XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1678
Onorevoli Colleghi! - La nostra legislazione punisce
molto severamente l'abuso edilizio, sia penalmente
(qualificandolo come reato) sia amministrativamente (con
l'acquisizione e l'abbattimento dell'immobile). Tale rigore è
certamente giustificato dall'esigenza di salvaguardia del
territorio, che dal dopoguerra ha subìto autentiche
devastazioni ambientali. Il problema è che il giusto rigore
della legge non tiene conto delle diverse tipologie di abuso e
soprattutto non distingue quello di necessità da quello
speculativo. Il grande palazzinaro viene così parificato,
nella sanzione (sia essa penale o amministrativa), al normale
cittadino che è in corso nell'illegalità semplicemente per
procurarsi un tetto. Inoltre, la legislazione non separa
neanche l'abuso relativo alla prima casa da quello inerente
all'abitazione per le vacanze.
La severità della normativa vigente negli anni passati è
stata temperata con due interventi di sanatoria, tesi a
recuperare il patrimonio edilizio sorto abusivamente. Infatti,
prima la legge n. 47 del 1985 e, successivamente, la legge n.
724 del 1994 hanno previsto procedure per condonare le
abitazioni realizzate illegalmente.
In effetti, il fenomeno dell'abusivismo negli ultimi anni
si è notevolmente ridimensionato ed interessa attualmente solo
alcune aree del Meridione, in particolare i comuni sprovvisti
di piano regolatore generale. In quest'ultimi l'abuso non
rappresenta l'eccezione, ma la regola, dato che qualsiasi
intervento di aumento della cubatura esistente deve
necessariamente considerarsi abusivo per l'assenza di
strumenti urbanistici, da imputare all'incapacità ed
all'inerzia degli amministratori locali. In definitiva, a
farne le spese sono i cittadini che, per costruirsi una
abitazione dignitosa, sono costretti a violare la legge,
esponendosi alle relative conseguenze di natura penale ed
amministrativa. I comuni interessati da questo tipo di
abusivismo sono situati per lo più in zone estremamente
disagiate, caratterizzate dalla mancanza di lavoro, dalla
presenza della criminalità organizzata e da un fortissimo
malessere sociale. Si tratta di terre dove la cronica
latitanza dello Stato è tra le principali cause del degrado
socio-economico.
E' quindi doveroso ed urgente venire incontro ai tanti
cittadini che chiedono semplicemente di rientrare nella
legalità per potersi godere in tranquillità il frutto del loro
sudore: la casa, costruita dopo anni di sacrifici e duro
lavoro, spesso svolto all'estero o nel nord Italia.
Lo Stato avrebbe ragione a mostrarsi severo se in quei
comuni la vigenza di un piano regolatore avesse consentito di
costruire nel rispetto della legge. Così purtroppo non è stato
e non è; ancora adesso chiunque voglia edificare deve
diventare un fuorilegge, con il paradosso che l'irregolarità è
indotta proprio dalla mancanza di regole (il piano regolatore,
appunto).
Pertanto, la presente proposta di legge prevede la
possibilità per i comuni sprovvisti di piano regolatore
generale di adottare piani generali di recupero
urbanistico.