XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1580




        Onorevoli Colleghi! - Due anni orsono è terminato un processo a Casale Monferrato con la condanna della Eternit Spa, per le responsabilità conseguenti alla lavorazione dell'amianto negli stabilimenti. Erano circa 1.500 le parti civili in quel procedimento: si trattava di ex lavoratori e di eredi delle vittime dell'amianto.
        Sulla tossicità e sugli effetti cancerogeni dell'amianto vi è ormai una vasta letteratura in testi e dati fin dal 1935, studi occultati dall'industria del nostro Paese che ha difeso l'idea della sicurezza dell'amianto, una pura operazione lobbistica con la quale gli industriali del settore hanno combattuto la battaglia in difesa del proprio business. E' una logica perversa, quella del profitto a tutti i costi, che genererà costi all'infinito se non si saprà, sulla scorta di quanto avvenuto, porvi rimedio.
        Alla fine della X legislatura fu approvata la legge 27 marzo 1992, n. 257, dopo una lunga battaglia dei lavoratori del settore.
        La legge contiene norme relative alla cessazione dell'impiego di amianto, al divieto di estrazione e di importazione, alle modalità di smaltimento. L'Italia è stata però inadempiente sull'adeguamento alle disposizioni comunitarie che già dieci anni fa prevedevano per i Paesi membri misure di prevenzione e di protezione dall'amianto. Le imprese hanno preteso questi ritardi dai Governi che si sono succeduti, sia per ragioni nobili (il larghissimo ambito di applicazione dell'amianto per le sue qualità tecnologiche), sia per ragioni meno nobili, cioè il basso costo della materia prima.
        Le circa tremila applicazioni dell'amianto vanno dall'edilizia ai rivestimenti antincendio, agli isolanti, alle condotte, ai tubi per acquedotti, ai tetti e alle coperture di edifici in generale, alle pavimentazioni e alle soffittature. Sono esposti lavoratori e cittadini che vivono a contatto di produzioni e applicazioni di tale materiale.
        Le fibre di amianto sono assunte dall'uomo per inalazione, attraverso l'apparato respiratorio fino a raggiungere i polmoni, oppure tramite ingestione. L'asbestosi è la malattia legata alla proprietà di queste fibre e provoca la cicatrizzazione del tessuto polmonare con conseguente perdita definitiva della capacità funzionale. Recenti studi scientifici confermano che non è possibile guarigione alcuna dalle lesioni prodotte dall'asbesto ed è certo che esso produce tumori maligni della pleura e del peritoneo, chiamati mesoteliomi, tumori polmonari e gastrointestinali. Questa sostanza cancerogena non ha alcun livello di soglia o limite che possa garantire la salute di coloro che siano esposti, in quanto è dannosa anche in minima quantità.
        Indagini epidemiologiche hanno già peraltro evidenziato in Casale Monferrato che purtroppo le vittime dell'asbesto fra la popolazione sono destinate ad aumentare drammaticamente nei prossimi anni dato il lungo tempo di latenza delle forme tumorali legate all'amianto, registrando un eccesso di mortalità corrispondente a dodici volte la media nazionale.
        Bisogna quindi colmare un vuoto lasciato dalla citata legge n. 257 del 1992. E' indubbio che si debba intervenire per i danni che l'amianto, pur dopo quanto previsto dall'articolo 1 della legge medesima, continua a produrre. Occorre procedere alla bonifica di strutture e siti che vedono la presenza di amianto, intervenire per evitare danni futuri, per non accettare una condizione disumana, su cui si tace continuando a contare i morti.
        Si dovrà "mappare" il territorio che vede la presenza di amianto, attivare la ricostruzione della situazione dettagliatamente e con precisione; non si potrà bonificare tutto il territorio contemporaneamente, si dovrà vedere cosa e come bonificare, si dovrebbero stabilire priorità in base alla pericolosità dell'esposizione alla contaminazione.
        Il soggetto tecnico incaricato della mappatura, delle priorità e della bonifica è l'azienda sanitaria locale competente per territorio.
        Senza dubbio questo lavoro deve essere realizzato in stretta collaborazione con i soggetti esposti e organizzati che denominiamo "comitato di partecipazione dei lavoratori e cittadini" per la bonifica dei siti contaminati da amianto, che dovrà essere costituito dai comuni interessati per affermare la responsabilità del comune in materia di salute pubblica.
        L'azienda sanitaria locale dovrà utilizzare dei presìdi di secondo livello per le analisi e le indagini e non ultimo per la determinazione delle priorità e delle modalità di bonifica, nonché dei controlli da effettuare in corso di bonifica e a suo completamento.
        I presìdi di riferimento sono il presidio multizonale di igiene e prevenzione, i dipartimenti universitari competenti in materia e l'Istituto superiore di sanità.
        Non si realizza però bonifica senza partecipazione: coloro che sono stati o sono esposti sono i soggetti della partecipazione. Tali soggetti sono oggi principalmente rappresentati da associazioni, composte anche dai familiari delle vittime, e dall'Associazione esposti amianto, che si battono per il rischio zero e per le operazioni di bonifica.
        I lavoratori e i cittadini associati, le associazioni ambientaliste anti-amianto sono parte importante, soggetto indispensabile perché tutto ciò venga realizzato.
        Infine vi è il problema finanziario: chi pagherà la bonifica? Si dovrebbe dire correttamente e coerentemente che chi inquina paga.
        Sappiamo però quanto ciò sia difficile da ottenere.
        Chiediamo quindi che i costi delle indagini per la costruzione della mappa dei rischi e dei danni, così come quelli attinenti alla bonifica di edifici pubblici o privati, siano a carico dello Stato - con l'utilizzo, essendo questa dell'amianto una vera e propria calamità, delle leggi di spesa relative alle emergenze previste dal bilancio dello Stato - così come il rifinanziamento della legge n. 257 del 1992.
        Infine, proprio perché tutto questo non venga disatteso e senza la possibilità di individuare responsabilità, si devono prevedere sanzioni. E' già grande il danno, non si può perdere ulteriore tempo.




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