XIV LEGISLATURA
RELAZIONE - N. 1583-C
Onorevoli Colleghi! - E' con grande soddisfazione, come
membro di questo Parlamento e come relatrice, che mi accingo a
presentare la relazione di questo progetto di legge
costituzionale già approvato dalla Camera e poi dal Senato.
Molte sono state le ragioni e le argomentazioni che a
partire già dalla scorsa legislatura hanno dato vita ad un
dibattito ricco e vivace, attento da un lato a tutte le
possibili implicazioni teorico-giuridiche, presenti ogni
qualvolta si modifica la Carta costituzionale, e
particolarmente delicate qualora si affrontino temi come
quello della rappresentanza politica. Un dibattito, dall'altro
lato, che si è mostrato accorto e sensibile rispetto ai dati
della realtà, e alle esigenze che la stessa società civile
andava manifestando con sempre maggior forza e vigore,
stimolando così una attenta riflessione da parte nostra su
questo tema.
In questo contesto ho avuto modo di apprezzare i
molteplici contributi al dibattito che sono pervenuti a noi
fin dalla XIII legislatura e la discussione che si è da poco
svolta al Senato, seguita da un voto d'aula che, confermando
il testo di modifica già approvato dalla Camera, ha così
permesso il rapido proseguimento dell'iter legislativo.
Ringrazio pertanto fin da subito, per il lavoro svolto, la
Relatrice al Senato, la quale ha opportunamente ricordato,
nella sua relazione, come lo stesso Parlamento europeo, fin
dal 1988, aveva espresso con una risoluzione la preoccupazione
per il fatto che in molte democrazie liberali "le donne non
sono rappresentate in proporzione né al loro numero né alla
loro formazione e esperienza professionale...". Un deficit di
democrazia non solo italiano, certo, ma che nel nostro Paese
ha assunto proporzioni allarmanti.
La stessa Francia, del resto, in una situazione non
dissimile dalla nostra, fin dal 1999 ha intrapreso la via
della modifica costituzionale, aprendo così la strada ad
interventi legislativi volti a favorire un'inversione di
tendenza. Certo, i primi dati delle recenti elezioni
legislative in Francia non sembrano esaltanti. In numeri
assoluti solo 8 donne in più risultano elette rispetto alla
precedente legislatura, pari al 12,1 per cento circa
dell'Assemblea nazionale. Eppure, questo dato va letto con
cautela: si è molto discusso nei mesi passati del rischio che
una riforma attinente alla formazione della rappresentanza
politica potesse in qualche modo spingere per una
pre-determinazione dei risultati. I dati francesi dimostrano
non solo come ciò non sia assolutamente vero, ma che la strada
per raggiungere una rappresentanza effettiva, di uomini e
donne, sia ancora molto lunga. Quello che stiamo compiendo
qui, oggi, è solo un primo passo, per far si che attraverso la
modifica costituzionale, altri strumenti, legislativi e non,
possano in futuro essere approntati al fine di stimolare e
favorire una vera inversione di tendenza. Un passo necessario
sotto il profilo simbolico, perché manifesta la consapevolezza
da parte di questo Parlamento della gravità della situazione
attuale e dell'assoluta inadeguatezza di questa rappresentanza
a garantire un corretto funzionamento delle istituzioni
democratiche. Un passo ancor più necessario sotto il profilo
concreto, perché sarà finalmente consentita, e
costituzionalmente garantita, l'adozione di tutti i possibili
strumenti capaci di rimuovere quegli ostacoli che di fatto
impediscono o scoraggiano fortemente l'accesso delle donne
alla politica, ponendole, di fatto, in una condizione di non
parità.
In molti degli interventi sia alla Camera che al Senato è
stata pertanto ribadita non solo la necessità di questa
modifica, ma l'urgenza, considerato che il tasso di
partecipazione femminile alla vita politica nel nostro paese è
così basso da far pensare ad una vera e propria emergenza
democratica; solo il 9,8 per cento alla Camera e il 7,7 per
cento al Senato. Sia la senatrice Pagano, sia l'onorevole
Boato hanno ricordato, per esempio, come "l'Italia è solo al
sessantanovesimo posto come percentuale di donne al
Parlamento" e tale dato risulta sconfortante se confrontato
non solo con quello di alcune democrazie del Nord Europa, ma
soprattutto con quello di paesi a giovane democrazia come la
Romania o lo Zimbawe.
