XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1765
Onorevoli Colleghi! - Nel panorama delle iniziative
scolastiche di carattere educativo e didattico con riferimento
al settore ecologico e forestale, un ruolo importante era
storicamente rivestito dalla "festa degli alberi". Essa
rappresenta una delle più antiche e gloriose cerimonie
forestali, che la tradizione nazionale eredita da culture
lontane nel tempo e nello spazio. Infatti, presso i greci e
gli antichi popoli orientali era molto diffusa l'usanza di
celebrare feste in occasione della piantagione di alberi.
Secondo Plinio, in Roma si celebrava la festa dell'Arbor
intrat, in onore di Cibele, il 22 marzo, con la piantagione
di pini domestici, mentre il 19 luglio aveva luogo la festa
Lucaria con innalzamento di simulacri inneggianti a divinità
silvane.
Proseguendo questa breve rassegna di eventi popolari
precorritori della festa degli alberi, nel Medioevo furono gli
ordini monastici a perpetuare simili tradizioni silvestri.
Nella seconda metà dell'Ottocento si andò affermando una
crescente sensibilità del mondo politico ed intellettuale
verso la necessità di educare la popolazione - soprattutto
quella più giovane - al rispetto ed all'amore verso la natura
ed in particolare verso gli alberi, in seguito a particolari
eventi calamitosi, come frane ed alluvioni, che provarono i
nefasti effetti di un selvaggio disboscamento.
Anno felice per le iniziative forestali nel mondo fu
senz'altro il 1872, allorquando Sterling Morton, governatore
dello Stato del Nebraska, inaugurò l'Arbor day: l'evento
riscosse così clamoroso successo, che nel giro di pochi anni
vennero messe a dimora 300 milioni di piantine! Non a caso,
nello stesso anno fu istituito in America il primo parco
nazionale del pianeta: il famosissimo Parco nazionale di
Yellowstone.
La risonanza dell'Arbor day valicò l'oceano e giunse
in Europa, dove trovò numerosi illustri estimatori tra i quali
il Ministro italiano della pubblica istruzione, prima, e poi
dell'agricoltura Guido Baccelli. L'eminente statista seppe
coniugare le suggestioni provenienti dal nuovo mondo con la
nobile tradizione storica della nostra civiltà e trasse al
contempo frutto dalla duplice esperienza politica dei
dicasteri da lui diretti. Pertanto, con regio decreto 2
febbraio 1902, n. 18, fu istituita la festa degli alberi, con
spirito dichiaratamente educativo e di sensibilizzazione verso
la salvaguardia del patrimonio forestale. Il successivo regio
decreto-legge 30 dicembre 1923, n. 3267, demandava
all'iniziativa concertata fra i Ministeri dell'economia e
dell'istruzione pubblica le modalità attuative.
Purtroppo, la celebrazione della festa degli alberi subì
in Italia vicende alterne sin dai primi anni della sua
istituzione.
Successivamente al periodo bellico e postbellico, nel 1951
la festa degli alberi ebbe una riedizione a Montemario presso
il collegio Don Orione, in concomitanza con la presenza a Roma
di sessantasei delegazioni di Stati esteri per il Consiglio
della FAO. Dopo le edizioni degli anni '50, si registra, a
decorrere dal 1960, un progressivo declino dell'iniziativa,
presumibilmente motivato dal trasferimento dallo Stato alle
regioni delle competenze in materia forestale.
A tutto questo possiamo aggiungere che la "festa degli
alberi" ancora oggi rinnova nel pensiero dei non più giovani
un lontano momento, gioioso, della loro vita, quando si
lasciavano i banchi per portarsi, in rigorosa fila per due,
insegnante in testa, nelle vicinanze del campo sportivo o in
una zona qualsiasi della periferia per mettere a dimora alcune
piccole piante. Era una piccola felice prova di eredità per il
futuro.
C'erano tutte le autorità, quelle locali e quelle
scolastiche e si faceva il primo incontro con le guardie
forestali nelle loro divise grigio-verde che parlavano di
bosco, di alberi, di animali e di natura in genere.
Le giovani piantine poi venivano seguite dagli stessi
bambini che, nel corso degli anni, le ostentavano
orgogliosamente come loro creature.
