XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1675
Onorevoli Colleghi! - Già nella scorsa legislatura con
la proposta di modifica all'articolo 51 della Costituzione,
prima firmataria la deputata Claudia Mancina, il gruppo
parlamentare di cui facciamo parte ha cercato una linea di
risposta alle esigenze di rimozione degli ostacoli nell'ambito
della rappresentanza che impediscono un pieno contributo delle
donne italiane alla vita pubblica. Quella proposta, molto
opportunamente, ha ripreso il suo iter in questa
legislatura. Essa era stata approfonditamente esaminata dalla
Commissione Affari costituzionali, anche mediante un'indagine
conoscitiva (ai cui lavori si rinvia per il quadro complessivo
di riferimento), e quindi era stata approvata dall'Aula della
Camera dei deputati.
Come si disse in quella sede da più parti, essa è stata
pensata quale norma imprescindibile in grado di dare copertura
costituzionale alle successive iniziative ordinarie.
Se il terreno più proficuo, sul lungo termine, pare essere
quello di accompagnare la modifica, già in corso nella società
italiana, delle mentalità, delle abitudini culturali e sociali
che hanno sin qui supportato l'esclusione di gran parte delle
donne dalle sedi di rappresentanza, occorre agire anzitutto
sulla cosiddetta legislazione elettorale di contorno, prima
ancora (come è altresì necessario) che sulle formule
elettorali, cioè sui meccanismi di traduzione dei voti in
seggi, per i quali è stata predisposta comunque una parallela
proposta.
Di per sé la modificazione delle mentalità è un lavoro
tanto lungo quanto necessario, che non va però inteso in modo
miracolistico o passivo né forzato con indebite scorciatoie.
La legislazione elettorale di contorno si presta allora in
modo quasi "naturale" a interventi mirati di incentivi
flessibili, premianti o penalizzanti, che rimuovano le cause
più che assicurare direttamente i risultati, nella logica su
cui l'indagine conoscitiva aveva rilevato un consenso di
massima.
Per questo la presente proposta con l'articolo 1 intende
modificare la nota legge n. 515 del 1993 che disciplina lo
svolgimento delle campagne elettorali, inserendo come criterio
ulteriore per le presenze radiotelevisive in tale periodo
quello della "partecipazione attiva delle donne alla
politica", dizione opinabile, ma che ha il pregio di non
essere inventata ex novo. E' infatti ripresa dalla
vigente normativa sui rimborsi elettorali (legge n. 157 del
1999) a proposito della quota del 5 per cento destinata a tale
scopo.
L'articolo 2, che interviene sui rimborsi elettorali per
il rinnovo del Senato della Repubblica, regolati dalla
medesima legge n. 515 del 1993, prevede un meccanismo di
penalizzazione nel caso di squilibrio tra uomini e donne nella
presentazione di candidature al Senato della Repubblica che
avvengono, com'è noto, su base regionale. Le coalizioni ed i
partiti non sono pertanto obbligati da strumenti rigidi a
muoversi nella direzione della parità, ma vi sono fortemente
incentivati. Intervenendo a livello delle candidature, la
scelta finale sugli eletti spetta comunque all'elettore, il
quale non è pertanto limitato oltre misura nella sua facoltà
di scelta per una rappresentanza così significativa quale è
quella parlamentare.
L'articolo 3 prevede un meccanismo analogo per la Camera
dei deputati anche se esso si presta, oggi come oggi, a
funzionare bene solo (ma non è comunque poco) per le liste
proporzionali a cui nella vigente legislazione sono vincolati
i rimborsi elettorali, mentre il ricorso alle liste "civetta"
può anche eludere il vincolo per i candidati nei collegi. Ciò
rinvia pertanto, ma sarebbe improprio occuparsene direttamente
in questa sede, ad un superamento di questa scorciatoia in
favore di una direzione chiara sulla base di quello che sarà
il consenso largamente prevalente tra le forze politiche: o
imponendo un obbligo di collegamento con tutte le liste della
coalizione o eliminando lo scorporo.
L'articolo 4 prevede un meccanismo analogo per le liste di
partito nelle elezioni regionali.
L'articolo 5 raddoppia la già citata quota del 5 per cento
dei rimborsi elettorali finalizzata alla crescita della
partecipazione attiva delle donne alla politica.