XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1464
Onorevoli Colleghi! - Rigore e integrazione
costituiscono gli assi portanti della riforma
dell'immigrazione e della condizione dello straniero in Italia
recati dal testo unico di cui al decreto legislativo n. 286,
del 1998, di seguito denominato "testo unico".
Dal lato del rigore si iscrive la fermezza con la quale
già si contrastano, e devono ancora più essere contrastati,
gli ingressi clandestini e le organizzazioni criminali che vi
si dedicano. Per la legalità e la sicurezza, decisivi sono i
respingimenti alle frontiere e le espulsioni con rimpatrio. In
questo campo, anche in collaborazione - tramite accordi
bilaterali - con vari Paesi, già si sono conseguiti risultati
importanti a conferma dell'applicabilità e dell'efficacia del
testo unico.
Dal lato dell'integrazione, oltre allo Stato, le regioni e
gli enti locali, l'associazionismo e il volontariato stanno
assumendosi rilevanti responsabilità nel territorio per
attuare gli strumenti previsti dalla riforma e perseguire
obiettivi di integrazione: lavoro, assistenza e previdenza,
sanità, casa e cultura.
Rigore e integrazione dovranno ancora più marciare
insieme. Dal loro intrecciarsi e crescere dipende il futuro
desiderabile della stessa convivenza civile. Sono di ostacolo:
criminalità, clandestinità e irregolarità; concorrono invece a
promuoverlo nella sicurezza, politiche solidali di
integrazione e amichevole convivenza.
Con lo stesso impegno con cui si persegue il contrasto
della immigrazione clandestina si devono predisporre nuove
opportunità per l'integrazione e ciò che va perseguito è un
patto tra italiani e immigrati basato sul riconoscimento di
diritti e doveri.
In questo senso, con la presente proposta di legge
costituzionale si ritiene necessario, nell'alveo di quanto già
prevede la riforma in materia di diritti di cittadinanza,
porre all'ordine del giorno del Parlamento la questione dei
diritti politici e del loro esercizio per cittadini stranieri
regolarmente residenti che costituiscono, come da più parti è
stato autorevolmente riconosciuto, una risorsa per il futuro
della Nazione e dell'Europa.
Una nuova frontiera di diritti di partecipazione politica
per gli stranieri regolari residenti suscita obiezioni e
riserve di ordine politico, culturale e sociale e si scontra
con situazioni di disagio.
Ma il persistere in negazioni o in forti limitazioni può
incidere negativamente sul processo di integrazione, con gravi
danni per le città dove già oggi è numerosa la presenza di
persone diverse anche per lingua, religione e costumi.
Riconoscere diritti di partecipazione politica a cittadini
stranieri in Italia significa promuovere l'allargamento della
rappresentanza dei residenti nelle istituzioni locali e
renderli partecipi alla vita politica: condizioni che possono
risultare decisive per quella assunzione di responsabilità
civiche necessaria per la stessa coesione sociale nelle
comunità.
Confortano, in questa direzione, pronunciamenti della
Corte costituzionale in favore di diritti di libertà, di
riunione e di associazione - anche nei partiti politici - per
tutti i residenti nel territorio nazionale. Si è dunque già
assottigliato il muro di disparità che separa i cittadini
italiani dagli stranieri residenti. Limiti e discriminazioni
per nazionalità, quando si tratta di diritti primari
universali non meno essenziali di quelli che la Costituzione
già riconosce a ogni persona residente - inviolabilità della
libertà di manifestazione del pensiero, diritto al giudice
naturale e ad agire in giudizio - risultano sempre meno
condivisibili.
Nella prospettiva aperta anche dai pronunciamenti della
Corte costituzionale si inserisce la proposta di legge che
interviene a definire alcuni diritti di partecipazione
politica per stranieri regolarmente residenti in Italia. Il
diritto elettorale a livello locale, quelli di petizione alle
Camere e di partecipazione ai referendum sulle materie
degli enti locali, se riconosciuti a cittadini italiani - non
costituirebbero certo una riduzione di status per i
cittadini italiani, mentre potrebbero rappresentare uno
stimolo importante per un processo di integrazione lungo il
quale più ampio e intenso possa essere il concorso di tutti i
cittadini residenti alla vita delle comunità.
E se nell'autogoverno risiede il futuro delle nostre
città, non vi è dubbio che esso possa essere più compiutamente
espresso e condiviso se, alle sue decisioni, potranno
partecipare coloro che risiedono in un territorio al cui
futuro sono interessati per le loro attese di vita.
In Italia già vi sono cittadini stranieri regolari
residenti - quelli appartenenti all'Unione europea - ai quali
sono riconosciuti i diritti politici che con la proposta di
legge costituzionale si propongono per altri cittadini
stranieri regolari residenti.
In questa direzione sono impegnati tutti i Paesi che hanno
ratificato i Trattati di Maastricht e di Amsterdam, e Svezia,
Danimarca, Olanda, Belgio e Spagna già hanno adottato norme
costituzionali e leggi ordinarie in materia. E per quanto
riguarda l'Italia, l'articolo 9, comma 4, lettera d),
del testo unico, già prevede, per i cittadini stranieri non
comunitari residenti in Italia in possesso della carta di
soggiorno, il diritto di "partecipazione alla vita pubblica
locale, esercitando anche l'elettorato quando previsto
dall'ordinamento e in armonia con le previsioni del capitolo C
della Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla
vita pubblica a livello locale, fatta a Strasburgo il 5
febbraio 1992".
Affinché questa previsione legislativa si possa
concretizzare, con la presente proposta di legge
costituzionale si intendono modificare gli articoli 48, 50, 51
e 75 della Costituzione.
Con l'articolo 1 si prevede, per gli stranieri
regolarmente residenti da oltre cinque anni, il diritto di
voto e quello ad essere eletti nei consiglio comunali e
provinciali e per altre elezioni locali.
Con l'articolo 2, si vuole rendere possibile agli
stranieri regolarmente residenti la presentazione di petizioni
alle Camere.
Con l'articolo 3, si prevede l'accesso degli stranieri
agli uffici delle pubbliche amministrazioni che erogano
servizi sanitari e sociali. Ciò in relazione al fabbisogno che
il nostro mercato del lavoro ha manifestato nei confronti, in
modo particolare, di talune figure professionali come gli
infermieri.
Con l'articolo 4, si intenda far sì che stranieri
regolarmente residenti possano partecipare ai referendum
nelle materie delle autonomie locali.
Le modifiche costituzionali significative che si
perseguono sono dettate dalla convinzione che superando
disparità esistenti tra cittadini appartenenti alle stesse
comunità locali in materia di diritti di partecipazione
politica, per dare luogo via via a traguardi di uguaglianza,
sarà consentita ai concittadini stranieri un'assunzione di
responsabilità nella costruzione di una sempre più vasta e
intensa coesione sociale, decisiva per l'integrazione e la
convivenza. Perseguire queste mete significa partecipare alla
definizione concreta di quella cittadinanza europea prevista
nei Trattati sull'Unione europea, affinché essa contempli
l'integrazione nella vita politica e sociale dei cittadini
stranieri provenienti da Paesi extracomunitari che risiedono e
lavorano in Italia e in Europa.