XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1662
Onorevoli Colleghi! - Il testo qui proposto riproduce
quello già presentato, nella precedente legislatura,
dall'onorevole Maselli (atto Camera n. 5285), che il primo
firmatario ringrazia per avergli dato l'opportunità di
riproporre una proposta di legge di grande attualità e
rilevanza culturale. La storia del nostro Paese è
caratterizzata dallo sviluppo e dall'autonomia delle città.
Già al tempo della repubblica e dell'impero romano molte città
italiane erano autentiche città-stato dotate di autogoverno,
pur nell'appartenenza a Roma, di cui godevano la cittadinanza.
Dopo la parentesi del tardo impero e dell'età gotica,
l'invasione longobarda, creando vari ducati, tra cui due
semi-indipendenti (Spoleto e Benevento), ridiede funzione di
capitale alle principali città che in epoca feudale divennero
sede di vescovadi e contee, e in età comunale si trasformarono
in liberi comuni.
Se nel sud la formazione dei regni di Napoli e Sicilia
favorì lo sviluppo di due grandi capitali, Napoli e Palermo,
nell'Italia centro-settentrionale si vennero formando signorie
e principati destinati a diventare, durante il Rinascimento,
centri politici e, soprattutto, culturali di primo ordine.
Attorno ad essi si raccolsero scrittori, artisti e si crearono
corti ed accademie di grande importanza. Alcune di queste
città capitali coincidono con i capoluoghi di regione:
Venezia, Genova, Torino, Milano, Firenze, la stessa Bologna,
capitale culturale anche se non politica; altre, invece, sono
ora capoluoghi di provincia e, se non si interviene
sollecitamente, rischiano di essere ridotte ad una monotona
vita provinciale, lasciando, così, in stato di abbandono
innumerevoli tesori artistici, librari, archivistici, che
costituiscono la più autentica ricchezza del nostro Paese.
Paradossalmente, la maggiore autonomia data alle regioni
rischia di annegare definitivamente tali città in un anonimato
senza prospettive future.
Per certi aspetti, una sorte migliore tocca a tre città
capitali nel Medioevo perché sono state, e sono tuttora, sedi
di prestigiose università: Pisa, Padova e Pavia. Le città
cosiddette "a rischio", cui ci riferiamo, sono Mantova, Parma,
Modena, Ferrara, Lucca, Siena, Pesaro ed Urbino. Tra queste,
Parma, Modena e Lucca persero la loro indipendenza solo alla
vigilia dell'unità italiana. Vale la pena ricordare il ruolo
che esse ebbero in tempi relativamente recenti, durante l'età
dell'Illuminismo e del Risorgimento. Non credo necessario
descrivere i beni culturali conservati in queste antiche
capitali, né come l'attuale situazione le mortifichi sul piano
culturale e rischi di compromettere definitivamente la loro
conservazione. E' necessario anche tenere presente che tali
beni sono divisi tra musei, biblioteche, archivi statali e
strutture ecclesiastiche e private, spesso non coordinati tra
loro e non sufficientemente aiutati e tutelati dalle autorità.
Basterebbe pensare a preziosi fondi librari e museali,
sottratti ai conventi, in mille modi, ed ora tenuti, perché
sarebbe improprio dire conservati, presso scuole ed istituti
di vario ordine e grado.
Né miglior conservazione e sorte hanno avuto le grandi
tradizioni musicali che alcune di queste città hanno
valorizzato in modo assolutamente eccezionale nei secoli
passati. Si pensi, in particolare, a Parma, Pesaro e Lucca con
Verdi, Rossini, Puccini, oltre a tanti altri musicisti di
chiara fama.
Per tutti questi motivi, è urgente una legge quadro che
intervenga a riconoscere i valori peculiari di queste città,
evitando la loro riduzione a centri minori, nell'ambito delle
rispettive regioni di appartenenza, iniziando così una
politica culturale a vasto raggio che si estenda poi a tutti
quegli altri centri, anche non capoluoghi di provincia, che
abbiano avuto ruoli storici in campo civile o religioso. Per
il raggiungimento di tali finalità è stata predisposta la
presente proposta di legge, della quale si auspica la rapida
approvazione.