XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1642




        Onorevoli Colleghi! - La necessità di "entrare" negli istituti penitenziari attraverso normative informate a princìpi moderni è ormai unanimemente sentita. Al di là delle sensibilità individuali, si può affermare che tale esigenza sia un dato acquisito da tutte le forze politiche, comprese quelle che avevano scelto di insistere più sul lato dell'ordine e della sicurezza sociale che su quello delle libertà. Gettare luce dentro il cono d'ombra in cui sono rimaste le strutture di reclusione significa anche occuparsi di una moderna formazione ed organizzazione del lavoro delle persone preposte alla sorveglianza ed all'assistenza finalizzata al recupero dei detenuti.
        La legge 15 dicembre 1990, n. 395, che prevede la riforma e la smilitarizzazione del Corpo degli agenti di custodia in Corpo di polizia penitenziaria, ha omesso di prevedere i quadri del ruolo ad esaurimento e dell'area C nonché dirigenziali dell'ex carriera direttiva e dirigenziale dei direttori amministrativi penitenziari. I collaboratori d'istituto ex VII livello, i direttori penitenziari ex VIII livello, i direttori coordinatori penitenziari ex IX livello, i primi dirigenti, i dirigenti superiori ed i dirigenti generali sono stati economicamente e giuridicamente equiparati ai funzionari ed ai dirigenti della Polizia di Stato.
        A tale mancanza si affianca e si sovrappone la carenza di personale che esplica funzioni amministrativo-contabili, sanitarie, tecniche, psico-pedagogiche ed informatiche.
        All'interno degli istituti penitenziari si evidenzia la non univocità di indirizzo, il non coordinamento tra le varie figure professionali e, in particolar modo, la conflittualità tra direttori e dirigenti amministrativi ed appartenenti al Corpo della polizia penitenziaria.
        Con la presente proposta di legge si vuole dare definitiva soluzione alla conflittualità tra i vari ruoli professionali, prevedendo sei settori operativi distinti, con funzioni e competenze diverse, per ognuno dei quali è previsto uno sbocco di carriera in senso verticale, fino a dirigente superiore.
        A tali elementi, che da soli suggerirebbero un intervento legislativo di riforma, si sommano le ulteriori macroscopiche contraddizioni emergenti da una lettura approfondita della citata legge n. 395 del 1990. Lo scopo di un nuovo intervento legislativo è perciò quello di riconoscere la possibilità per tutti gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria di crescere professionalmente, attraverso un riordino equilibrato e ragionevole degli organici, al fine ultimo di assicurare la legalità e l'efficienza del servizio istituzionale. La tipologia della struttura organizzativa complessiva del personale è lo strumento principale sul quale intervenire per assicurare, in un'ottica d'imparzialità e di buona amministrazione, condizioni di efficienza e di efficacia.




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