XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1848
Onorevoli Colleghi! - Le università della terza età o
degli anziani negli anni ottanta e novanta sono divenute una
realtà in Italia. Si parla di oltre 500. A queste vanno
senz'altro aggiunte molte altre, forse altrettante, di
consistenza minore. Sorte in gran parte per iniziativa
privata, si reggono per lo più sul volontariato, di cui
risentono, per ricchezza ideale, varietà di forme e
precarietà.
Oggi è chiesto alle università della terza età, nel
rispetto dei bisogni del territorio, di maturare e di trovare
impostazione di fondo, finalità, metodologie comuni, così da
diventare un vero servizio pubblico. Mentre in Francia sono
emanazione dell'università degli studi e in Germania attività
universitarie vere e proprie, in Italia urge garantire
l'utente della serietà delle proposte culturali,
distinguendole da altre iniziative minori, pur degne di
considerazione, finalizzate o alla socializzazione o ad un
aggiornamento senza sistematici approfondimenti.
Si chiede pertanto che una legge in proposito garantisca
un servizio culturale pubblico a beneficio dell'intera
collettività e non faccia cadere le istituzioni in ambigue
forme assistenziali.
I bisogni delle persone anziane oggi, all'indomani del
pensionamento o della conclusione del ciclo materno, sono
espressi in tre imperativi:
recuperare significato sociale alla propria vita ed
attività;
acquisire capacità di assunzione di nuovi ruoli
sociali;
trovare istituzioni culturali a loro adatte, vere
università della vita con la proposta di un sapere ricondotto
al suo significato umano e sociale.
Nel lontano 1930, lo psicanalista Karl Gustav Jung parlava
della necessità di due tipi di scuola: la scuola che prepara
alla vita e la scuola che approfondisce il modo di vivere. In
tutto il mondo, diceva, trovo scuole che preparano i giovani
al lavoro, scuole essenzialmente del fare, dell'agire,
dell'inserimento nel processo produttivo. Quando però uno è
inserito nella società, continua Jung, quando ha imparato
questo "ABC", comincerà proprio allora ad aver bisogno di
altre scuole molto più qualificate, che insegnino come vivere
e come rendere umana la società. Sono quelli che hanno 40 anni
ad aver bisogno di queste istituzioni per vivere la vita, per
imparare ad essere, per svolgere un ruolo umanizzante nella
società. Queste scuole non ci sono.
Era allora impensabile una sistematica educazione degli
adulti; neppure però nella nostra società questa esiste,
nonostante molto si sia parlato di educazione degli adulti, di
istruzione permanente, di istruzione ricorrente. Oggi si
ritiene tutt'al più necessaria l'educazione permanente, per
adeguare il lavoratore ai cambiamenti strutturali. Si tratta
però sempre di scuole del fare. Noi dovremmo inventare altre
scuole, accanto a queste, le quali aiutino le persone a vivere
pienamente la loro esperienza di vita sociale, a rendere più
umana la società, che si dimostra molto conflittuale,
invivibile per certi aspetti.
Per questo la proposta di legge presentata prevede una
matrice culturale e scientifica e definisce i requisiti in
modo da distinguere le università della terza età dalle
generiche proposte culturali o di socializzazione (articolo
2), da assicurare nel pluralismo italiano la loro autonomia
istituzionale (articolo 3), organizzativa (articolo 4) e
finanziaria (articolo 5); precisa inoltre la loro matrice
istituzionale ed al tempo stesso territoriale, assegnando alle
regioni funzioni di riconoscimento e di controllo (articoli 6
e 7); riconosce a tali istituzioni la qualità di
organizzazione non lucrativa di utilità sociale (articolo
10).