XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1710
Onorevoli Colleghi! - L'Organizzazione mondiale della
sanità, nel suo ultimo rapporto mondiale, assegnava
all'Italia, relativamente alla capacità di soddisfare
equamente i bisogni di cura dei cittadini, il secondo posto
tra tutte le nazioni del mondo ed il primo in Europa nel
rapporto tra il livello raggiunto e quello raggiungibile dal
sistema sanitario migliore. Nei confronti di tali dati,
l'allora Ministro della sanità, Umberto Veronesi, ha
sottolineato, in occasione della I Conferenza nazionale per la
promozione della salute (13 dicembre 2000) che "la conquista
della salute non è più concepibile come un compito riservato
unicamente agli operatori della sanità, ma deve diventare il
terreno su cui si confrontano e collaborano tutti i soggetti
sociali ed istituzionali(...)perché la domanda di salute è
qualcosa di diverso dalla domanda di sanità" e spesso un
"cattivo stato di salute contrasta con il buon stato della
sanità".
Il settore "fasce deboli" è ampio e complesso. Sempre
dalla relazione del Ministro Veronesi è emerso che i soli
malati di Alzheimer e anziani gravemente disabili risultano
essere 2.400.000. I disabili sono oltre 3 milioni, di cui il
23 per cento vive da solo.
L'aumento dell'aspettativa di vita nei Paesi
industrializzati ha portato dall'inizio di questo secolo ad
un'inevitabile incremento della prevalenza e dell'incidenza
delle patologie dell'invecchiamento, tra le quali le demenze
che determinano implicazioni cliniche e sociali.
Tra le demenze, la più diffusa è il morbo di Alzheimer
(secondo stime recenti il tasso di prevalenza negli
ultrasessantacinquenni è del 5 per cento e del 20 per cento
negli ultraottantenni) e ciò ha fatto si che questa sia
divenuta una delle più importanti emergenze che i sistemi
sanitari si trovano ad affrontare. Attualmente si calcola che
i malati affetti dalla malattia nel mondo industriale siano
circa 20 milioni e saranno 34 milioni nel 2025; in Italia, una
stima molto recente parla di circa 600 mila malati.
L'80 per cento di essi è assistito unicamente dalla
famiglia, come purtroppo succede per la maggior parte delle
malattie croniche, e la durata della malattia è di sette-dieci
anni dal momento della diagnosi, anche se vi sono casi in cui
risulta che il paziente è vissuto anche più di 15-20 anni.
E' un problema sanitario, economico e sociale che una
società civile non può non impegnarsi a risolvere.