XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1374
Onorevoli Colleghi! - Sono passati più di cinquanta
anni dalla data di entrata in vigore della Costituzione
repubblicana, ma i princìpi di autonomia e di decentramento
amministrativo solennemente affermati all'articolo 5 sono
rimasti lettera morta, vittime di una prassi di governo che
nel tempo ha consolidato la struttura centralista dello Stato.
Anche l'istituto della provincia, pur riaffermato dalla Carta
costituzionale agli articoli 114 e 133, è rimasto un involucro
senza contenuto, un ente territoriale dalle competenze incerte
e marginali, spesso subordinato alla sua origine storica e
alla sua principale funzione di organo di decentramento del
potere statale sottoposto all'autorità del prefetto. Oggi che
con la riforma delle autonomie locali si tenta di rilanciare
la funzione della provincia anche accrescendone e meglio
definendone il ruolo e le competenze (come ben spiega
l'articolo 19 del testo unico delle leggi sull'ordinamento
degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267), è sempre più impellente la necessità di
riformare le circoscrizioni territoriali che attualmente
competono a ciascuna provincia, per meglio adattarle alle
esigenze di una società che si è profondamente trasformata.
In questa ottica appare ormai improcastinabile
l'istituzione della nuova provincia di Valle Camonica, con
capoluogo Breno, comprendente i comuni dell'attuale provincia
di Brescia. La creazione della nuova provincia, che
ospiterebbe una popolazione superiore ai 900 mila abitanti,
risponde a tutti i requisiti richiesti dall'articolo 21 del
citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del
2000 per la istituzione di nuove province. Infatti la Valle
Camonica e l'Alto sebino bresciano, come convenzionalmente si
definisce il territorio della nuova provincia, possiede una
sua unitarietà ed omogeneità storica, sociale, culturale ed
economica che la distingue dal resto della provincia di
Brescia. Situata a nord-ovest di Brescia ed estendendosi dal
Passo del Tonale sino al lago d'Iseo, lunga quasi 90
chilometri è, con i suoi 41 comuni, la Valle più grande
d'Italia. E' percorsa dal fiume Oglio ed è incuneata, nella
sua parte più settentrionale, fra due grandi massicci alpini
che superano entrambi i 3.500 metri d'altezza:
l'Adamello-Presanella e l'Ortles-Cevedale. La Valle include
nel suo territorio due parchi naturali di prima grandezza
(Adamello con oltre 500 chilometri quadrati e Stelvio con 100
chilometri quadrati) e vanta un patrimonio storico-artistico
che abbraccia 10 mila anni di storia rendendola unica sotto
questo profilo fra tutte le valli alpine. Le testimonianze che
ancora oggi si possono ammirare riguardano infatti la lunga
epoca preistorica con le incisioni rupestri (patrimonio
culturale dell'umanità - WorldHeritage UNESCO), la
conquista romana, l'epoca longobarda, il Medioevo, il
Rinascimento, e così via sino alle vicende della guerra bianca
in Adamello. Oltre alle due capitali storiche del turismo
camuno, Boario Terme e Ponte di Legno, la Valle Camonica è
punteggiata da numerose località turistiche estive e
soprattutto invernali. Boario Terme, nome di spicco nel
termalismo italiano, conosciuto da secoli, e Angolo Terme sono
centri ideali per cure idropiniche, inalatorie, irrigatorie,
idromassaggi, fanghi e terapie antistress. Le
grandissime potenzialità di questo territorio hanno nello
sfruttamento delle risorse idriche un nodo focale: più di 110
milioni di metri cubi di acqua sono racchiusi in bacini
idroelettrici che producono qualcosa come 5 miliardi di kWh
annue di energia elettrica con la presenza di due degli
impianti di ripompaggio più importanti d'Italia per oltre
1.500 MW: Edolo e S. Fiorano. Il distretto ENEL a cui la Valle
fa riferimento è primo in Italia per efficienza produttiva con
un costo di 10,4 lire per ogni kWh contro la media italiana di
25.
Le profonde ristrutturazioni aziendali e la riconversione
del settore siderurgico in completo smantellamento hanno
provocato una emorragia nei posti di lavoro amplificata dalla
crisi del settore contoterzista del tessile e
dell'abbigliamento. Una crisi economica senza precedenti con
tassi di disoccupazione al di sopra della media nazionale.
Condizione che ha indotto all'inserimento della quasi totalità
dei comuni della Valle nella programmazione per lo sviluppo
socio-economico delle aree dell'obiettivo n. 2 del regolamento
(CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, per i
fondi strutturali dell'Unione europea. Da sottolineare il
miglioramento delle strutture tecnico-commerciali e
progettuali che hanno consentito un elevato incremento nelle
attività del terziario avanzato, che offrono attività di
servizio alle imprese per quanto riguarda la formazione
professionale.
