XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1779




        Onorevoli Colleghi! - La nostra Costituzione, facendo implicito riferimento a quel nucleo di libertà locali che è il frutto di una antichissima e nobile tradizione, riconosce e promuove le autonomie locali (articolo 5) e prevede che il mutamento delle circoscrizioni provinciali e l'istituzione di nuove province nell'ambito di una regione siano stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei comuni, sentita la stessa regione (articolo 133).
        La legge 8 giugno 1990, n. 142, recante disposizioni sull'ordinamento delle autonomie locali, aveva segnato la conclusione del sostanziale quanto deprecabile silenzio del legislatore ordinario sul tema delle autonomie locali ed aveva in effetti rilanciato la funzione della provincia, accrescendone e definendone ruolo e competenze e dettando una serie di criteri e di indirizzi per la revisione delle circoscrizioni provinciali e per la istituzione di nuove province. La legge è stata successivamente abrogata dal testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che ha ripreso le norme della legge n. 142 del 1990 per quanto concerne le province.
        In particolare, la legislazione vigente, prevedendo che ciascuna circoscrizione provinciale deve corrispondere ad un'area territoriale omogenea per sviluppo sociale, culturale ed economico e che deve avere una dimensione idonea a consentire una programmazione dello sviluppo che favorisca il riequilibrio complessivo del territorio, ha ufficialmente e formalmente cancellato le antiquate logiche ispiratrici delle circoscrizioni provinciali, che in alcuni casi risalivano addirittura allo Stato post-unitario. Tali logiche, peraltro, legate a mai sconfessate pretese di condizionante controllo del potere centrale, erano state ormai da tempo cancellate dalle dinamiche di una società in costante trasformazione, sempre più disposta a ricorrere ad un aggiornato modello di autogoverno e pertanto sempre più determinata a reclamare un'autonomia amministrativa.
        Tenendo presenti proprio gli attuali criteri ed indirizzi normativi, appare più che giustificata l'istituzione della nuova provincia di Aversa, con capoluogo Aversa, comprendente venti comuni, tutti rientranti nella circoscrizione della provincia di Caserta.
        Il comprensorio territoriale aversano, noto da sempre come "agro aversano" e comprendente la quasi totalità dei comuni di seguito indicati, pur trovandosi a cavallo tra la provincia di Caserta e quella di Napoli e pur gravitando prevalentemente, per intuibili ragioni, su quest'ultima città, ha sempre avuto una sua peculiare identità culturale, storica, sociale ed economica.
        Tale autonomia ha radici lontanissime e la "centralità" di Aversa del suo ampio, pianeggiante, fertile e popoloso territorio può farsi risalire sin da quando, agli inizi dell'XI secolo, all'arrivo dei normanni, la città diventò autorevole e costante punto di riferimento che la fece assurgere ad importante sede vescovile, soggetta solamente a Roma. L'istituzione presso tale sede dell'autorevole scuola della cattedrale, ove si insegnavano discipline tra le più varie, contribuì, poi, ad attribuire ad Aversa anche il prestigioso titolo di "città di studi". Nei secoli a venire e fino ad oggi, Aversa ha conservato sostanzialmente immutato il suo ruolo di centro di attrazione ed ha continuato a rappresentare il crocevia di tutto l'"agro aversano", il quale si è sempre caratterizzato, rispetto alla realtà casertana ed a quella napoletana, quale omogenea entità autonoma.
        Il territorio di tale comprensorio, per il quale si propone la elevazione a nuova provincia campana, comprende i seguenti venti comuni, tutti, come già accennato, compresi nella provincia di Caserta: Aversa, Carinaro, Casal di Principe, Casaluce, Casapesenna, Castel Volturno, Cesa, Frignano, Gricignano di Aversa, Lusciano, Orta di Atella, Parete, S. Arpino, San Cipriano di Aversa, San Marcellino, Succivo, Teverola, Trentola Ducenta, Villa di Briano, Villa Literno.
        Di questi comuni, ben diciannove, pari al 92 per cento della popolazione interessata, hanno, con apposite delibere adottate all'unanimità, già manifestato la loro incondizionata volontà di fare parte della istituenda provincia di Aversa; manca infatti solo la delibera del comune di Castel Volturno.
        Per capoluogo della nuova provincia la candidatura della città di Aversa si impone. Le ragioni di tale scelta risiedono, oltre che nel suo nobile e prestigioso passato e nel suo riconosciuto e sempre attuale ruolo aggregante, nel fatto di essere la città più popolosa del comprensorio (circa 55 mila abitanti; di fatto, ve ne risiedono non meno di 65 mila), nonché sede di uffici finanziari, di una sezione distaccata di tribunale, di una compagnia dei carabinieri, di una compagnia del Corpo della guardia di finanza, di un commissariato della Polizia di Stato, delle facoltà di ingegneria e di architettura della seconda università di Napoli, di un liceo classico e di un liceo scientifico, di tutti gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, di un ospedale psichiatrico giudiziario, di una scuola di polizia penitenziaria, di un mercato ortofrutticolo, di un ospedale di rilievo regionale, di una sede dell'Istituto nazionale della previdenza sociale, di una azienda sanitaria locale, di un nodo ferroviario strategico, di importanti strutture sportive (ippodromo e palazzetto dello sport), delle agenzie dei più accreditati istituti bancari.
        La nuova provincia, che arriva fino al mare di Castel Volturno, si estende su un territorio di circa 260 chilometri quadrati ed ha una popolazione di poco meno di 300 mila abitanti. Può, tra l'altro, vantare una ricca presenza di aziende agricole seppure, prevalentemente, di non grandi dimensioni, una rinomata produzione di latticini che, per le quotidiane esportazioni in tutta Europa, è in costante sviluppo, una attività di allevamento bufalino all'avanguardia ed ormai conosciuta in tutto il mondo, una tradizionale, consistente ed apprezzata produzione calzaturiera, che di recente si è avvantaggiata, grazie ad un contratto di programma, di un insediamento di rilevante importanza nel comune di Carinaro, una significativa, variegata e qualificata presenza di imprese artigianali, nonché una rete commerciale che, seppure non più fiorente come nel passato, ha ancora una sua penetrante e collaudata diramazione.
        L'istituzione della nuova provincia di Aversa, pertanto, risponde in pieno ai criteri ed indirizzi richiesti in particolare, dall'articolo 21, comma 3, lettera f), del citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e costituisce sicuramente, oltre che un doveroso riconoscimento delle legittime aspirazioni della sua popolazione, un segnale importante per dare inizio, attraverso la ricognizione legislativa di una identità territoriale che si connota così anche di autonoma responsabilità, a quel riscatto che tutto l'"agro aversano" insegue da decenni.




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