiani e con la difesa del confine orientale ad opera di reparti come la X MAS o il battaglione bersaglieri Mussolini, ne seguì una seconda, alla fine della guerra, quando, dal maggio 1945, i "titini" padroni incontrastati della situazione da Trieste (con i famigerati 40 giorni) a Fiume, da Gorizia a Pola e Zara, completarono le loro vendette con altri massacri, con altre stragi. Stragi che proseguirono nei territori poi ceduti anche a vari anni di distanza dal 1945.
        Quanti furono gli italiani soppressi con l'infoibamento? Con precisione è impossibile saperlo. Quanti i fucilati? Quanti gli annegati? Nessuno lo saprà mai perché allora nessuno tenne quella tragica contabilità, perché in molti comuni i partigiani distrussero le anagrafi per occultare il numero dei loro misfatti.
        Da una pubblicazione del dottor Luigi Papo, dopo cinquant'anni di ricerche, si apprende che gli infoibati, nominativamente individuati, ammontano a circa diciassettemila.
        E tutti sono stati soppressi perché italiani, e tutti con il loro sacrificio hanno ancora una volta cementato la storia dell'Istria e della Dalmazia e quella dell'Italia.
        Essendo materialmente impossibile assegnare a ciascuno, caso per caso, una adeguata ricompensa al valore alla "memoria" riteniamo doveroso che il Parlamento italiano conceda almeno un riconoscimento formale ai familiari superstiti di questi martiri: una insegna in acciaio brunito e smalto con la scritta "Per l'Italia".
        Insegna che a nulla dà diritto in termini di benefìci, ma che postula il rispetto di ogni italiano verso chi ne sarà fregiato.
        E' bene infine, aggiungere che il testo che si presenta riprende quello che nella scorsa legislatura è stato approvato dalla Camera dei deputati.
        Il testo proposto tiene quindi, in larga parte, conto delle modifiche che la Commissione e successivamente l'Assemblea avevano apportato al testo originario presentato nella passata legislatura (atto Camera n. 1563).




Frontespizio Testo articoli