XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1458




        Onorevoli Colleghi! - E' avvertita la necessità di aggiornare lo Statuto speciale per la Sardegna alle nuove esigenze della società, alle conclusioni del dibattito politico in corso, alla maturata convinzione che l'assetto dello Stato moderno debba attribuire alle Regioni poteri primari. La Sardegna che ottenne fin dal 1948 uno Statuto speciale soffre, ancora più che le altre regioni d'Italia, l'affievolirsi della condizione di specialità che fu, al momento dell'approvazione dello Statuto, lo strumento per riconoscere le condizioni di diseguaglianza di cui la Sardegna soffriva ed il buon fondamento della richiesta di autonomia che, pur nel pieno riconoscimento dell'unitarietà dello Stato era, come è, patrimonio comune di tutti i sardi.
        Il principio che vuole unitaria e non divisibile la "sovranità" è stato progressivamente eroso ed ormai nessuno propone opposizioni preconcette alla ripartizione della sovranità tra diversi enti di rango costituzionale.
        Venuta meno la concezione unitaria dello Stato come soggetto unitario ed astratto capace di assorbire, attraverso i suoi organi, ogni aspetto della vita politica ed amministrativa, risalta oggi la necessità della modifica degli Statuti regionali ed in particolare, anche per mantenere il principio della specialità, dello Statuto della Regione Sardegna.
        In questi giorni è forte in Sardegna il dibattito sulla riforma dello Statuto. Il Consiglio regionale ha inteso provvedere con l'approvazione di una legge regionale che istituisce una "Assemblea costituente", liberamente eletta, alla quale è attribuito il compito di redigere una proposta di riforma dello Statuto.
        La presente proposta mentre, in armonia con la legge costituzionale già approvata dal Parlamento, lascia al Consiglio regionale, fermo il principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione, le scelte in ordine alla forma del governo ed alla legge elettorale, ha lo scopo di aprire il dibattito e formulare indicazioni che possano servire di stimolo e, se fosse il caso, di guida, ai lavori del Consiglio regionale e, se sarà eletta, dell'"Assemblea costituente". Ha altresì la finalità di rendere più rapidi i tempi per l'approvazione della legge costituzionale così da ridurre (sempre nel rispetto della volontà regionale) i tempi per l'approvazione finale. Il prossimo Consiglio regionale potrebbe essere eletto - questo è l'auspicio - con il nuovo Statuto in vigore e con una nuova e diversa legge elettorale.
        Le norme della presente proposta recepiscono i risultati del dibattito politico svoltosi in Sardegna in questi ultimi anni e, nella delimitazione dei poteri legislativi, definiscono i compiti ed i doveri dello Stato quanto all'attribuzione delle risorse finanziarie, alla realizzazione di parità di condizioni tra i cittadini della Sardegna e quelli delle altre regioni italiane, al regime dei trasporti ed alla continuità territoriale, alla realizzazione delle infrastrutture, assolutamente necessarie per colmare il divario esistente tra la Sardegna e le altre regioni italiane, in termini di sviluppo e di prospettive.
        La Sardegna ha certamente risorse proprie per innescare la spirale dello sviluppo e ridurre la piaga della disoccupazione. Ma per l'utilizzazione di tali risorse è necessario che lo Stato, attraverso i suoi organi ed in concorso con la Regione, intervenga per colmare le carenze.
        L'intervento dello Stato dovrà essere realizzato con interventi diretti e con la predisposizione di un piano generale che preveda il coordinamento fra le iniziative.
        Sul piano prettamente costituzionale, ferme le norme transitorie approvate nel 2001 dal Parlamento, la proposta prevede l'elezione diretta del Presidente della Regione, fissa il numero dei consiglieri, sancisce alcune incompatibilità.
        Si tratta di una proposta della quale i proponenti chiedono l'esame del Parlamento in tempi brevi e che deve essere intesa quale punto di partenza del dibattito al quale anche il popolo sardo, attraverso le sue rappresentanze democratiche, deve partecipare.




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