XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1355
Onorevoli Colleghi! - Secondo recenti stime, le persone
che praticano la prostituzione in Italia sono oltre 45 mila;
di queste, due terzi sono stranieri e lavorano sulla strada.
Il giro di affari complessivo di questa attività è stimato
intorno a lire 3.600 miliardi l'anno. Il fenomeno ha ormai
assunto livelli di grande degrado sociale con inquietanti
risvolti che mettono in discussione oltre che la sicurezza dei
cittadini anche la salute pubblica. In sostanza, da quando
venne approvata la legge 20 febbraio 1958, n. 75, la
cosiddetta "legge Merlin", il fenomeno della prostituzione ha
assunto modalità diverse di manifestazione nel contesto
sociale, aumentando sicuramente in termini di diffusione.
Infatti, pur permanendo le antiche motivazioni di ordine
economico, culturale e morale che spingono moltissime donne
alla mercificazione del proprio corpo, si è dovuto registrare
in questi ultimi anni, anche l'aumento imponente della
prostituzione maschile, di quella dei transessuali e la vera e
propria tratta, per scopi sessuali, dei giovani e delle
giovani extracomunitarie.
Si tratta di un mondo nel quale la criminalità organizzata
ha investito in maniera determinante, controllando totalmente
questa lucrosa attività che si svolge ormai, per la massima
parte, sui marciapiedi delle nostre città. Proprio le nostre
città, nelle ore notturne, hanno assunto l'aspetto di vere e
proprie case di prostituzione all'aperto, dove si percepiscono
chiaramente i segni della violenza, della criminalità e dello
sfruttamento. E tutto ciò sembra essere tollerato e fatalmente
accettato in una sorta di totale impotenza da parte delle
istituzioni.
E' giunto il momento di provvedere a modificare la legge
n. 75 del 1958 per dare una risposta a questo preoccupante
fenomeno che sta dilagando e che, oltre a determinare un
incremento della diffusione di malattie a trasmissione
sessuale, reca impresso il segno dello sfruttamento, della
corruzione e della violenza, troppo spesso rivolta anche nei
confronti dei minori.
Le proposte volte a riaprire le case chiuse non possono
essere prese in considerazione, restando validi i presupposti
che nel lontano 1958 indussero il legislatore alla loro
chiusura. Si tratta, oggi, di promuovere una iniziativa
legislativa che combatta seriamente la prostituzione
attraverso norme di tipo repressivo. Repressione che, oltre a
perseguire e punire veramente lo sfruttamento, impedisca non
solo a chi pratica la prostituzione, ma anche ai clienti che
la alimentano, il perpetuarsi dello spettacolo degradante
"della strada" con tutte le problematiche ad esso connesse. E'
necessario non solo punire l'adescamento, ma anche chi
utilizza a propri fini sessuali il dramma morale e sociale di
chi si prostituisce. Necessario appare anche un intervento
dello Stato per recuperare chi è dedito alla prostituzione
attraverso programmi di riabilitazione, di inserimento
lavorativo, di sostegno psicologico e sociale, utili a far
cambiare lo stile di vita di chi, nella propria disperata
solitudine, pur volendo, non riesce a modificarlo. Si è
convinti che il problema della prostituzione non sia
facilmente risolvibile per i complessi aspetti che sono insiti
nella cultura di una società priva di valori e sempre più
tendente all'edonismo. Ma proprio per questo lo Stato deve
dare un forte segnale di condanna soprattutto nel rispetto
delle giovani generazioni che, in maniera diretta o indiretta,
sono maggiormente coinvolte in questo fenomeno.