Era una festa semplice, pulita. Stranamente, forse a causa
del cambiare dei tempi, degli usi e dei costumi, in omaggio ad
un rincorrere il progresso tralasciando tutto ciò che sa di
passato, questa festa è andata man mano scomparendo, dapprima
dalle città e poi anche dai paesi, rimanendo viva solo in
alcune zone per volontà di poche amministrazioni comunali e di
qualche associazione privata.
In questi ultimi tempi, grazie anche ad una rinnovata
conoscenza ambientale, resa necessaria per disastrose
condizioni del mondo che ci circonda, tale manifestazione sta
tornando alla ribalta, sia pure timidamente e in altre
forme.
I decreti 3 agosto 1998 e 15 luglio 1999 del Ministro
dell'ambiente, istitutivi del riconoscimento "Città
sostenibile delle bambine e dei bambini" da assegnare a comuni
italiani, ad esempio, prevedono indirettamente, fra le
iniziative mirate alla riduzione dell'inquinamento atmosferico
e al potenziamento di aree verdi, azioni di messa a dimora di
piante con la partecipazione dei ragazzi dei comuni
partecipanti.
E' un fatto, questo, oltremodo positivo che, però,
richiede un esplicito supporto normativo, anche di indirizzo,
oggi carente.
Non dobbiamo dimenticare che tutti i popoli, a tutte le
latitudini, hanno da sempre dedicato un momento celebrativo
all'albero. La messa a dimora di un albero o di un seme
soddisfa infatti il bisogno dell'uomo di qualsiasi età, di una
concezione spirituale della vita proiettata nel tempo.
Più alberi ci sono più c'è sicurezza. Gli ultimi
drammatici avvenimenti alluvionali devono infatti farci
riflettere sul fatto che c'è stretta connessione fra
territorio, bosco e sicurezza. Più alberi ci sono e più c'è
garanzia stabile e duratura contro dissesti, frane,
erosione.
Gli alberi possono stare ovunque: nelle città e nelle
campagne, nelle pianure e nelle montagne; essi si adattano a
tutte le situazioni ambientali, dalla foresta siberiana a
quella equatoriale.
E' doveroso, quindi, oltre che necessario, insistere nella
"cultura" dell'albero perché essa è cultura di vita, a costi
limitatissimi.
Insegnare e far capire ai giovani ed ai giovanissimi, sia
pur nel breve spazio di un giorno di festa, i valori etici,
civili, didattici della natura in genere e dell'albero in
particolare, è dovere di grande spessore che può far ritrovare
anche a noi, adulti, sopiti stimoli operativi e rinnovate
motivazioni ideali.
Concludendo, si ritiene che la festa degli alberi, sebbene
istituzionalmente risalga a quasi un secolo fa, mantenga
inalterato il valore delle sue finalità istitutive, oggi più
attuali di cento anni fa, per creare una sana coscienza
ambientalista nelle generazioni future. Tale cerimonia
rappresenta sovente l'unica occasione per molti giovani
studenti di compiere un'azione concreta per la difesa e
l'incremento del patrimonio arboreo e boschivo nazionale.
L'ambiente è vita e non costruzione retorica.
Al fine del recupero di tale lodevole iniziativa - e tale
è la finalità della presente proposta di legge, che viene a
colmare la lacuna juris prodottasi a seguito
dell'abrogazione per desuetudine del citato regio decreto n.
18 del 1902 - si ritiene che, nel rispetto delle attribuzioni
regionali in materia, la rinnovata celebrazione possa e debba
costituire occasione anche di valorizzazione e riconoscimento
del ruolo centrale del Corpo forestale dello Stato nell'azione
di salvaguardia del patrimonio boschivo nazionale. Un
ripensamento delle importantissime ed insostituibili funzioni
svolte da questa Amministrazione dello Stato non può e non
deve condurre, pur sulla linea di un decentramento di moda, al
sacrificio ed alla mortificazione di un invidiabile bagaglio
di conoscenze, esperienze e professionalità poste da tempo al
servizio dell'ottimale gestione del territorio.
L'articolo 1 prevede l'istituzione della festa degli
alberi; l'articolo 2 prevede gli interventi di messa a dimora
delle piante; l'articolo 3 prevede la preparazione della festa
con gli opportuni strumenti didattici; l'articolo 4 e
l'articolo 5 prevedono le norme di attuazione e la copertura
finanziaria.
Per tutte le considerazioni esposte si confida in una
sollecita approvazione della presente proposta di legge.