Per quanto concerne Breno, che diverrebbe il capoluogo
della nuova provincia, ha più di 5 mila abitanti, una
superficie di 58,8 chilometri quadrati e una distanza
dall'attuale capoluogo di provincia di 68 chilometri. Fin
dall'antichità il sito sul quale sorgerà questo comune era
frequentato, ma anche abitato, dagli antichi camuni poiché la
loro presenza è attestata da ritrovamenti risalenti al
Paleolitico. Questi insediamenti sono comprovati da alcuni
significativi reperti come tombe a inumazione con corredi
ceramici e di bronzo dell'età Golasecca, ma sono anche
presenti asce ed alcuni oggetti databili all'Età del bronzo
(antecedente all'Età del ferro). La successiva presenza dei
romani è accreditata da alcune epigrafi e specialmente dalle
recenti scoperte di un tempio dedicato alla dea romana
Minerva. I longobardi prima e i franchi poi concentrarono, in
questo che costituisce un passaggio obbligato tra la bassa e
la media-alta Valle Camonica, barriere artificiali di notevole
importanza militare con la costruzione, prima di alcune
fortificazioni e poi di un castello. In epoca carolingia Breno
divenne il centro amministrativo della Valle Camonica e nel
borgo ai piedi della rocca, vennero istituiti gli uffici e gli
ambiti giudiziari e amministrativi che prima erano situati
nella prima capitale amministrativa della Valle: Cividate
Camuno. Gran parte della Valle Camonica fu, in epoca
post-carolingia, donata in beneficio ai monaci francesi
di Tours e solo pochi anni prima del 1.200 il vescovo di
Brescia ne ottenne la signoria.
Nel 1291 in Valle Camonica fu imposta la reggenza di
Ottolino da Cortenuova che Maffeo Visconti, duca di Milano, e
nel 1312 l'imperatore Enrico VII nominò vicario di Valle
Cangrande della Scala. Pochi anni dopo il potere ripassò ai
Visconti che lo mantennero, anche se non ininterrottamente, a
lungo. Dal 1427 al 1454 iniziò una contesa che solo la pace di
Lodi tra la Serenissima Repubblica veneta e gli Sforza
concluse sancendo la dominazione in tutta la Valle Camonica di
Venezia. Le costosissime guerre che la città lagunare dovette
sostenere contro i turchi portarono all'aumento delle tasse e
allo sfruttamento intensivo delle miniere e delle fucine della
Valle Camonica. Breno in quel periodo fu la capitale della
Valle Camonica e centro amministrativo e di giustizia. Con
l'avvento di Napoleone (1797) Breno, mantenendo il primato
valligiano, fu nominato capoluogo del cantone della montagna e
in concorrenza con Lovere, in terra bergamasca, fu il
principale centro amministrativo della zona. Sotto l'Austria
prima e con l'unità d'Italia poi, Breno divenne sede di
tribunale, di circondario e addirittura di sottoprefettura. Fu
il periodo di massima importanza della cittadina che vide
aumentare in modo consistente i propri abitanti anche a causa
del notevole afflusso di dipendenti pubblici e burocrati che
venivano designati o nominati nella sede camuna. Nel 1887 fu
costruita in comune di Breno la prima centrale elettrica della
Valle Camonica (in Europa preceduta solo da quella di Milano).
A decorrere dagli anni 1950 e 1960 a Breno furono avviati
numerosi istituti scolastici superiori (liceo, magistrali,
istituti professionali, eccetera) e fu centro di numerosi
uffici (sezione staccata del tribunale di Brescia, comando
compagnia dell'Arma dei Carabinieri, comando brigata del Corpo
della Guardia di finanza, eccetera) e amministrativi quali
comunità montana e bacini imbriferi montani.
Un'ultima considerazione: la creazione della provincia di
Valle Camonica avrebbe benèfici effetti non solo per l'area
interessata, che si troverebbe svincolata dall'eccessiva
dipendenza, ormai anacronistica, dal capoluogo della regione,
ma anche per la stessa Brescia. Sembra dunque evidente da
questa breve analisi che l'area geografica della Valle
Camonica-Alto sebino ed il suo capoluogo hanno avuto ed hanno
tuttora uno sviluppo diversificato rispetto al capoluogo
bresciano andando a costituire una realtà distinta.
Considerando poi le funzioni che il citato testo unico di cui
al decreto legislativo n. 267 del 2000 attribuisce all'ente
provincia, si rende necessaria la istituzione della provincia
di Valle Camonica, come stabilito dalla presente proposta di
legge, anche ai fini di un effettivo equilibrio delle funzioni
amministrative nell'area bresciana.