XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1704
Onorevoli Colleghi! - Sin dalla promulgazione della
legge n. 734 del 1912 e del successivo regolamento di cui al
decreto luogotenenziale 5 maggio 1918, n. 1852, i professori
ordinari delle accademie di belle arti e dei conservatori di
musica sono stati preposti all'insegnamento delle singole
discipline artistiche e musicali fino al più alto livello di
formazione, specializzazione e perfezionamento.
Il citato regolamento prevedeva, relativamente al
collocamento a riposo dei professori ordinari per raggiunti
limiti di età, una disciplina del tutto corrispondente a
quella dei professori universitari; recita infatti l'articolo
25 del decreto luogotenenziale n. 1852 del 1918: "Gli
insegnati degli istituti di belle arti e di musica quando
abbiano compiuto il 70^ anno di età, saranno collocati a
riposo. (...) L'insegnante collocato a riposo potrà esser
nominato professore emerito quando abbia acquistato speciali
benemerenze".
L'analogia di trattamento con i docenti universitari trova
la sua giustificazione nel rango di tali istituti, considerati
di alta cultura al pari delle università. Questa parificazione
trova il proprio fondamento oltre che nei parametri valutativi
cristallizzati nella stessa Costituzione della Repubblica,
anche nella autorevole e costante affermazione nelle sentenze
della Corte costituzionale (1991), di pareri espressi dal
Consiglio di Stato riunito in adunanza generale del 1992,
nonché nell'assetto normativo scaturito dalla approvazione
della legge n. 508 del 1999 la quale, oltre ad interpretare
compiutamente lo spirito del principio espresso nell'articolo
33 della Costituzione, procede ad una concreta attuazione
dello stesso attraverso il definitivo riconoscimento delle
richiamate istituzioni quali istituti di alta formulazione e
specializzazione artistica, e musicale. Orbene, venendo
all'oggetto specifico della presente proposta di legge, è
necessario che anche le disposizioni relative all'età di
accesso al pensionamento si uniformino alla richiamata
"parificazione". Nel 1973, sulla base di una equivoca
interpretazione della esclusività ed unicità delle università
quali istituzioni collocate nella formazione terziaria, si
registrò il conseguente declassamento a scuola secondaria per
tutte le istituzioni non universitarie, che determinò la
riduzione dell'età per accedere al pensionamento al compimento
del sessantacinquesimo anno di età.
La richiamata interpretazione è stata superata nell'ultimo
decennio e, conseguentemente, si è avvertita l'esigenza di
adeguare tutte le conseguenze normative scaturite da tale
erronea interpretazione. In particolare, appare estremamente
opportuno, anche alla luce del nuovo assetto normativo che si
sta realizzando attraverso la riforma ordinamentale delle
richiamate istituzioni di alta formazione e specializzazione
artistica e musicale disciplinate dalla legge n. 508 del 1999,
intervenire per ristabilire parità ed uguaglianza di
trattamento del personale docente.
La citata legge n. 508 del 1999, infatti, sancisce
espressamente l'appartenenza dell'alta formazione artistica e
musicale alla fascia della formazione terziaria al pari della
formazione universitaria.
Con la presente proposta di legge, recependo tale
interpretazione relativa al rapporto tra università ed altre
istituzioni di alta cultura, si vuole ristabilire la
uguaglianza di trattamento tra i docenti in relazione al
mantenimento in servizio per tutti coloro i quali, a
richiesta, intendano prestare la loro opera fino al
raggiungimento del settantesimo anno di età.
Il mancato adeguamento del criterio distintivo di
determinazione dell'età ai fini del mantenimento in servizio
del docente ai parametri costituzionali rappresenta una
penalizzazione per i professori più anziani i quali, malgrado
l'impegno profuso per raggiungere il traguardo della riforma,
si vedrebbero esclusi dal processo di modernizzazione
dell'intero assetto accademico.
Con la presente proposta di legge si potrà, invece,
evitare di escludere dal processo riformatore tali meritevoli
e volenterosi docenti, nella convinzione che le loro qualità e
le loro provate professionalità possano apportare un notevole
contributo di idee e di esperienze.