Nel complessivo dibattito che si è svolto nei due rami del
Parlamento è stato più volte sottolineato il pregio di una
formulazione elastica e flessibile, che non irrigidisca
eccessivamente il dettato costituzionale, ma possa aprire la
strada al più ampio ventaglio possibile di provvedimenti per
fronteggiare quella che in molti consideriamo, ormai, una vera
e propria crisi della politica e della rappresentanza. Sono
state affrontate e discusse, inoltre, le implicazioni inerenti
alla nuova formulazione dell'articolo 117 della Costituzione o
alla controversa sentenza 422/1995, così come è stata
esaminata e discussa anche la precedente formulazione inserita
nella Commissione Bicamerale del 1997.
E' del tutto evidente che sarebbe impossibile dar conto,
in modo esaustivo in questa sede, della ricchezza del
dibattito che si è svolto nell'arco di due legislature, e nei
due rami del Parlamento, nonché della complessità delle
problematiche giuridiche affrontate. Molte e diverse sono
state, infatti, le ragioni argomentate a sostegno della
modifica dell'articolo 51 della Costituzione.
Tra quelle, però, che io stessa ho più volte espresso già
nelle due relazioni in Commissione e successivamente in quella
per l'Aula, durante la prima lettura di questo progetto di
legge, ve ne è almeno una che merita di essere ricordata, e
che forse più di ogni altra ha rappresentato una spinta
significativa per una modifica dell'articolo 51.
Essa attiene al carattere incompiuto della nostra
democrazia rappresentativa, caratterizzata, ancora oggi, a
distanza di più di cinquant'anni dall'entrata in vigore della
nostra Costituzione, da una preponderante presenza maschile, e
soprattutto da dati di anno in anno sempre più allarmanti
sulla scarsa partecipazione femminile alla vita politica.
L'uguaglianza formale tra i sessi, garantita dal fatto che
l'attuale formulazione dell'articolo 51 della Costituzione
sancisce che tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso
possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive
in condizioni di eguaglianza, ha per molti anni svolto
l'importante funzione di impedire discriminazioni formali
rispetto all'accesso da parte delle donne alla vita politica e
agli uffici pubblici. Eppure, proprio la constatazione di una
difficoltà crescente, dovuta a ragioni di ordine culturale,
politico e sociale, che rendono l'accesso alla vita politica
da parte delle donne particolarmente difficile e, spesso,
gravoso dal punto di vista economico, familiare e personale,
ci ha convinti della profonda necessità di modificare
l'articolo 51 della Costituzione. Con questa modifica, che ci
auguriamo giunga a compimento al più presto, vogliamo
completare il dettato costituzionale, realizzando anche nel
campo dei diritti politici quell'uguaglianza delle
opportunità, delle condizioni di partenza, che l'articolo 3
della nostra costituzione impone già per i diritti economici e
sociali. La nuova formulazione dell'articolo 51 crea infatti
la copertura costituzionale per successivi interventi, di
carattere legislativo e non, volti a colmare il deficit
democratico che permane nella nostra democrazia, a
"correggere", cioè, quegli squilibri nella rappresentanza che
di fatto rendono la nostra democrazia incompiuta.
Come ho già avuto occasione di affermare, infatti, solo le
democrazie che saranno capaci di aprirsi, di diventare
inclusive, esprimendo compiutamente anche la rappresentanza
degli esclusi, potranno rigenerarsi e mantenersi vitali,
valorizzando differenze e specificità proprie delle moderne
società. Se i dati riportati sono infatti sintomo di una crisi
della politica, e, dunque, di una crisi di fiducia e di
rappresentanza delle istituzioni, diventa indispensabile
giungere al voto della riforma per contribuire a superare tale
situazione che indebolisce la stessa democrazia.
Per questo mi auguro che tale progetto riesca ad essere
approvato in tempi rapidi, anche nella terza e quarta lettura,
aprendo così finalmente la strada ad una auspicata e salutare
inversione di tendenza.
Elena MONTECCHI, Relatore.