XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1284
Onorevoli Colleghi! - Da diversi anni, da parte di
esponenti del mondo politico, della magistratura e
dell'avvocatura, si susseguono prese di posizione
sull'opportunità o meno di adottare provvedimenti di amnistia
o di indulto.
Tali prese di posizione, cui non hanno finora fatto
seguito decisioni esplicite in un senso o nell'altro, hanno
determinato aspettative all'interno del mondo carcerario e più
in generale un clima di incertezza fra gli operatori della
giustizia che non può che essere dannoso.
Ad avviso dei proponenti sussistono le condizioni perché
possa essere adottato un provvedimento di amnistia
(condizionata) e di indulto (revocabile), soprattutto se
finalizzato a garantire il funzionamento della giustizia e ad
evitare che falliscano le numerose riforme approvate nella
scorsa legislatura - giudice unico di primo grado,
depenalizzazione dei reati minori, nuovo rito monocratico con
rafforzamento dei riti alternativi, modifica all'articolo 111
della Costituzione, incentivi ai magistrati per le sedi
disagiate - a causa dell'eccessivo arretrato per procedimenti
relativi a reati di non grave allarme sociale che, oltre
tutto, prima della sentenza definitiva, finiscono in gran
parte con una sentenza di non doversi procedere per
intervenuta prescrizione.
La giustizia penale italiana versa, infatti, in condizioni
critiche e riforme di notevole rilievo, finalizzate a
coniugare maggiore celerità dei tempi processuali e maggiori
garanzie per i cittadini, rischiano di non produrre gli
effetti positivi auspicati se non addirittura di fallire, a
causa dell'enorme mole di procedimenti arretrati.
Se si considerano le centinaia di migliaia di processi o
già prescritti o per i quali elevata è la probabilità di
prescrizione, si verrebbe comunque a determinare un'amnistia
di fatto, i cui beneficiari sarebbero peraltro individuati in
modo casuale e prevalentemente tra coloro che dispongono di
mezzi economici tali da affrontare i costi dei diversi gradi
di giudizio. Ci troveremmo dunque di fronte a un'amnistia di
fatto, basata sul censo.
Non si può non considerare, del resto, che, dall'entrata
in vigore della Costituzione fino al 1992, vi sono stati 34
provvedimenti di amnistia e di indulto, mentre negli ultimi
dieci anni non è stato adottato alcun provvedimento di
clemenza.
La presente proposta di legge prevede la concessione di
un'amnistia condizionata e di un indulto revocabile per le
pene detentive. Si propone l'applicazione dell'amnistia per i
reati puniti con una pena detentiva non superiore nel massimo
a quattro anni - ovvero a cinque anni se è stato risarcito il
danno o se ricorre la circostanza attenuante dell'aver agito
per motivi di alto valore morale o sociale - e per una serie
di reati specificamente indicati. Il provvedimento di clemenza
è soggetto alla condizione che l'imputato non commetta, nei
cinque anni successivi alla data di entrata in vigore della
legge, un delitto non colposo (e, nei casi più gravi, sempre
nell'ambito di reati la cui pena edittale massima è di cinque
anni di reclusione, abbia provveduto spontaneamente - tenuto
conto delle sue condizioni economiche e sociali - al
risarcimento del danno e all'eliminazione delle conseguenze
del reato). Si prevede a tale fine la sospensione dei
procedimenti penali in corso e dei relativi termini di
prescrizione, nonché dell'esecuzione delle pene: decorso un
periodo di cinque anni, se risulteranno soddisfatte le
condizioni previste dalla legge, il reato o la pena saranno
estinti; in caso contrario, i procedimenti penali e
l'esecuzione delle pene riprenderanno il loro corso. In questo
periodo di tempo, oltre tutto - ed è questo uno degli scopi
principali della presente proposta di legge - si potrebbero
celebrare con maggiore celerità i processi per i reati più
gravi, evitando il danno e la "beffa" della prescrizione e
limitando i numerosissimi casi di scarcerazioni per decorrenza
termini, anche in presenza di condanne gravissime in primo e
secondo grado (dal 1990 al 1999 sono stati scarcerati per
decorrenza dei termini oltre 17.500 detenuti).
