XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1474
Onorevoli Colleghi! - Nel territorio del comune di
Terralba (Oristano), precisamente nella località Marceddì,
negli ultimi decenni si è sviluppato un insediamento abitativo
di 300 case all'incirca.
Tale località si estende lungo il demanio marittimo per
410.000 metri quadri circa, comprendendo il bacino salmastro
interno con il suo canale emissario e lo stagno di Santa
Giusta con il relativo collegamento con il mare.
Si è assistito così ad un vero e proprio sviluppo
urbanistico su un territorio che ha perso, di fatto,
l'originario requisito di demanio marittimo.
All'origine, su concessione per licenza, vennero costruiti
dei rudimentali rifugi per i pescatori e per il deposito delle
loro attrezzature da pesca. Successivamente, però, si è
sviluppata la costruzione di veri e propri edifici, alcuni
realizzati su concessioni, altri abusivamente.
Parti di queste costruzioni sono adibite a negozi, bar e
ristoranti che svolgono un'attività connessa con la stagione
balneare, mentre altre svolgono funzione abitativa. Queste
abitazioni non sono seconde case essendo in uso dei pescatori
stabili nel territorio dove svolgono la loro attività.
Nell'intento di regolamentare questa situazione, nel 1968,
il comune di Terralba richiese con istanza la sclassificazione
di tutta la zona, precisamente fece richiesta di cessione
delle aree comprese nel foglio 33, mappale 55, del proprio
comune.
Tuttavia la richiesta di sclassificazione non garantiva il
passaggio del compendio al comune poiché le lungaggini
burocratiche avrebbero fatto maturare il tempo necessario per
il verificarsi dell'usucapione a favore degli abusivi, e
inoltre si sarebbero creati molteplici problemi nella
procedura amministrativa.
Sarebbe stato necessario, infatti, ridefinire il demanio
marittimo facendo acquisire allo Stato le costruzioni
realizzate, e nell'acquisizione si sarebbero dovute seguire
delle procedure differenti a seconda della tipologia degli
edifici, della convenienza o meno ad acquisirli, o alla
necessità di demolirli. Inoltre sarebbero state necessarie
procedure diverse a seconda della posizione amministrativa dei
proprietari e dell'esecuzione di azioni penali nei confronti
di alcuni, poiché abusivi. La realtà dei fatti conferma
infatti che non è stato possibile fino ad oggi esercitare
nessuna azione nei confronti dei proprietari.
La presente proposta di legge mira appunto a seguire
questi obiettivi, prendendo come esempio casi simili
verificatisi nelle province di Belluno, Como, Bergamo, e
Rovigo dove, ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 177,
parte del demanio fluviale venne trasferito a titolo gratuito
ai comuni di riferimento e successivamente ceduto a titolo
oneroso ai privati, che vi avevano realizzato, nella assoluta
convinzione di non essere al di fuori della legge, una serie
di manufatti e di costruzioni.
Tornando alla porzione di territorio oggetto della
presente proposta di legge, esso presenta delle particolarità
così riassumibili:
la natura dei luoghi, priva di caratteristiche di
demanialità secondo quanto stabilito dall'articolo 28 del
codice della navigazione;
il prevalente uso abitativo per scopi professionali
propri della esclusiva o principale attività lavorativa degli
occupanti;
la coincidenza della programmazione sulla destinazione
dell'area progettata dalla regione autonoma della Sardegna e
dal comune di Terralba con il fenomeno di sviluppo
spontaneo;
l'esistenza di un rapporto socio-economico organico tra
l'attività produttiva principale del centro ed i servizi
spontaneamente sviluppati;
la necessità di realizzare gli opportuni adeguamenti
urbanistici e sanitari.
Di conseguenza si chiede l'esame celere della proposta di
legge al fine di consentire al comune di Terralba di
realizzare le necessarie sanatorie amministrative e di
eliminare l'abusivismo, tutelando nello stesso tempo il
patrimonio storico-ambientale.