XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1293
Onorevoli Colleghi! - Speriamo che sia una convinzione
unanimemente condivisa quella secondo cui lo Stato ha
l'obbligo morale di manifestare la sua riconoscenza e la sua
gratitudine a tutti coloro che hanno compiuto il loro dovere
di militari distinguendosi per eroismo ed abnegazione.
Vi sono infatti, azioni ed episodi che, seppure compiuti
in epoche ormai lontane o in contesti storico-politici oggetto
di giudizi controversi, rivelano figure umane oggi più che mai
degne della nostra ammirazione.
E' questo sicuramente il caso di tutte le azioni eroiche
compiute da tanti militari italiani nel corso della seconda
guerra mondiale sui fronti interni ed esterni presso cui
furono inviati a combattere.
La necessità da parte dello Stato di riconoscere anche
formalmente l'eccezionalità di alcune di quelle gesta, va
detto, non sottende affatto ad una celebrazione della guerra
secondo un tipo di vetusta retorica probellica, ma piuttosto
si fonda sull'esigenza di fornire alle generazioni attuali e
future esempi reali di altruismo, di senso del dovere e di
amor patrio. Valori, questi, che non tramontano col mutare di
qualche generazione!
A tale proposito duole segnalare alcuni casi umani, che,
con la loro storia, hanno posto in evidenza ai nostri occhi
una grave lacuna che rende attualmente inadeguato a tutto ciò
il nostro ordinamento giuridico.
Vi sono, infatti, taluni protagonisti di azioni degne di
pubblico riconoscimento, sovente annotate sui diari di guerra
tenuti dagli ufficiali allora preposti e suffragate da
autorevoli testimonianze di commilitoni e storici autorevoli,
che a distanza di tanti anni non hanno ancora potuto ricevere
quanto inconfutabilmente hanno meritato e meritano.
Tutto ciò perché, benché segnalati e proposti per le varie
decorazioni, non presentarono in tempo utile le documentazioni
e le domande per ottenerle.
I motivi di tali ritardi sono differenti da caso a caso,
ma occorre sottolineare che per molti dei nostri reduci
ritornare a casa, magari invalidi o dopo più o meno lunghi
periodi di prigionia, significò, innanzitutto dover affrontare
le diuturne difficoltà del dopoguerra.
Per alcuni dei più sensibili poi, prevalse l'idea di far
parte di un esercito sconfitto e che quindi non fosse il caso
di rivendicare alcunché.
In riferimento a tutto ciò vi chiedo, onorevoli colleghi,
se sia cosa giusta, oggi, opporre agli ormai pochi superstiti
che richiedono, seppure in ritardo, il conferimento di tali
riconoscimenti ed onorificenze, un rifiuto basato
esclusivamente su motivi formali.
Credo, viceversa, che, soprattutto in questo momento
storico in cui troppe persone sembrano aver smarrito il
sentimento della nostra identità nazionale, valga la pena di
guardare alla sostanza delle gesta dei nostri generosi
combattenti e di porre le condizioni di legge per cui si
possano ripagare, almeno simbolicamente, i loro antichi, ma
attuali sacrifici.