XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1496
Onorevoli Colleghi! - Siamo consapevoli che la spesa
sanitaria del nostro Paese continua a crescere e le cause sono
da imputare ad una molteplicità di fattori quali:
un progressivo invecchiamento della popolazione e dei
malati cronici;
un aumento del reddito pro-capite che
inevitabilmente determina una maggiore richiesta di
prestazioni e servizi;
un aumento di offerta di segmenti nuovi nel campo dei
servizi e prodotti sanitari che ha effetti sulla domanda,
anche in relazione all'ampliamento stesso della concezione
della salute, intesa come piena efficacia fisica, mentale e
sociale;
pressione da parte del settore produttivo, che ha subìto
notevoli contraccolpi negli ultimi anni proprio a causa del
ridimensionamento della stessa spesa sanitaria pubblica;
non ultimo, il perseverare di comportamenti di
malagestione e di malcostume dei consumi e dei servizi
sanitari ancora perseveranti nel nostro Paese.
I vincoli posti all'Italia dall'adesione al Trattato di
Maastricht e dalla partecipazione del processo di integrazione
europea hanno reso necessarie scelte di estremo rigore in
tutti i comparti della spesa pubblica e, conseguentemente,
anche del comparto sanitario. Comparto quest'ultimo che si era
caratterizzato, come d'altronde in tutti i Paesi
dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo
economico, per una progressiva crescita della spesa sanitaria
pubblica a partire dagli anni Sessanta. A partire dal 1992 è
stata effettuata la scelta di ridurre la spesa sanitaria
pubblica attraverso una riduzione nei diversi settori quali il
personale, l'acquisto di beni e servizi, la spesa
farmaceutica, la spesa ospedaliera nonché assicurando una
maggiore partecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria. Ma
i risultati sono stati notevolmente inferiori rispetto agli
obiettivi prefissati sia in termini di risparmio sia sul piano
della qualità dei servizi erogati. Ad oggi il finanziamento
del Servizio sanitario nazionale è inferiore al 6 per cento
del prodotto interno lordo contro una media europea del 7 per
cento, quindi è necessario attivare politiche economiche che
permettano di incrementare le risorse da destinare alla spesa
sanitaria ma contemporaneamente, se si vogliono raggiungere i
migliori risultati, c'è estremo bisogno di individuare le
sacche di spreco (sia economico ma anche professionale, nonché
di dispersione di energie in tutte le sue forme) in modo da
eliminarle o convertirle in risorse e servizi per i cittadini,
sempre nel rispetto di un principio cardine che vede un
servizio sanitario nazionale di carattere universalistico e
solidaristico.
Quindi si ritiene fondamentale legare la politica
economica, intesa come quantificazione della spesa in campo
sanitario, ad una politica di riforma volta ad eliminare gli
sprechi del sistema che si registrano sotto tante voci, alcune
delle quali possono essere riassunte nelle seguenti:
le replicazioni: vi sono ospedali che duplicano funzioni
che potrebbero essere accorpate o fanno limitato utilizzo di
costose apparecchiature od attrezzature che solo una più
oculata gestione potrebbe vedere utilizzate nelle loro reali
potenzialità con conseguente abbattimento dei costi e
contemporaneamente una maggiore disponibilità per i
cittadini;
eccedenza di personale in alcune realtà mentre ve ne è
carenza in altre;
mantenimento di stili di vita inappropriati e cattiva
educazione invece a stili di vita corretti che, oltre a
migliorare la qualità di vita dei cittadini, comporterebbe
sicuramente un vantaggio anche di tipo economico (ad esempio
viene richiamato il rapporto sull'obesità presentato
recentemente a Milano e ricordato nell'audizione del Ministro
Sirchia in Commissione affari sociali della Camera dei
deputati ove emerge che essa comporta, oltre che danni
individuali, anche un danno al Servizio sanitario nazionale in
termini di trattamenti richiesti per le complicazioni pari a
21 mila miliardi all'anno).
Inoltre, l'esigenza di avere a disposizione un quadro
generale di politica sanitaria del nostro Paese con
l'individuazione puntuale delle risacche di spreco del sistema
sanitario è emersa anche durante l'audizione del Ministro
Sirchia in Commissione affari sociali della Camera dei
deputati nella seduta del 26 luglio scorso.
Quindi, dalla convinzione che una maggiore disponibilità
per il settore sanitario sia da ricercare anche dal recupero
di risorse ed energie emergenti dall'abbattimento degli
sprechi in tutte le sue forme, chiediamo, con la presente
proposta di legge, che sia istituita una Commissione
parlamentare di inchiesta finalizzata a individuare, con gli
opportuni mezzi, le grandi aree di spreco del comparto
sanitario oggi esistenti e contemporaneamente individuare quei
sistemi operativi, organizzativi e comportamentali capaci di
coniugare un giusto costo ad una alta qualità delle
prestazioni ovvero della qualità della vita dei cittadini.