Per quanto riguarda l'indulto, da concedere per pene o
residui di pena non superiori a tre anni, si prevede la revoca
qualora l'interessato commetta un reato doloso nei cinque anni
dalla concessione del condono.
Queste condizioni - sospensione del processo, buona
condotta, possibilità di revoca del condono - avrebbero, a
nostro parere, una notevole efficacia deterrente, in quanto
ben difficilmente tornerebbe a commettere un reato chi è
perfettamente consapevole che, in tale caso, gli verrebbe
revocato il condono o non gli sarebbe applicata l'amnistia, e
sconterebbe così la pena sia per il nuovo reato che per quello
precedente: una vera e propria "spada di Damocle" dalla non
trascurabile efficacia dissuasiva.
Tali provvedimenti, e in particolare l'indulto,
determinerebbero anche una diminuzione significativa della
popolazione carceraria, rendendo così più vivibili gli
istituti penitenziari, sia per i detenuti che per gli
operatori. La diminuzione della popolazione carceraria,
inoltre, recherebbe un non trascurabile vantaggio economico:
se si considera che il costo per il mantenimento di ciascun
detenuto è di circa 400 mila lire al giorno e che i detenuti
che usufruirebbero del condono sarebbero circa 12 mila,
verrebbero recuperati oltre 1.600 miliardi di lire ogni anno.
Tali fondi potrebbero essere utilizzati per interventi in
favore dei tossicodipendenti, ad esempio potenziando le
strutture pubbliche di assistenza e le comunità terapeutiche,
nonché per rafforzare i servizi sociali di supporto - con
assunzione di educatori, assistenti sociali, psicologi - la
cui carenza determina oggi molto spesso l'inefficacia delle
misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in
prova al servizio sociale e/o la semilibertà.
Molti dei detenuti che beneficierebbero del provvedimento
di indulto sarebbero soggetti condannati per reati di minore
gravità, in gran parte dei casi connessi all'uso di sostanze
stupefacenti, rispetto ai quali la pena detentiva ha
dimostrato tutta la sua inefficacia, sia sotto il profilo
della rieducazione del condannato e di un trattamento che
favorisca la disintossicazione, sia sotto quello della tutela
della collettività. I condannati per tali tipi di reati,
infatti, una volta scontata la pena, e non avendo avuto la
possibilità in carcere di usufruire di un trattamento e di un
aiuto anche di carattere psicologico per uscire dallo stato di
tossicodipendenza, tornano spesso a commettere reati connessi
all'abuso di sostanze stupefacenti, in quanto non riescono a
sottrarsi a quel circolo vizioso - necessità di procurarsi la
dose per uso personale e reati per poter acquistare la droga -
che comporta altissimi costi sia economici che sociali non
solo a loro ma all'intera collettività.
Si tratta dunque di una proposta di legge che guarda al
mondo complessivo della giustizia, che accelererebbe i tempi
dello svolgimento dei processi per i reati di più grave
allarme sociale, eviterebbe un gran numero di prescrizioni e
di scarcerazioni per decorrenza dei termini, incentiverebbe il
risarcimento dei danni in favore delle vittime, aumenterebbe
le possibilità di reinserimento per chi ha commesso reati di
minore gravità, senza sacrificare le esigenze di sicurezza
della collettività, ed anzi creando - attraverso le condizioni
alle quali sarebbe subordinata l'applicazione dell'amnistia e
la possibilità di revoca dell'indulto - le premesse per
limitare, per quanto possibile, i casi di recidiva. Quello che
si propone non è dunque un provvedimento "tampone",
determinato esclusivamente dalla situazione esplosiva delle
nostre carceri, ma un provvedimento che vuole dare una
risposta più complessiva, nel tentativo di raggiungere un
obiettivo da tutti, almeno a parole, auspicato: quello di una
giustizia nello stesso tempo più efficiente e più umana.
La presente proposta di legge vuole essere anche un punto
di partenza per avviare - su un tema particolarmente delicato
- una riflessione, il più possibile pacata e costruttiva, che
coinvolga le forze politiche, gli operatori del diritto e i
cittadini tutti, nel tentativo di trovare, in un confronto
costruttivo, soluzioni il più possibile condivise.